Gli strumenti

Sono due giorni che sbatto con gli strumenti informatici. Il mio vecchio, amatissimo, MacBook Pro è morto. Previdente ne avevo acquistato un altro. Ma la sua morte mi ha addolorato. Esagero a dire questa cosa? Non lo so, ma è così.

Nel frattempo ho lottato duramente anche con i miei due pc. Li odio questi scatoloni informi con il loro sistema operativo del cazzo che il più delle volte non funziona. Infatti, su uno dei due, ho dovuto formattare tutto per l’ennesima volta e reinstallare il Windows 7, rigorosamente originale. Rotto di scatole, sull’altro ho deciso di avviare una sperimentazione. E ho installato, con qualche difficoltà, una versione di Linux; ed esattamente ho installato la Ubuntu 10.10.

Sono rimasto stupito dalla semplicità di installazione, a parte qualche difficoltà nella partizione del disco rigido, e dalla leggerezza, velocità e completezza del sistema. Ha tutti i programmi che servono, ovviamente open source. Ho trovato una suite completa, anche sul versante multimediale. Ed è tutto gratuito.

Sbattere contro questa novità mi ha fatto ricordare il mio Macintosh Plus, acquistato nel 1987, con il suo System 6.01. Con quella scatoletta, dal monitor in tonalità di grigio di soli 9 pollici, ho fatto di tutto in modo semplice. Ho scritto articoli, battuto libri, impaginato una rivista professionale, fatto grafica, programmato con il magnifico Hypercard. Gli stack. Chi potrà mai dimenticare gli stack? L’Hypercard è stato il primo linguaggio che ha aperto la strada all’HTML e alle pagine interattive.

Con pochissime risorse riuscivo a fare tutto quello che mi serviva.

Oggi, con risorse sofisticatissime, è più il tempo dedicato a sistemare gli strumenti, a farli funzionare, a cercar di capire come devono essere “settati”, come vanno organizzati, che il tempo dedicato a realizzare qualche cosa di personale, di “proprio”. In due giorni ho lavorato solo sulla parte “tecnica” e su nient’altro. Non ho scritto una riga, non ho seguito facebook, non ho scritto mail. Niente.

E, alla fine di questa giornata, mi sento deluso, amareggiato, incompiuto.

Sono stritolato dalla tecnologia. Lo strumento ha preso il sopravvento. ha schiacciato la fantasia. Non è più importante leggere un articolo, un libro, una mail. E’ più importante scaricarsi il programma aggiornato per farlo. Punto. Possedere oggetti, computer, iphone, ipad, MacOs X, Windows, Linux, iOs ecc. ecc.

A cosa servano poi… è relativo.

E la mente va a Mario Rigoni Stern, che era felice quando la sua casa di legno sull’altipiano era immersa nella neve e lui era isolato. L’importante, però, era avere la riserva di legna per il camino per l’inverno, i fogli di carta e le matite ben temperate. Era tutto lì per lui. La felicità.

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1 risposta a Gli strumenti

  1. Maurizio scrive:

    “le cose che possiedi, alla fine ti possiedono” Tyler di Fight Club.

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