Il lago e il calore dei tasti

La qualità della scrittura può dipendere dallo strumento che si usa? Il vuoto di una pagina può essere alimentato da un vecchio portatile che scotta sotto le mani dopo pochi minuti di utilizzo? La polvere accumulata sui tasti, infilata negli interstizi che li separa dalle molle illuminate da un led ormai sfiancato, può distrarre sino al punto di allontanare i pensieri, le idee, qualche stimolo alla fantasia?

Mi chiedo queste cose mentre cerco di riprendere un vecchio racconto che negli anni si è allungato forse anche troppo. E’ lì, sotto i miei occhi o meglio sotto le mie dita: Non è più un racconto, è una bozza di romanzo breve o potrebbe racchiudere lo sviluppo di un romanzo vero. Ne avverto le pieghe, le possibilità, gli sviluppi. Ne percepisco fisicamente la sofferenza dei personaggi, la loro difficoltà a tirare fuori il loro dolore. La difficoltà a renderlo pubblico.

Ogni volta che inizio a rimetterci le mani, nella mia testa riemergono le immagini della montagna, del lago freddo e pieno di colori e di vento che ne sono l’ambiente, la luce, il fondamento e collante della storia. Ma è difficile scrivere immaginando il freddo dell’inizio dell’autunno in montagna quando invece il mio vecchio macbook rimanda sotto i polsi appoggiati sull’alluminio un calore insopportabile che punta all’ustione.

Mi dico da solo che è una scusa per non andare avanti. E’ una scusa per mollare la scrivania, la luce gialla della lampada Luxo (la stessa dei corti Pixar!) alla mia destra e andare in cucina a bere un bicchiere di acqua fresca, un cucchiaio di gelato alla crema oppure sedermi in salone sul divano arancione insieme ai miei figli per guardare MasterChef (programma che odio ma che al piccolo piace da morire).

In realtà la scrittura poteva essere un’opportunità. L’ho gettata via molti anni fa. E’ rimasto un grande rimpianto, la voglia di poter raccontare storie nuove. E’ rimasto solo un grande punto interrogativo. In quel racconto il protagonista ha realizzato quel sogno ma l’ha perso per strada, l’ha venduto ai bisogni del profitto, l’ha cannibalizzato.

Mi assomiglia quel tipo. Molto. Chissà che computer usa per scrivere le sue storie, ormai stanche, per il mercato.

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Una risposta a Il lago e il calore dei tasti

  1. Daniela scrive:

    Come vedi lo è ancora una opportunità, lo può essere ancora!!!! Avessi solo scritto qui ‘Ne percepisco fisicamente la sofferenza dei personaggi, la loro difficoltà a tirare fuori il loro dolore. La difficoltà a renderlo pubblico.’ …… Sarebbe sufficiente a provare a convincerti che ancora può essere una opportunità!!!!
    D.

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