La resistenza del maschio

BucciaElisabetta Bucciarelli è una scrittrice complessa. L’ho scoperta per caso, andandola ad ascoltare in una piccola libreria di Brindisi, LiberaMente, purtroppo oggi chiusa perché stritolata dalle grandi catene. Fu uno shock ascoltarla, nel senso che gli spunti e gli stimoli furono tanti e importanti . Ho letto tutti i suoi libri, anche quelli ormai introvabili. La seguo nel suo impegnativo e spesso innovativo esperimento di presenza sui social network. Ne apprezzo la continua ricerca, l’attenzione alla “periferia” della vita, la cura delle parole, la riflessione attenta sulle questioni, piccole e grandi che hanno di sottofondo un sorriso quieto.

Questo libro però mi ha fatto innervosire. Questa è stata la mia reazione alla lettura delle ultime righe. Non farò spoiler e quindi non spiegherò il perché e non farò alcun accenno alla storia. Dirò solo che il protagonista l’ho sentito molto vicino, mi ci sono specchiato come se fosse un mio gemello. E il suo modo di vivere all’interno della storia costruita dalla scrittrice, mi fa fatto innervosire perché volevo gridargli: “sbagli! non lo fare!”. Ma era inutile. Andava per la sua storia. Tranquillo.

Mi sono innervosito perché le donne co-protagoniste le ho trovate, invece, un po’ stereotipate. Non so se questo sia stato frutto di una volontà, forse anche di provocazione, o altro.

In molte pagine ho ritrovato i semi buttati nei suoi post sui social. O quei post sono stati spunto per la storia? Come ha funzionato?

Questo è un libro importante. Un libro su cui riflettere a lungo, anche se la prima impressione, al termine della mia lettura, non è stata questa. La prima sensazione è stata di una piccola delusione: finisce così? Ma poi la storia ha iniziato a scavare. Confesso che la notte seguita alla chiusura del libro è stata insonne. Esagerato? Forse. Ma non riuscivo a dare risposte alle domande che si inseguivano tra i pensieri. Poi è iniziata la riflessione. E continua da giorni. Alimentando il nervosismo.

Mi piacerebbe fare una domanda molto banale a Elisabetta: perché questa storia?

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