Il bello e il brutto

Piove. Il rumore delle gocce sui vetri della stanza è il rotolare di trolley, spinti sui marciapiedi rotti di Roma. Un rumore intermittente che culla. Le strade sono vuote, macchiate solo da fagotti arrotolati sotto i cornicioni gocciolanti: i senza tetto rifiutati persino nello sguardo distratto dalle donne in carriera e da uomini incravattati con lo zaino sulle spalle. Loro, chiusi negli auricolari incollati ai loro smartphone lucenti e sempre più ingombranti, hanno una missione rapida da svolgere. Sempre. Ogni secondo della loro giornata.

All’improvviso il cielo grigio e denso si rompe e l’azzurro intenso si affaccia deciso sull’Urbe. Il clima cambia rapidamente. Sono sufficienti pochi minuti. Il vento teso si placa, l’aria diventa mite, le persone si riversano nelle strade lucide, lastre di vetro azzurro.

La puzza di fogna intasata si scioglie nell’aria e viene ingoiata dal profumo di erba bagnata e degli alti alberi di magnolia.

Questa è Roma.

Il brutto che si sparpaglia e che al primo apparire del sole si mescola sapientemente al bello che rinasce e che torna a diventare dominante e attraente.

Questa è Roma.

Mutevole e immortale, come le colonne del Colosseo sfregiate da frasi sciocche scritte sulla Storia di cui sono impregnate e che non potrà essere mai cancellata.

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