La paranoia è in uno schermo di 5 pollici (3a parte)

Sarebbe interessante conoscere il reale uso dei nostri dati. E’ molto facile, però, ipotizzarlo. Avete mai provato, faccio un esempio, a cercare i biglietti on line per entrare al Colosseo? Provateci. Dopo circa trenta secondi se aprite Facebook, o un normale browser per googlare qualcosa vi troverete sullo schermo una qualche pubblicità che vi invita a visitare il Colosseo, o vi indicherà gli alberghi a Roma o il costo del biglietto del treno per arrivarci. Tutto ciò che noi digitiamo o inseriamo nei nostri strumenti tecnologici è usato e venduto al miglior offerente nel giro di qualche secondo senza che noi ne sapessimo nulla o che qualcuno ci richieda l’autorizzazione.

Detto questo, è evidente, se ciò che ho scritto corrisponde al vero, che la tecnologia è uno strumento nelle mani di qualcun altro per controllare la nostra vita e, in qualche caso, usarla forse anche contro di noi. Perché se è possibile risalire ai nostri viaggi o è possibile avere la proprietà delle nostre foto e dei nostri pensieri è possibile anche manipolarli o manipolare la nostra conoscenza attraverso le informazioni che assumiamo durante la nostra vita. Ed è possibile anche sapere cosa ne facciamo diq uelle informazioni e di quale sia il nostro pensiero su ciò che accade intorno a noi.

In sintesi la tecnologia oggi è potenzialmente utilizzata per controllarci e non per farci crescere e sviluppare un pensiero autonomo e quindi mettere in piedi una migliore attività lavorativa.

In questo quadro che, me ne rendo conto, è potenzialmente paranoico è facile anche immaginare che a chi controlla la società in questo modo non interessa che i giovani lavorino o migliorino ma ha interesse esattamente al contrario: ha interesse che la società sia sempre più controllata e impoverita. In questo modo le risorse finanziare vanno a loro e si farà lavorare solo chi è propedeutico a costruire la società che hanno in mente. E “loro” non necessariamente sono singole persone, ma sono aggregazioni, società finanziarie o commerciali, entità statali o parastatali. Se qualcuno nutrisse dei dubbi in proposito si vada a vedere il film “Snowden” di Oliver Stone oppure si guardi il documentario, sempre sulla vicenda di Eduard Snowden, “Citizenfour” di Laura Potras. Il quadro sarà molto chiaro e ci si renderà conto che queste non sono paranoie ma è la triste realtà che alla stragrande maggioranza di noi è sconosciuta.

Però la risposta non è rinunciare alla tecnologia e all’innovazione. La risposta deve essere uscire dal giogo mediatico e dall’inseguire le mode. E’ necessario riflettere, capire a cosa ci serve uno smartphone, o un computer. Dopo averlo capito cercare le strade alternative. E’ un po’ come quando si prende la macchina per andare a visitare un bel posto. Si può scegliere la via più veloce, quella che ce a fa raggiungere in meno tempo. In questo modo, però, si perde l’avvicinamento graduale, si perde il contatto con la natura che si modifica pian piano, si sceglie la velocità alla lentezza e all bellezza. Con uno smartphone o un computer si può usare la stessa logica. In realtà, invece, esistono strade alternative che sono, probabilmente ma non è detto sia così, più complesse e che richiedono maggiore conoscenza e consapevolezza. Serve, insomma, che ci si metta le mani per capire quel che si fa e perché. Serve crescere.

Quando iniziai il mio lungo percorso tecnologico fui affascinato, come tanti, dalla Apple, da Steve Jobs, dalla sua idea di tecnologia. Il concetto della essenzialità, della linearità e pulizia nonché della semplicità di uso mi colpirono profondamente. La costruzione della GUI, l’interfaccia utente, e la programmazione ad oggetti di Hypercard mi stimolarono profondamente. Vi era dietro una filosofia attraverso cui si affermava il concetto che chiunque potesse aver accesso alla programmazione e che in poco tempo potesse diventare il costruttore di quello di cui aveva bisogno. Un concetto potente che disegnava uno scenario futuro rivoluzionario. Ma poi il principio si scontrò con i numeri delle vendite al ribasso e i costi eccessivi da sostenere per la costruzione di macchine potenti e innovative. Il mio primo Macintosh Plus lo pagai 7.700.000 lire italiane che era praticamente il costo di una autovettura. Jobs fu fatto fuori dalla Apple. Anni dopo tornò e riprese a rivoluzionare il mondo della tecnologia, ma il principio era cambiato. L’obiettivo non era più dare il controllo al possessore dello strumento tecnologico ma quello di controllare il mercato. Furono anni di idee rivoluzionarie ma che poco c’entravano con la diffusione di strumenti per crescere. Fu una imposizione costante di prodotti destinati a vendere e a creare nuove mode: iMac, iPod, Apple TV, iPhone. Tutti strumenti che hanno reso la nostra vita sicuramente più semplice ma sicuramente anche più semplice da controllare. Iniziò l’era del monopolio, l’era del controllo e del governo degli usi e costumi sociali. Oggi pur di avere un laptop Apple o un iPhone le persone si svenano, spesso senza nemmeno farsi qualche domanda. Me compreso. La bellezza del prodotto, il seguire la moda non hanno prezzo. E dove mettere la semplicità d’uso dell’iPhone. Mai nessuno che si chieda il perché la Apple non rende possibile nessuna modifica. Perché gli sfondi li decide la Apple? Perché non è possibile inserire una suoneria gratis? Perchè non è possibile ripararlo se non nei centri certificati della Apple, spendendo una barca di soldi? Perché la garanzia del prodotto dura in realtà solo un anno anziché due come pure stabilito dall’ Unione Europea?

Non è molto diverso per la concorrenza. Perché se usate un qualsiasi prodotto Android siete obbligati a usare i prodotti Google che sono più facilmente modificabili. Ma le modifiche sono solo un “contentino” di facciata perché la sostanza è che tutto il vostro traffico dati, i vostri stessi dti personali, saranno a disposizione di Google. E la multinazionale californiana li userà e li venderà per trarne un vantaggio commerciale e finanziario.

Anche in questi casi la tecnologia non servirà a voi per inventare un nuovo lavoro e farvi stare meglio. Servirà a loro per fare utili e controllare la nostra vita.

Esiste un’alternativa? Sì. Esiste un mondo sconosciuto, un mondo sommerso, in cui si costruisce ogni giorno del codice libero, delle app sicure e libere. Un mondo, però, in cui non è possibile che qualcun altro decida al vostro posto cosa farne. Esiste una comunità di pazzi che programmano ogni giorno gratis e lo fanno perché credono in una società diversa. E’ la comunità dell’OpenSource, del codice libero. E’ quella comunità che ha costruito Linux. Non storcete il naso. Lo so, molti quando sentono parlare di Linux penano ad un mondo complicato in cui o sei un programmatore o non ne caverai un ragno dal buco. Non è esattamente così. La comunità OpenSource mette gratuitamente a disposizione gli strumenti, poi dovrete essere voi a capire a cosa vi potranno servire e per usarli dovrete imparare a “smanettare” un poco. Niente di complicato, perché se ci sono riuscito io ci riesce chiunque. Mio figlio di dodici anni in un paio di giorni a imparato ad usare le applicazioni destinate a testare la sicurezza di un sito e ha verificato, impiegando non più di un paio di minuti, che il server su cui è appoggiato il mio blog personale, e che pago ogni anno, è un colabrodo accessibile facilmente da chiunque. E quel chiunque può accedere ai miei dati personali e farne quel che vuole. Linux è un sistema operativo oggi facilmente installabile e facilmente configurabile. Dovrete solo impegnarvi a leggere un paio di paginette. Dopo averlo installato vi renderete conto che è più potente di qualsiasi altro sistema operativo, che è altrettanto facilmente configurabile e che ha a disposizione tutti i programmi di cui avrete bisogno. E’ installabile su qualsiasi catorcio di computer, anche molto vecchio. Non avrete bisogno di avere il laptop o il pc più figo del mondo ma potrete riutilizzare anche un vecchio modello abbandonato nel garage o nel ripostiglio. E se o farete vi renderete conto che è possibile essere produttivi, informati, consapevoli anche senza spendere cifre da capogiro. Anzi, senza spendere nulla. E avrete a disposizione anche una comunità di sviluppatori che vi aiuteranno on line in tempo reale e per qualsiasi problema doveste riscontrare. La stessa soluzione vale anche per gli smartphone perché da anni esistono modelli con installato il Linux Ubuntu che è “diversamente” innovativo, ha un’interfaccia nuova, potente e facile da utilizzare. E soprattutto costa poco..

Se poi si volesse restare sul sicuro, sulle interfacce conosciute, è sufficiente cercare strade alternative che puntino alla sicurezza, alla tutela dei propri dati. O meglio, alla sicurezza dei propri pensieri. Esistono applicazioni che non sono prodotte, o controllate, dalle grandi aziende informatiche e che consentono di utilizzare la moderna tecnologia senza svendere la propria vita ai grandi marchi. Se leggete un libro, un banalissimo giallo, “Quello che non uccide Millenium 4” di David Lagercrantz, ne avrete la conferma. Questo libro è l’ultimo della serie Millenium che fu un autentico case editoriale diversi anni fa. Portarono alla ribalta Stieg Larsson, noto giornalista svedere ed autore di una trilogia che ebbe un successo planetario. Un successo che non fece in tempo a godersi perché morì d’infarto a soli 50 anni. Molti anni dopo la saga ebbe un quarto capitolo scritto da un noto scrittore svedese, perlopiù noto per le biografie più che per altro. In quel romanzo si racconta di un mondo hacker sotterraneo e si nominano diverse applicazioni realmente esistenti e realmente sicure. Una su tutte è la app Threema, una app identica a Whatsapp o WeChat, ma che utilizza la cifratura dei messaggi e dei file sia in partenza che in arrivo. Impedisce in pratica al costruttore dello strumento utilizzato di poter mettere il naso nella nostra vita.

Un altro aspetto importante è l’influenza delle mode sulle nostre scelte tecnologiche. Sarò pratico ed essenziale. Nella mia vita ho sempre sperimentato molto in campo tecnologico e informatico. Ho imparato ad usare qualsiasi tipo di sistema operativo, sia su computer che su smartphone. Ma sono da sempre un fanatico, è il termine esatto, della Apple e dei suoi prodotti. Anzi, per essere preciso, sono sempre stato un fanatico dei Macintosh, che è una cosa molto diversa. La filosofia Macintosh era quella che ho descritto all’inizio; quella fondata su una interfaccia grafica umana, facile, comprensibile ed accessibile a tutti. E’ stato grazie a quella interfaccia, e alla programmazione con Hypercard inventata da Bill Atkinson, che il mondo dei computer si è aperto al mondo e che ha reso possibile che in ogni casa ci fosse un computer. Quello spirito pionieristico non c’è più. E’ stato sostituito dal mercato e dal suo controllo, a prescindere da una reale innovazione. Sono molti anni che non si inventa veramente qualcosa di realmente nuovo, di altrettanto rivoluzionario.

Oggi si compra un Mac perché è bello, perché è un oggetto di arredamento, perché è “figo”, perché non si ha voglia di cambiare e di perdere tempo con la configurazione dello smartphone o del computer. Lo accendi e fa tutto da solo.

In realtà è così per qualsiasi sistema, sia esso Windows, MacOs o Linux, Android, iOs o Windows Mobile. Ed è anche facile trasferire i propri dati da un sistema all’altro senza dover essere degli esperti. Basta scrivere su Google e si trova la risposta alle proprie domande.

Le persone, però, non hanno una reale voglia di cambiare le proprie abitudini. E’ su questo che puntano i grandi marchi che ci controllano: sulla nostra pigrizia mentale.

Eppure le contraddizioni sono evidenti. Un iPhone oggi costa da un minimo di 800 euro sino ad oltre 1.000 euro. Se acquistate uno smartphone cinese, e non parlo di imitazioni o di porcherie di plastiche, lo pagate al massimo un quarto e avrete tra le mani un prodotto forse di qualità anche migliore dell’iPhone. Ovviamente il livello qualitativo del sistema operativo, la sua ottimizzazione rispetto all’hardware, sarà inferiore. Ma non tanto da giustificare la differenza di prezzo. Nell’operatività quotidiana la differenza non sarà notata perché è realmente minima. A me è costato fatica fare un passo del genere. Però sin dall’iPhone 4 ho iniziato ad avere problemi. Il 4 mi è stato sostituito per ben quattro volte perché ogni modello aveva un difetto hardware molto serio. L’iPhone 5 si è frantumato dopo pochi giorni dal suo primo anno di vita e ripararlo sarebbe stato a mie spese con costi molto elevati. Il modello che utilizzo attualmente, l’iPhone 6, ha un distacco dello schermo dall’intelaiatura e provoca una serie di problemi e di ritardi nelle risposte del sistema operativo. Il problema si è verificato dopo circa due mesi dal compimento del suo anno di vita. Anche in questo caso la riparazione sarebbe stata a mio carico con costi elevati.

Ho deciso che era il momento di cambiare ed ho acquistato un Honor 5c (una seconda marca della Huawei, cinese) spendendo 162 euro. Ora ho tra le mani un prodotto tecnologicamente allo stesso livello dell’iPhone, con un sistema operativo ben ottimizzato e più veloce dell’iPhone. In sintesi, spendendo un quarto ho ottenuto un prodotto che mi consente di fare quello che facevo con il device della Apple. Ho scaricato le mie app sicure e lavoro senza alcun problema e, tra l’altro, la batteria ha una durata tripla rispetto a quella dell’iPhone.

Ovviamente la delusione è stata cocente per me ma mi ha aiutato ad aprire la mente.

La tecnologia è solo uno strumento che ci deve servire a migliorare la qualità della nostra vita e a raggiungere gli obiettivi che noi decidiamo di darci. Non quelli che ci condizionano ad avere le multinazionali. Non è necessario cambiare i prodotti ogni due anni, non è necessario rincorrere l’ultima novità. Perché sono tutti orpelli inutili che servo solo a far fare soldi e utili ad altri. La nostra vita non si modificherà di un millimetro. Se vogliamo costruire nuovo lavoro serve inventiva, fantasia, conoscenza e obiettivi chiari.

Tirate fuori dal garage il vecchio pc e installateci Linux Mint 18. Oppure se avete voglia di imparare a smanettare e a verificare la sicurezza delle vostre reti telematiche installate il Kali Linux e leggete qualche guida chiara, e in italiano, che troverete on line. E liberatevi di Facebook, Whatsapp, Messenger. Usate le app alternative, gratis e più sicure. Cercate le risposte alle vostre domande, non inseguite le mode imposte dai nuovi padroni della Rete.

3. Fine

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