Il Dio Commercio e il Malato affacciato

Brinpark. Uno pensa: sarà un parco. Pieno di alberi. Ci saranno giochi per i bambini. Qualche campetto per giocare a basket o a calcetto. Un paio di campi di bocce. E poi è di fronte all’ospedale. Sarà un’oasi di verde per i familiari degli ammalati, uno di quei posti dove rinfrancarsi mentre si attende l’esito di un intervento chirurgico od i un esame delicato.

Invece è una enorme distesa di cemento, senza uno straccio di verde. Non c’è nemmeno un albero. Ci sono solo negozi. Tre casermoni di cemento rettangolari. Tre parallelepipedi grigi circondati da un enorme spazio di cemento, un parcheggio gigantesco al cui centro è stato piazzato un Mc Donald’s di finto legno.

E’ un altro, l’ennesimo!, ipermercato. Un ennesimo luogo impersonale e malfatto. Se camminerete sui marciapiedi noterete che le mattonelle di cemento, da cui fuoriesce la sabbia rossiccia secca, sono disallineate. Sembrano incollate da un ubriaco. In realtà è stata la fretta, perché hanno completato i lavori in poco tempo. Fra qualche mese quelle mattonelle inizieranno a saltare via.

Pensate ad un malato costretto in una stanza dell’ospedale. Appoggerà la testa al vetro sporco di quella stanza e di fronte a sé avrà la vista di quell’enorme colata di cemento brulicante di macchine e di persone. Proverà invidia oppure con un po’ di magone si allontanerà verso il corridoio su cui si affacciano le stanze e la cui vista, finalmente!, si dirigerà verso la meraviglia dell’invaso del Cillarese.

Un’altra cattedrale commerciale è stata realizzata. Un altro luogo in cui la socialità sarà sottomessa al Dio commercio, alle lunghe file per acquistare con qualche finto sconto qualche nuovo oggetto con cui trastullarsi e con cui sentirsi un po’ più realizzati. Ora finalmente abbiamo anche Mediaworld, la San Pietro dell’elettronica. Un luogo sacro in cui riversare le proprie curiosità e i propri risparmi per avere tra le mani un nuovo scintillante smartphone, un laptop di sicuro non all’avanguardia ma di cui sono state elogiate la dubbie caratteristiche tecniche nel manifesto pubblicitario infilato nella propria cassetta postale. Perché ora, finalmente!, la nostra vita vivrà una svolta. Finalmente Brindisi inizia la sua ricostruzione. Ha il suo Brinpark, di fronte all’Ipercoop, ad una manciata di km dall’Auchan, a duecento metri dalla Dok all’ingresso della città. Una nuova Zona Commerciale in cui il 45% di disoccupati potrà andare a sognare di ricostruire la propria vita e in cui una manciata di ragazze e ragazzi potrà lavorare qualche settimana sfruttati, sottopagati e poi licenziati non appena la massa di persone che si sono riversate nei negozi defluiranno via come la neve che si scioglie al primo sole della primavera.

E i malati, dentro l’ospedale, tra una trafittura di dolore e una speranza che scivola via penseranno: ma quei soldi non potevano essere spesi per un ospedale moderno, con i letti comodi e qualche siringa in più?

Ma questa è pura demagogia. Vero? Finalmente abbiamo anche noi il nostro Brinpark?

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