Il senso del potere

“Un tempo eravamo educati al rispetto del senso del dovere. Oggi i giovani sono educati al rispetto del senso del potere”. Seduti ad un tavolino di una locanda, sobria e pulita, due colleghi quasi sessantenni mangiano durante la pausa pranzo dal lavoro. Il volto è basso, lo sguardo concentrato a tagliare le sottili cotolette nel piatto. Tagliano, afferrano e masticano. Non rinunciano al dialogo e non rinunciano nemmeno a sforzarsi di guardare, leggere, comprendere quello che accade intorno a loro. I loro volti sono segnati dalle rughe, le labbra rese sottili dalle amarezze, lo sguardo è velato dalla delusione. Ma i loro gesti sono ancora giovani, il tono della voce è vigoroso, le parole costruiscono periodi strutturati, i dubbi emergono a testa alta e con un alito di profonda dignità.

La donna si ferma, guarda l’uomo di fronte a sé e butta nella discussione la frase. Piega la testa, lo sguardo è dritto, un vago sorriso si disegna sulle labbra. “Cosa ne pensi?”

L’uomo si ferma. Poggia le posate di fianco al piatto e termina di masticare il pezzo di cotoletta. Si sofferma ad osservare, pensoso, un pezzo di rosmarino sul piatto bianco. Alla sua sinistra la fila al banco si allunga ma il ronzio è sordo, un vago chiacchiericcio di sottofondo.

Si allunga sulla sedia e si liscia la barba. Alza gli occhi verso il soffitto.

“Sai, è difficile dare una risposta. Pensavo alle discussioni, alcune volte feroci, con mio padre e mia madre. Il buffo è che erano quasi sempre a tavola, a pranzo o a cena. Rimproveravo a loro il continuo battere proprio sul “senso del dovere”. Per me, allora adolescente polemico, era intollerabile. Non accettavo il rispetto del dovere. Desideravo, invece, inseguire il bello della scelta, intesa come inseguire la passione, il proprio percepire le cose da fare. Rispettare un qualcosa solo perché era un dovere mi sembrava fortemente riduttivo. Però poi ho tentato di ricostruire i ricordi tentando di essere più obiettivo e ho ricordato la differenza. Paradossalmente la persona che percepivo coma la più rigida, mio padre, fu quella che invece smorzava. Mio padre non contraddiva mai madre, a meno che non si toccassero corde sensibili che solo loro potevano conoscere. Però poi, con il suo modo burbero di approcciarsi a me, mi lasciava intuire che in realtà lui mi spingeva sì a rispettare il senso del dovere, legge primaria in natura, ma con un minimo di disincanto. Fra le sue parole emergeva la spinta a provare altro, ad inseguire sé stessi, i propri desideri. Comunque a provare nuove strade. Perché la vita era una e andava vissuta.”

Lei ascoltava attenta, sempre con la testa leggermente piegata e lo sguardo concentrato. L’uomo era gratificato dalla sua attenzione. Percepiva il rispetto del suo ragionare. Lei riprese ad affettare ciò che restava della cotoletta e delle patate.

Lasciando all’improvviso la forchetta sul piatto con il pezzo di carne infilato, lo guardò: “se pensi a questa frase, è comunque potente. Il senso del potere è una grande fregatura perché in realtà è un modo di tenere i giovani legati a chi quel potere ce l’ha, lo esercita e lo mantiene!”

Lui socchiuse gli occhi e corrugò la fronte. “Sì, hai ragione. Ma quarant’anni fa educare al senso del dovere non era poi la stessa cosa? Il dovere verso cosa? Verso chi? Cosa nascondeva il senso del dovere? Il rispetto degli orari in cui buttare la spazzatura? Lasciare il posto ad una persona anziana sul pullman? Far passare davanti in una fila le donne incinta? O era anche altro? Forse limitare la spinta ad andare contro l’autorità costituita? Il movimento del ’68 non fu forse una grande rottura del dovere verso la società cos’ com’era?”

Lei tenendo gli occhi abbassati sul piatto ribatté “non era solo quello. Il senso del dovere è anche rispetto della fatica per costruire e combattere per una nuova idea. Pensa al lavoro, allo studio, allo sforzo fisico che ci vuole per lottare per migliorare. Se la leggi così vedrai le cose con una prospettiva diversa anche se comunque quello che dici è anche vero. Dipende sempre dal punto di vista.”

Lei riprese la forchetta e imboccò il pezzo di carne.

Lui annuì lentamente.

“Ci hanno fottuti” disse la donna.

“Ci hanno fottuti” disse l’uomo.

E ripresero a masticare, ingoiando la rabbia insieme a un vago, sottile, amaro, senso di impotenza.

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