Che tristezza

L’Italia è diventato uno strano paese. Tutti si lamentano dello stato delle cose, della disoccupazione, del degrado sociale, della politica che non si occupa dei problemi delle persone, dell’immigrazione. Il colpevole è sempre qualcun altro. Poi, quando arriva il momento di cambiare lo stato delle cose, di mandare via la politica menefreghista e ladrona, gli italiani semplicemente non vanno a votare. E quelli che invece vanno, votano gli stessi che criticavano oppure dei loro prestanome.

Votare è faticoso, bisogna informarsi, partecipare, assumersi la responsabilità di fare una scelta per il futuro. Meglio fare altro: dire che sono tutti uguali, e magari è anche vero, oppure aggredire a calci e pugni due poveri ragazzi, uno pakistano e l’altro egiziano, ad una fermata dell’autobus la cui colpa era quella di aver lavorato onestamente e umilmente per dodici (!!!) ore al giorno, e menare pugni al grido di “sporco negro”. Dimostrando anche in quel caso di essere, oltre che violenti, incolti e ciechi perché un pakistano e un egiziano non sono negri.

Ostia è stata al centro di indagini sul controllo mafioso del Comune? Cosa c’è di meglio che mandare al potere Forza Nuova e Fratelli d’Italia? Votando 1 cittadino su 3. E’ più comodo sedersi su una panchina dove lamentarsi che la politica fa schifo e aspettare il primo immigrato da offendere. Perché la colpa del degrado è di chi ha viaggiato per mesi soffrendo soprusi e violenze e rischiando la vita per allontanarsi dalle stragi e dai bombardamenti che ci sono nel loro paese, mica di chi ha governato male la cosa pubblica vendendola alla delinquenza per qualche spicciolo.

La colpa è di nuovo il colore della pelle, il negro, lo straniero, il frocio, la donna puttana. La colpa è sempre di qualcun altro. Ed è preferibile che quel qualcun altro sia uno diverso perché la diversità non è più una ricchezza ma un pericolo alla moralità pubblica. Ovviamente alla moralità corrotta degli ignavi.

E’ il pericolo di cambiare effettivamente le cose portando una ventata di freschezza, un diverso punto di vista, una nuova cultura che scompagini le certezze di chi si lamenta dell’esistente. E’ più semplice essere l’uomo vero che sottopone la donna, ogni santo giorno su tutti i posti di lavoro. alla radiografia sul suo abbigliamento. Avete presente quell’uomo con lo sguardo malizioso e ammiccante che scivola con lo sguardo sulle gambe e poi risale piano piano esprimendo il suo apprezzamento? A quell’uomo vero non passa nemmeno per l’anticamera del cervello che sta facendo una violenza su una persona impicciandosi di qualcosa che non lo riguarda. Perché non sono fatti suoi come si veste quella donna e la lunghezza della gonna non esprime un codice etico di quella persona, ma solo la sua dannatissima libertà di esprimersi e di essere se stessa. Figuriamoci se sarà mai in grado di confrontarsi con un omosessuale come se poi fossero, anche in quel caso, fatti suoi la sessualità di quella persona. Un po’  come se ognuno di noi dovesse portare scritto in fronte le proprie attitudini. Indossare un simbolo. Sei etero? Bene, vai avanti. Sei omosessuale? Pussa via. Come fecero i nazisti.

Il pericolo è proprio quello, anzi ormai è una certezza: il ritorno imperioso della destra nera. In questo paese, in cui una sinistra timida e timorosa della propria storia si è frantumata e sembra debba chiedere il permesso a chiunque per esprimere uno straccio di pensiero, avanza il fascismo più becero e un qualunquismo d’accatto. Entrambi avanzano verso il potere, si sono radicati tra le persone e approfittano dell’indifferenza generale. Sono proprio quelli che si incuneano nell’astensionismo al voto e nell’indifferenza di chi osserva anonimo le violenze contro le donne, contro gli immigrati, contro chiunque sia diverso dalla piatta società etero-clericale. Quella società che rifiuta il diverso ma accetta e protegge gli stupratori e i pedofili. Oppure accetta che le ragazzine minorenni africane, bellissime e colorate, facciano le prostitute sulle strade comunali e provinciali. In quel caso la mano lurida del bianco può impunemente sporcare il colore della pelle di una ragazzina.

E’ uno strano paese l’Italia. Un paese che è passato dalle masse oceaniche dei funerali di Togliatti e Berlinguer, dalle manifestazioni contro il terrorismo, dal 23 marzo della CGIL in difesa dell’articolo 18 alla indifferenza generale verso una crisi che ha frantumato un patto sociale di solidarietà antifascista che era alla base della più bella Costituzione democratica del mondo.

Che tristezza. Da De Gasperi, Nenni, Togliatti, Di Vittorio a Renzi, Salvini, Meloni e Berlusconi. E nel frattempo la generazione di giovani più preparata, colta e intelligente della storia costretta a fare i bigliettai sui treni, i commessi nei negozi oppure gli apprendisti fornai. Quando va bene.

Che tristezza. Che squallore. E’ stato smarrito il cuore, il buonsenso, l’umanità.

E nel frattempo sono morte 26 ragazzine africane nel Mediterraneo durante l’ennesimo viaggio della morte dalle coste libiche verso l’Italia. Che per loro doveva essere una speranza dopo stupri, violenze inaudite, perdita della dignità. E invece l’acqua le ha inghiottite probabilmente uccise perché non testimoniassero il dramma subito.

La colpa è di qualcun altro.

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Una risposta a Che tristezza

  1. Fabio scrive:

    Sarà un lungo inverno.

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