Il senso dell’amore digitale

Non frequento molto i social network in queste settimane. Anzi, ad essere precisi, non frequento molto Facebook e twitter. Ma quando mi capita di fare una capatina e sbircio i post ho la sensazione di leggere tanti messaggi in bottiglia. Sono frasi, molto spesso marcatamente retoriche, rivolte a qualcuno. E ho l’impressione che questi messaggi siano dettati da rabbia o sete di vendetta. Sì, c’è molta rabbia in giro. E’ una rabbia mascherata di frasi filosofiche, di aforismi, di parole d’amore. Ma dietro si intravede la rabbia, il messaggio minaccioso, la voglia di rivalsa, la sete di vendetta, il far male perché qualcuno ha fatto soffrire. Le frasi spesso si accompagnano a foto glamour che vogliono sbattere in faccia all’altro/a: guarda cosa ti stai perdendo.

Perché tanta rabbia? Me lo chiedo ogni giorno. Poi mi interrogo e osservo con più attenzione i miei pensieri, i sentimenti. E scopro che quella rabbia ce l’ho anche io. Dentro. Ma è come lava in un vulcano spento. E’ un magma rovente che si sposta e ribolle con forza crescente. Intravedo le crepe, quelle sottili fessure il cui diametro aumenterà e so già che da lì, all’improvviso, esploderà la forza dell’eruzione e il magma rovente erutterà alto e caldo per poi ricadere sul terreno portando con sé la sua forza distruttiva.

Da dove nasce quella rabbia? Lo so, è una bella domanda e ognuno di noi potrebbe rispondere, più o meno coscientemente.

E’ possibile che molto dipenda dall’egoismo, dall’opportunismo e dall’indifferenza verso l’altro nei rapporti? E’ possibile che oggi tutto sia veicolato solo dall’interesse personale e che a questo sia sottomesso tutto, forse anche l’amore? E’ possibile che le attenzioni, le premure, le parole, i gesti siano in realtà stimolati e diretti solo dall’opportunismo per poter realizzare, concretizzare, un interesse, un obiettivo?

Possibile che tutto sia mercificato e che sia scomparsa l’attenzione gratuita verso l’altro? Dov’è la cura? Dov’è l’affetto sincero? Dove sono quei piccoli gesti scomparsi o comunque in via di estinzione come gli animali paleolitici? Qualcuno si ricorda il gesto spontaneo di una carezza sfiorata all’improvviso? Dov’è la richiesta di un incontro anche solo per guardarsi negli occhi senza che le parole appaiano per lasciare lo spazio ad un sorriso? Dov’è la ricerca dell’altro per sentire quel respiro che riempie l’anima e che può anche essere nascosto in un messaggio Whatsapp o su Telegram?

Possibile che ogni atto sia solo dettato dall’interesse per sé stessi e la propria vita nel disinteresse totale per l’altro, chiunque esso sia?

Quanta rabbia, quanta delusione, quanta paura della solitudine. Tutto questo si nasconde dietro la ricerca di un suono. Il rumore di un messaggio sul cellulare, o lo squillo della suoneria. Quanta importanza diamo agli strumenti e quanto poco riflettiamo sui sentimenti che nascondiamo dietro quell’attesa. E quanto poco siamo attenti alla dignità che pian piano si sgretola mentre perdiamo il contatto con i nostri pensieri, con i nostri veri sentimenti, con la realtà oggettiva delle cose che ci circondano.

E’ un mondo difficile che cerchiamo di semplificare banalizzando ciò che banale non è.

E nel frattempo, mentre siamo infilati nella placenta calda dell’autocommiserazione rabbiosa, ci stanno fottendo la vita.

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