I pensieri frantumati

Lui guarda lo schermo del suo iPhone, inquieto. Attende un messaggio. Non arriva. Passano i minuti, poi le ore. Compulsivamente riprende lo smartphone in mano, schiaccia il tasto home ma non c’è nulla. Controlla che il volume sia attivato. Lo è.

Il tempo passa. Lento ma inesorabile. Il buio scende spegnendo il blu cobalto nel cielo. Le nuvole avanzano veloci dall’orizzonte, masse morbide e inquietanti come il suo animo.

E’ seduto sulla poltrona, immerso nei suoi pensieri, lo sguardo è fisso nel cielo ormai nero. Qualche lampada nella strada si accende.

All’improvviso un lampo bianco squarcia il cielo e illumina gli alberi all’orizzonte. Dopo qualche secondo un tuono ringhia feroce spaccando il silenzio ovattato della sera.

Nei suoi occhi resta la traccia del fulmine, una linea rotta e bianca che sporca la percezione della realtà. Un vago sorriso, finalmente, appare sul suo volto. Guarda ancora lo schermo buio dell’iphone.

“Al diavolo!” pensa dentro di sé. Si alza, prende il giubbotto gettato sulla sedia, si infila un cappello, afferra le chiavi ed esce.

Passeggia lentamente lungo la strada. Il cielo è nero, l’aria è ferma, i peli dei capelli e della barba si elettrizzano. Di nuovo, all’improvviso, le strisce bianche tagliano il nero uniforme e delineano i contorni morbidi delle nuvole. Il cielo si illumina di fuochi d’artificio naturali e un rombo scontroso si innalza dall’orizzonte verso l’alto. Il temporale avanza verso di lui veloce. In un attimo il vento si alza, impetuoso, si scaglia nelle foglie gialle degli alberi, le strappa e le fa danzare potenti nell’aria. Il rombo si fa più forte, i tuoni sono violenti, i lampi si avvicinano e si gettano verso le antenne e dove non le trovano piombano sul cemento della strada.

Le prime gocce di pioggia cadono dritte sulla strada, come proiettili trasparenti sparati verso il grigio del cemento. Lui alza il viso verso l’alto, socchiude gli occhi e si lascia bagnare. I fulmini aumentano di intensità. Il temporale è sopra la città. L’acqua punge la pelle e scivola sul collo. La pioggia aumenta di intensità e ormai cade copiosa, si trasforma in un acquazzone, rimbalza sull’asfalto e ricade nelle pozzanghere che si formano rapidamente.

Lui infila la mano della tasca, cerca l’iphone. Vuole filmare il temporale. Non lo trova. Ha un attimo di smarrimento. Poi ricorda l’angoscia dell’attesa. Inspira. E non rammenta più il perché di quel sentimento, di quel dolore, di quella dipendenza da qualcun altro. Lei non pensa a lui. Ora lo sa.

L’acqua l’ha inzuppato. Il rumore è drammaticamente violento. Ma lui non ha paura. Non più. Si immerge nei tuoni, nell’acqua fredda, nel vento gelido di tramontana.

E inizia a correre, i suoi piedi schizzano nelle pozzanghere, il vapore del fiato che esce dalla bocca, i pensieri che scivolano via e rimbalzano dietro di lui, frantumandosi nell’acqua.

 

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