Ballerò per te

L’uomo varcò la grande porta di legno scuro. Si ritrovò in un largo corridoio illuminato da poche luci gialle. La prima cosa che lo colpì fu l’intenso odore di calce mescolato a quello della muffa. Alzò lo sguardo verso il soffitto. Rimase affascinato dalle tre navate affrescate da un antico gioco di quadrati le cui tonalità di colore variavano dal marrone al beige.

Non era mai entrato in quel palazzo antico. Nella sua memoria era sempre stato coperto da teli e lamiere. Non si era mai chiesto cosa ci fosse dietro quelle coperture. Per lui il panorama nella strada era quello e lo dava per scontato da anni.

Il respiro accelerò. Un attimo. Pensò a come si potesse nascondere, mascherare la bellezza sotto un velo robusto di bruttezza e di come si la potesse dare per ovvia. La bruttezza era così diffusa che la si immagazinava con una naturalezza priva di curiosità.

Riabbassò lo sguardo e la vide, all’improvviso. E si bloccò.

Per terra era stato sistemato un cubo bianco, largo e alto. Esattamente al centro della larghezza del corridoio. Una donna era in piedi, a sua volta al centro del cubo. Alta, le braccia allargate, i capelli neri ricci e lunghi scivolavano lungo le spalle. Indossava una lunga tunica trasparente grigia. Sotto la tunica un velo bianco che lasciava intuire la linea delle sue gambe, lunghe e dritte. I piedi nudi ben piantati sul cubo. Il viso era magro, allungato, gli zigomi importanti, gli occhi sorridenti.

“Buonasera! Benvenuti”. Lo sguardo della donna si concentrò sull’uomo. Il sorriso scivolò lungo le labbra. Lui osservò le sottili rughe che si disegnarono sopra le labbra, a tradire un’età meno giovane. Si sentì in imbarazzo. Non sapeva cosa fare. Il suo primo impulso fu quello di girarsi e andare via ma gliene mancò il coraggio. Abbassò la testa e accelerò il passo, ma appena giunse sotto il cubo non poté resistere e alzò la testa. La guardò, dal basso verso l’alto. Non era bella. Era interessante, si ritrovò a pensare. E la cosa lo infastidì.

Erano i capelli che lo attraevano. Si muovevano ad ondate, come il mare increspato. Scivolavano lenti per accelerare rapidamente e assecondare la forma del collo, che lui notò lungo e sottile, e delle spalle, larghe e delicate.

La donna si accovacciò, rapida. Abbassò la testa e la piegò di lato, increspando leggermente la fronte. Lui ne era catturato, mescolando l’imbarazzo alla curiosità. Lei alzò la mano verso di lui e quando lo sguardo dell’uomo si spostò la abbassò con un movimento lento verso gli oggetti che erano ai suoi piedi. “Ballerò per te… se vuoi”. “Qui, ai miei piedi, ci sono due elenchi. Come il menù di un ristorante. Scegli il piatto e te lo porterò. Ma sarà la mia danza per te. Solo per te. Al costo di un euro.”

La donna si rialzò, e restò in attesa. L’uomo abbassò la testa. Per un attimo le guardò i piedi. Poi la scosse e andò via.

Un lampo di delusione passò negli occhi della donna. Si sistemò i capelli. Si ripiazzò al centro del cubo, si allungò e allargò di nuovo le braccia. L’uomo, mentre entrava nel chiostro alle spalle della donna la sentì dire “Buonasera! Benvenuti!”. Si immobilizzò. Tornò indietro di qualche passo e si nascose dietro uno spigolo. Si appiattì al muro e non si accorse che la calce bianca gli aveva sporcato la camicia con un’impronta lna e larga bianca. Allungò la testa, cercando di mantenersi nascosto, e la guardò ballare. Ne restò affascinato.

Non si accorse del sorriso della donna.

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