Ma che volete?

Ha ragione Massimo Mantellini sul sito Post.it di oggi: questa storia della carta d’identità per aprire un profilo social è una solenne cazzata. Non varrebbe nemmeno la pena spenderci due parole. Perché è una cazzata? Semplice: basta un bot per saltare qualsiasi velleità di identificazione. Per cui, chi segue le regole, tanto per cambiare, si ritroverebbe fottuto per l’ennesima volta. Mentre chi quelle regole le viola avrebbe di fronte a sé un’autostrada con le corsie più larghe. E quindi potrebbe correre più veloce a insultare, dileggiare, mortificare e minacciare chi non la pensa come la destra razzista che imperversa su tutti i profili social.

Beh, io credo che la Rete sia un luogo in cui, come nella vita reale, si incontrano brave persone ma anche brutti ceffi. E bisogna conoscere quelle regole, esattamente come nella vita reale, che aiutano a sapersi difendere da chi ha idee bellicose, violente rappresenta una minaccia. Certo questa è, in linea di principio, una violenza ipotetica, virtuale ma che facilmente si può trasformare in una violenza reale, sia essa fisica o psicologica. Insomma fa male. E dal male bisogna sapersi difendere.

Uno dei problemi della società e di chi fa politica a sinistra, o si ritiene progressista, è la conoscenza molto superficiale della tecnologia e di come sia meglio usarla. Il mondo dell’informazione di sinistra e di chi frequenta con questo obiettivo i social network troppo spesso non sa dove mettere le mani e combina casini o si appresta ad abbassare la guardia e a subire un pestaggio mediatico e di contenuti. La destra salviniana e fascista sui social è imperante da diverso tempo. Il funzionamento della “Bestia” ormai è noto a tutti: inonda la Rete di notizi false, manipola realtà, fuorvia dai veri problemi, stuzzica l’odio per mettere gliuni contro gli altri. I giovani contro i vecchi, i bianchi contro i neri, i cristiani contro gli ebrei e i musulmani, i lavoratori dipendenti contro le partite Iva e viceversa, gli evasori contro chi paga le tasse, i ricchi contro i poveri. E’ uno spettacolo osceno che è sotto i nostri occhi tutti i giorni. Se qualcuno si permette di esprimere un concetto a favore dell’accoglienza, o un’apertura verso i diritti sociali delle minoranze viene aggredito dopo qualche minuto e seppellito da violenze verbali e offese.

La risposta non è sviare dal problema, ma organizzare una risposta vera. Usando gli stessi metodi ma con un fine differente. La questione centrale non è la carta d’identità ma diffondere la verità evitando di correre rischi inutili. Per farlo bisogna conoscere ciò che offre la tecnologia per raggiungere questo obiettivo. E quest, oggi, diventa una battaglia partigiana e di resistenza. I partigiani per organizzare la Resistenza sono entrati in clandestinità, si sono resi trasparenti, si sono organizzati e hanno iniziato a combattere. Certo non mi auguro in nessun modo di entrare in una guerra fisica e violenta. Ma mi auguro semplicemente che si organizzi una risposta adeguata: la verità contro la falsità. Ed è l’unica strada percorribile.

Per farlo bisogna usare l’anonimato anche a sinistra. Bisogna imparare ad usare i bot per inondare la Rete di notizie. Ma questa volta devono essere notizia vere, entrare nei contenuti e mostrare come stanno veramente le cose, la realtà, quali siano i veri problemi da affrontare e andare al sodo dei fatti.

Io dico che bisogna usare e diffondere i metodi dell’hacktivismo. Perché bisogna dire la verità e sfuggire all’onda di odio che, altrimenti, distrugge le persone e le idee progressiste. Ci sono altri luoghi per combattere alla luce del sole: il Parlamento,il Governo e le sue politiche, la scuola, gli ospedali, i luoghi di lavoro, il sindacato. Ma nella Rete la libertà, e il suo esercizio vero, profondo, passa attraverso l’utilizzo dell’anonimato. E non perché si abbia paura di metterci la faccia, ma per concentrarsi sulla verità, sulle cose da dire e sfuggire all’odio costruito artatamente da chi non ha altro da offrire se non un faccione che sputa bile, odio, rancore e fesserie vendute a casse da 6.

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