Google l’ingorda

E’ notizia di ieri: Google ha fatto un’offerta di acquisto di Fitbit per 2,1 miliardi di dollari. Non sono noccioline, sono dollari. Cos’è Fitbit e perché Google è così interessata al suo acquisto?

Fitbit è il principale produttore di smartband e smartwatch destinati al settoer sportivo. La gran parte di coloro che corrono abitualmente o svolgono una qualsiasi attività fisica indossano un fitbit al polso. Anche io lo indosso, da diversi anni. Sono oggetti poco ingombranti e molto affidabili, con una ottima app per qualsiasi sistema operativo mobile. Viene monitorata e registrata ogni attività fisica e i parametri vitali quali il battito cardiaco, il monitoraggio del sonno, le calorie consumate e assimilate.

Ok, è una moda ormai diffusa nel mondo occidentale o evoluto. Una moda che in prospettiva sarà molto utile per diversi aspetti, non solo quello medico. La Fitbit ha una policy che rispetta la propria privacy e i propri dati non possono essere ceduti a società terze.

Google ha un obiettivo opposto e ha una carenza nel settore degli smartwatch. Acquisendo Fitbit le si apre una enorme opportunità: accedere ai dati di milioni di persone e poterli utilizzare per fini commerciali e per profilare ulteriormente i propri utenti. Basti pensare a cosa potrebbe accadere se decidesse di vendere alle assicurazioni i dati personali attinenti allo stato fisico. Le compagnie di assicurazione potrebbero verificare in tempo reale lo stato fisico di chiunque indossi un fitbit e si rivolga a loro per sottoscrivere una polizza vita o una polizza sanitaria. Oppure provate a pensare all’enorme mercato della vendita dei dati alle aziende che producono prodotti per il fitness o, più in generale, per attività sportive.

Insomma, per Google si aprirebbe un mercato immenso da cui, per ora, è totalmente estranea.

Questo spiega il suo forte interesse. Questo spiega il perché di una simile offerta. Questo spiega il perché questa operazione è un ulteriore colpo alla nostra residua speranza di riservatezza.

Cavolo, 2,1 miliardi di dollari. Non noccioline, ma dollari.

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