Il sermone del giorno

Prendere in mano la propria vita. E’ una scelta difficile, forse impossibile. Eppure ci si può provare. Basta accettare le paure, quelle che ci bloccano ogni giorno. Accettarle è anch’essa una scelta. Significa comprendere che sono parte della vita, del proprio modo di stare dentro di essa. Sono un segnale sano di pericolo e accettarle significa comprendere che c’è una spinta alla prudenza che va raccolta, valorizzata. Se si fa così non ci si bloccherà. Se si ha paura di ammalarsi, significa chesi ha voglia di vivere. Quindi è una paura che va ascoltata e bisogna andare dal medico quando si teme di avere qualche cosa. E’ una di quelle spinte che aiuterà a vivere più a lungo.

In questi giorni sono bloccato a casa per una piccola bronchite da cui sto faticando a guarire. E come spesso mi capita da un lato mi piace restare tra le pareti di casa. Mi sento al sicuro, tranquillo. Uso al massimo il mio tempo dedicandomi a piccoli piaceri. Mi preparo il secondo caffè, verso le 11 del mattino mi preparo un té verde, esco sul balcone a prendere un po’ di sole, leggo mentre cammino nei corridoi e nelle stanze, guardo le serie tv su Netflix, mangio qualche tarallino, mi diverto a cucinare. Il pomeriggio riposo e poi studio sulla tecnologia che adoro ma rispetto alla quale ho ormai acquisito un gap di ritardo probabilmente incolmabile.

Infine, come potete vedere su queste pagine, ho ricominciato a scrivere. Lo so, il livello qualitativo si è abbassato molto e sto scrivendo di cazzate. Ma ricominciare a provare il bisogno, e il piacere, di pestare sui tasti è un segnale importante. Sono stato aiutato da alcune letture importanti che ho fatto in queste settimane. Sono stato spinto dai due libri scritti dalla giovanissima e molto promettente scrittrice irlandese Sally Rooney e dall’ultimo libro di Sandro Veronesi, Il Colibrì. Prima ancora mi sono entusiasmato, sì proprio entusiasmato, dai libri di Chiara Marchelli. E’ una scrittrice italiana di una bravura immensa, ovviamente per i miei gusti. La sua è una scrittura lineare, dritta, asciutta, e racconta storie inusuali, ai limiti della rottura. Mi ha preso e guidato nei meandri della ricerca delle parole, del taglio delle frasi, del racconto semplice e strutturato nello stesso tempo. Insomma mi ha ridato il piacere della lettura e risollecitato a riprendere a scrivere. Come ho detto più volte non ho storie da raccontare. Ma nel momento stesso in cui scrivo questa frase mi rendo conto che è vero esattamente l’opposto: ho talmente tante storie da raccontare che sono intrecciate tra di loro che faccio una gran fatica a dipanarle e rendere indipendenti.

Ecco, questo è il senso del primo capoverso di questo post. Prendere in mano la propria vita forse è anche prendere in mano i propri pensieri, le storie che portiamo dentro. Vanno accettate, sciolte, e buttate fuori. Non serviranno ad altri ma serviranno a sé stessi.

Beh, ci proverò. So già che una persona lontana fisicamente quando leggerà queste righe, perché so che le leggerà, penserà: madonna, che pesantezza questo sermone.

E avrà ragione. Come spesso le capita. Ciao!

Questa voce è stata pubblicata in Pensieri, Racconti, Recensioni, Sottrazione. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.