Uno spazio pieno

Ho riorganizzato il mio incasinatissimo studio. E’ una piccola stanza sepolta dai libri, dai computer, fissi, portatili, cellulari, tablet, server NAS e dalla musica in tutte le sue forme: LP in vinile, CD, iPod di tutte le misure, impianto stereo classico, Google mini, Echo Dot di Amazon ecc. ecc.

E’ il mio tesoro, il mio angolo silenzioso dove leggo, medito, scrivo, ascolto musica, lavoro. E’ un ventre di vacca in cui cerco semplicemente di inseguire ciò che mi piace.

Al centro della stanzetta c’è una scrivania/mobile costituita da blocchi di altezze varie con piccoli scaffali. Ho liberato dal suo carico di carte e libri la parte di media altezza e ci ho poggiato il portatile che al momento mi serve per scrivere. E qui sopra io adesso scrivo, rimanendo in piedi e cercando di dare sollievo alla mia povera schiena accartocciata dalle 1000 e passa corse fatte negli ultimi anni.

Sotto i miei occhi, alla mia destra, ho il pc fisso che ho assemblato e che è un piccolo albero di Natale con i suoi mille led rgb. In fondo ci sono un paio di pile di libri sulla programmazione che mi piacerebbe dire di aver letto ma mentirei spudoratamente. Alle mie spalle, invece, c’è una grande libreria a muro in cui ho lasciato uno spazio libero per infilarci una vecchia poltrona che mi fa compagnia da 31 anni. Sullo scaffale alla sua sinistra, in verticale ho incollato con il nastro biadesivo una bella lampada a led con relativo interrutore. Ora finalmente ho la luce per poter leggere comodamente seduto in quella vecchia poltrona sfondata ai cui braccioli mi devo arrampicare per tirarmi su quando ho necessità di alzarmi.

E’ una stanza a cui devo applicare il principio della sottrazione, cioè devo togliere tutto ciò che è superfluo per fare spazio e lasciarla respirare. L’accumulo di cose che non userò mi sta togliendo l’aria ed è una cosa contro cui voglio fare qualche cosa. Stavo per scrivere: contro cui vorrei lottare la questo verbo, in questo momento, lo odio. Non voglio più lottare ma solo costruire qualcosa che mi sia utile, che mi faccia sentire meglio. E soprattutto ho bisogno di spazio per lasciar muovere le idee per poi metterle su un foglio bianco virtuale.

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