I numeri del 2019

Sono un lettore cosiddetto forte. Leggo da quando ero bambino. Leggo molto, forse troppo. Alcune volte mi chiedo se non sia una malattia, una compulsione, una gara contro me stesso. Altre mi chiedo se di quello che leggo mi rimanga qualcosa oppure se non diventino briciole di pane che spazzo via, senza nemmeno darle agli uccellini, sparpagliandole sul balcone nei giorni freddi.

In questi giorni che chiudono il 2019 e il secondo decennio degli anni 2000, giorni di freddo e vento glaciale, sui social molte persone si dilettano a pubblicare i numeri delle loro letture e le copertine. Molti se ne vantano, altri un po’ di meno, ma il messaggio è sempre quello di mostrare quanto si legga. Per carità, non giudico. Non penso nulla, veramente. Ma in cuor mio un po’ scuoto la testa e un piccolo senso di rivalsa emerge dal profondo del mio essere. Mi dico: ma come? questi si ritengono lettori? Per aver letto una trentina di libri in un anno? E la spinta a pubblicare i miei dati diventa molto forte.

Ma dopo un po’, per fortuna, ci rimugino sopra e riesco a governare questa spinta che mi appartiene ma che non mi piace. Provo a spiegare il perché, con una premessa per me fondamentale: la lettura è un piacere, o un dovere, personale e tale deve restare. Uno stesso libro letto da due persone diverse ha un impatto differente, ma lo stesso libro letto dalla stessa persone in due o tre o quattro momenti diversi, avrebbe comunque degli impatti differenti. Quindi anche sulla stessa persona. Perché un libro risente dell’attimo, dello stato fisico o mentale, del clima all’esterno, del bicchiere che si sta bevendo. E’ uno sciroppo salutare i cui effetti cambiano. Sempre.

Non sopporto la tendenza di rinchiudere gli effetti di una lettura dentro la categoria dei dati statistici, qualunque sia il suo obiettivo. Non è importante quanto si legga, ma quanto rimanga dentro e quanto influenzi il futuro delle persone, la loro vita. Si possono leggere cento libri oppure anche uno solo ma restare ugualmente ignoranti, nel senso letterale dell’ignorare. Oppure leggerne due e fare in modo che influenzino le nostre azioni quotidiane o le nostre conoscenze e quindi l’impatto nei rapporti sociali o materiali. E’ un grande punto interrogativo. E secondo me è il mistero e la bellezza della lettura. Chiediamoci se hanno contribuito a renderci persone migliori, o peggiori.

Facciamoci qualche domanda, meditando qualche minuto in più, prendendoci il giusto tempo per riflettere. Già così sarà un buon esercizio.

Detto questo, i miei numeri sono: 82 libri letti, quasi 20.000 pagine divorate. Una malattia!

E dopo questo scherzo: buon anno! Buon 2020. Auguri a tutti.

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