L’ansia del mattino

E’ mattina. Sono seduto al tavolaccio di legno chiaro, ricoperto da una tovaglia di ciliege stampate, e guardo il fumo a spirale che sale dalla tazzina del caffé. Incontro gli occhi di mio figlio. Sorrido. E vedo, come uno specchio che rimanda la mia immagine, i miei tic. Ma sono appiccicati sul suo volto. Ondeggia il naso come se avesse i peli della mia barba che lo pizzicano. Sbatte gli occhi come se avesse il mio stesso bruciore.

Poggio la tazzina sul tavolo, dopo aver mandato giù l’ultimo sorso. Lo osservo piano, con dolcezza. E penso: che cazzo ho fatto?

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