Il vento del Nord

E’ sera. L’aria è ferma. Fa caldo anche se è dicembre. Il silenzio si spande nel buio. Le stelle brillano veloci nel cielo nero. Un rombo lontano si infila tra le foglie degli alberi. All’improvviso un tremito squarcia l’umido. E arriva, veloce, il vento del nord. La Tramontana prepotente si infila nell’aria, sparpaglia la bruma che saliva dalla terra. Il freddo secco abbassa drasticamente la temperatura. Le stelle, su nel cielo, tremavo ancora più nitide. La luce è bianca, gelida come le lame del vento. Gli alberi ondeggiano nel buio, il rumore del legno che si allunga e soffre spegne il silenzio. Bordate di aria spazzolano l’erba e i cespugli selvatici. Gli odori si gelano.

Il vento del nord arriva così. In silenzio e all’improvviso. La natura riprende il controllo. Gli alberi vecchi e sapienti si attaccano alla terra con le loro radici. I vasi di plastica sui balconi di cemento grigio, con le loro misere piantine fiorite, cadono sui pavimenti lucidi al primo soffio imperioso della tramontana. Il terriccio si sparge sulla ceramica e le piantine si spezzano, incolpevoli.

Il vento del Nord pulisce tutto, spazza via le scorie, allarga un sorriso sul viso stanco degli uomini. Si infila nei pensieri e li ripulisce. Antiche saggezze si impossessano dei sensi, il desiderio di fumare una pipa dalla canna lunga davanti a un fuoco, sul limitare di un bosco nella notte luminosa, si insinua nei desideri del viaggiatore sceso da cavallo. Si chiude una finestra, il clac della maniglia, la tapparella che si abbassa. Ma il vento del Nord è lì. Si infila, soffia, bussa, sbatte i vetri. Aspetterà, inquieto, che la notte passi. E la mattina dopo sarà ancora lì, più forte e robusto di oggi.

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