Il miraggio

Il suo passo è leggero, sfiora il cemento con la scarpa bianca. Il respiro è ritmato. Inspira a fondo, espira con un soffio. La bocca è chiusa quando inspira, si spalanca quando getta fuori l’aria ormai consumata. L’uomo corre controvento. I muscoli sono tesi e buttano fuori, come la bocca getta fuori l’aria, l’ansia, la rabbia, il rancore, le delusioni; si mescolano al sudore che diventa acido, brucia la pelle per ricordare quanto fanno male sino all’ultimo, anche quando sono sradicate dal corpo rovente. L’aria è fangosa, l’umido della sera che scende diventa pesante e impregna la maglietta che pure è leggera. Imbocca la discesa, impegna la curva, il passo si accelera, il respiro si alleggerisce.

Ed entra nel bosco fitto, gli alberi giganteschi si allungano nell’aria, allargano i loro rami, si lasciano arrampicare dalle piante gonfie di more rosse e nere come la notte senza la luna. I rovi sono sommersi dalle piante di vite da cui pendono grappoli di uva spina bianca. L’uomo rallenta il passo, inspira ancora più a fondo per catturare il profumo dei frutti, abbassa la testa per infilarsi nei nugoli di moscerini che si rincorrono acchiappando l’ultimo raggio di sole. Corre l’uomo. Corre ispirato per l’ultima curva. E all’improvviso gli si para davanti il miraggio del porto a forma di testa di cervo. Il miraggio toglie il fiato, ammira l’acqua color cobalto, le barche di legno scuro con le vele ammainate, il lungomare colmo di persone che raccolgono il vento della sera nei colori pastello del tramonto. E l’uomo corre. Corre contro il vento. Corre contro il dolore. Corre contro i ricordi. Corre per tuffarsi nell’acqua tiepida di un miraggio lontano.

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2 risposte a Il miraggio

  1. valeria.mongelli@virgilio.it scrive:

    corre contro i ricordi!
    Bello1

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