L’incubo (parte terza)

Parcheggio la macchina sotto casa, nell’unico spazio libero che riesco a trovare. Prendiamo l’ascensore e arriviamo a casa. Ci sono Claudia, mia moglie, sua sorella Valeria e Paolo, l’altro mio figlio.

Lo sguardo di Paolo mi fa sprofondare. E’ un lago di paura in cui potrei annegare senza reagire. La mia mente elabora velocemente le possibilità di fare qualcosa per metterlo al riparo.

Per fortuna Claudia mi riporta alla realtà, prima di rendermi conto del vuoto che ho di fronte a me e al futuro che aspetta, aspetta?, i miei bambini.

“Che facciamo?” La concretezza di Claudia è stringente.

Mi guardo intorno. L’appartamento è l’attico di un palazzo di sette piani. Per due lati é chiuso da due grandi vetrate. E’ insicuro. Me ne rendo conto, con un lampo sottile di terrore che mi fa rizzare i peli delle braccia.

Spingo con una mano Giorgio verso la sua stanza. “Piccolo, lascia lo zaino in camera tua. Lavati le mani e poi a tavola. Forza!”

Guardo Claudia. Capisce. Si gira e va in cucina.

Paolo non si muove, continua a guardarmi con le pupille nere dilatate dalla paura di un qualcosa di cui non riesce a intuire la reale portata.

Lo guardo, lo prendo e me lo stringo con forza. Gli accarezzo la testa, lentamente. Valeria è seduta sul divano. Guarda il cielo oltre la vetrata. Poi si gira verso di me e indica un punto verso l’orizzonte.

Annuisco. Il sole sta calando. Il tempo stringe. Bisogna decidere che fare. “Paolo, vai a lavarti le mani anche tu. Prepara lo zaino. E’ possibile che più tardi partiamo per una gita.”

Il bambino mi guarda. Fa un cenno d’assenso con la testa e va in camera sua. Chiudo la porta e dico a Valeria di accendere la televisione.

Le ultime notizie confermano che la catastrofe è confermata per la notte. Poco dopo il tramonto dovrebbero manifestarsi i primi segnali. Spengo la televisione.

Mi affaccio sul balcone. Le strade sono deserte. Anche il parco lo è. La campagna di fronte è tranquilla. Mi accorgo che gli uccelli sono silenziosi.

Sento i bambini che rientrano. Giorgio cerca di chiacchierare con Paolo, gli racconta la giornata a scuola. Ripenso a come vorrei ascoltarlo anche domani mattina. Vorrei andare a dormire e svegliarmi scoprendo che è stato solo un brutto sogno. Un incubo.

L’incubo (parte prima)

L’incubo (parte seconda)

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