L’incubo (parte quinta)

Un lampo arancione scuote l’aria. La nebbia, improvvisamente, sparisce. E’ risucchiata dalla terra. Ci guardiamo negli occhi, noi che siamo per strada. C’è chi è atterrito e chi tira, invece, un sospiro di sollievo. Pietro ed io ci guardiamo e lo sguardo è chiaro: la speranza non c’è più. Ora dobbiamo solo cercare di sopravvivere.

Lentamente, un rumore inizia a salire da sottoterra. E’ come se udissimo un esercito marciare verso di noi. Il rumore diventa sempre più forte sino a diventare un rombo assordante.

Qualcuno per strada urla: “il terremoto!” e scappa via.

Il rombo, d’improvviso, svanisce. Poi un botto violento scuote l’aria. In fondo alla campagna, una nuvola si alza velocemente verso l’alto.

“Che succede?” mi chiede Pietro.

“Non lo so!”

Un altro botto. E un’altra nuvola di fumo si alza alla sinistra della precedente, ma più vicina. Pietro ed io corriamo verso una collina rialzata per tentare di capire cosa stia accadendo. Un altro botto e un’altra nube di fumo rossa e lucida che si alza dalla terra.

“Guarda!!!” Pietro, con gli occhi sbarrati, mi indica un punto.

Un’enorme voragine si è aperta nella terra. Un altro botto violento. Un’altra nuvola rossa che si innalza nel cielo ormai pieno di fumo. Guardo e vedo un altro enorme buco.

Pietro ed io ci guardiamo, terrorizzati. Abbiamo avuto la stessa idea. “Dobbiamo andare via da casa! Presto!” Scappiamo, uno da un lato e l’altro da un altro.

Non ci vedremo mai più. E’ l’ultimo pensiero che ho la forza di costruire mentre mi precipito verso il palazzo. Devo portare via tutti immediatamente. Prendo il telefono e chiamo Claudia. E’ muto. Non c’è più la linea.

Corro verso il portone. Ma sono costretto a bloccarmi. La terra trema proprio sotto di me, sul marciapiede davanti il palazzo. Il rombo sale veloce. Un botto. Chiudo gli occhi, aspettando di essere inghiottito e morire dentro un enorme buco. Ma non accade nulla. Riapro gli occhi. Sento sotto di me il terreno fare un balzo. Ma è blando, non violento come gli altri. Il palazzo fa un saltello e ritorna nella sua posizione. Si aprono delle crepe nel pavimento e nella base della costruzione. L’acqua inizia lentamente ad uscire dalle mura. Si sono rotte le tubature. Mi infilo di corsa dentro il portone e salgo le scale due gradini alla volta.

Arrivo ansimante all’ultimo piano. La porta è aperta e Claudia, spaventata, mi aspetta sull’uscio.

“Che succede?” La sua voce trema.

Entro di corsa dentro l’appartamento e urlo: “Via, dobbiamo andare via! Prendete gli zaini!!””

“Ma dove andiamo?” mi grida Claudia.

“A casa di tua madre!”

“Da mia madre? Perché?”

“Perché è una casa bassa e non può crollare come un castello di carte. Il palazzo non è sicuro. Un altra botta come quella di prima e moriamo tutti.”

“Bambini! Valeria! Sbrigatevi!”

Corro sul terrazzo e guardo la campagna. Un enorme buco ha cancellato il parco e gran parte delle colline di fronte a noi. L’aria è immersa in una gelatina grigia, il fumo anziché disperdersi nel cielo si è addensato. In fondo, oltre l’orizzonte, il cielo è arancione. Ma non è luce o fuoco. E’ la nebbia? E’ altro? Non lo capisco. Dobbiamo andare via.

Guardo le strade. Centinaia di persone si sono riversate e scappano da tutte le parti gridando.

Prendo Giorgio in braccio, carezzo la testa di Paolo. Claudia mi passa uno zaino, lei ne prende un altro, Valeria un altro ancora. I bambini hanno i loro. Usciamo di corsa dall’appartamento. Prima di scendere le scale grido a Valeria di non chiamare l’ascensore. E’ troppo pericoloso.

Mi giro, guardo per l’ultima volta la nostra casa. Chiudo la porta a chiave. So che non serve a nulla. Ma è un gesto di affetto per un posto dove ho ricordi che verranno cancellati per sempre.

L’incubo (parte quarta)

Questa voce è stata pubblicata in Racconti. Contrassegna il permalink.

Una risposta a L’incubo (parte quinta)

  1. Pingback: L’incubo (epilogo) | elfodavide.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *