L’incubo (epilogo)

Alle 0.23 di quella giornata di fine giugno il Sole implose. Una larga fiammata illuminò il sistema solare bruciando i due pianeti vicini e distruggendo tutto ciò che del pianeta Terra era sotto la luce del Sole. L’emisfero posto nell’ombra rimase indenne solo per qualche decina di minuti, prolungando una terribile agonia per le popolazioni.

La fiammata rientrò e il Sole si abbuiò, all’improvviso, come un motorino che si spegne scoppiettando rumorosamente. Il motore si fermò. La gravità cessò. I pianeti furono risucchiati, esplodendo in mille pezzi, dalla nuova Stella morente ormai diventata un enorme buco nero che tutto divora.

La civiltà umana fu spazzata via. E con loro anche Guido, Claudia, Valeria, Giorgio e Paolo.

La scuola non si sarebbe aperta mai più.

Un urlo lo costrinse ad aprire gli occhi. D’istinto si alzò dal letto e si precipitò nella stanza dei bambini. Giorgio si agitava nel sonno. Gli accarezzò la testa e il bambino si calmò. Guido si stropicciò gli occhi. Era ancora buio ma un leggero chiarore color ferro filtrava dalle tapparelle abbassate. Era sudato e spaventato per il sogno. Andò nel salone, prese la bottiglia d’acqua minerale dal tavolo e bevve avidamente alla bottiglia. Si pulì le labbra con il dorso della mano e si avvicinò alla grande vetrata. Una sottile sensazione di terrore gli era rimasta appiccicata come una pellicola trasparente. Era stato solo un incubo. Ma era parso così reale. Guido guardò la campagna e la collina in fondo all’orizzonte e con un sospiro si rese conto che era tutto al suo posto, come sempre. Rimase fermo ad osservare gli alberi per qualche minuto. Il chiarore nel cielo aumentava la sua intensità e la speranza si infilava nella pelle gelata dalla frescura del mattino. Aprì la porta scorrevole della vetrata e si affacciò sul balcone, girò l’angolo e guardo verso Est. Sì, la solita bellissima palla infuocata del sole si stava alzando, come tutte le mattine. Guido scosse la testa, sorrise, finalmente rasserenato, e rientrò in casa.

Andò in cucina, sciaquò la caffettiera e la preparò riempiendo il serbatoio con l’acqua e il filtro di caffè. Accese il fuoco e andò a sedersi al grande tavolo di noce. Accese il televisore con il telecomando e si sintonizzò sul telegiornale del mattino. Erano le 6,30 di un giorno di fine primavera.

Ascoltò la notizia di copertina e un brivido ghiacciato scese lungo la schiena.

Lesse il testo in bianco sullo sfondo rosso dell’ultim’ora: “gli scienziati americani e russi rilevano un’anomala attività solare”. Non sentì il caffé gorgogliare nella macchinetta.

L’incubo (parte quinta)

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