Le onde del silenzio

Il silenzio sono onde bianche di cotone che avvolgono tutto intorno a me. I muri bianchi le riflettono passive e le rilanciano nella nebbia polverosa della stanza. Il ticchettio dell’orologio scandisce il tempo che vola via, amplificato dal vuoto di altri rumori. Ogni secondo che passa, come una lama che incide un segno nel muro della mia cella trasparente, mi ricorda che sono lontano da te. Ogni tic è un graffio sulla mia pelle che non si rimarginerà più. Ogni tac è un momento perduto.

Cerco di afferrare la sensazione morbida della tua mano che stringe le mie, di bloccare la carezza sulla mia guancia, di annusare il profumo dei tuoi capelli che sfiorano il mio naso. Ma il ricordo scivola via senza che possa farci nulla.

Tic tac mi parla l’orologio. Il bronzo delle sue lancette mi inchioda al presente.

La luce del sole diventa pallida all’orizzonte, il cielo è di un morbido grigio che presto diverrà cobalto e poi un nero bucato dalle luci di Giove e Venere.

Una poiana è appollaiata, impettita e un po’ annoiata, sulla cima di una vecchia antenna arrugginita. Aspetta che le luci della notte si spengano per poter richiamare la sua compagna. Uno stridio alto e acuto taglierà le onde del silenzio e un battito di ali disegnerà una linea d’amore sul cielo scuro.

Tic tac mi parla l’orologio. Il ricordo lentamente scivola in un volo opposto a quello della poiana. La carezza sul mio viso sbiadisce, anch’essa lentamente. Ma la carne brucia e strisce sottili di affetto ruvido la afferrano per non farla andare via.

Sospiro e il rumore del fiato che esce dalle narici è il rumore di una cascata di acqua calda e dolce che si tuffa tra le onde del silenzio ovattato.

Tic tac mi parla l’orologio. Alzo il viso dalla tastiera e guardo il muro bianco di fronte a me.

E’ scrostato in più punti e sottili linee grigie lo solcano da una parte all’altra.

Un morente raggio di luce arancione lo colora per qualche minuto.

Il giorno si spegne.

Fra poco giungerà il buio della notte. E tornerà la speranza che il tempo rallenti la sua corsa e che io possa sognarti, in pace, finalmente libero.

Tic tac mi parla l’orologio. Ascolta, mi dice. Perditi nel silenzio.

 

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