Ma chiudere sì.

Perché c’è un dopo che deve cominciare e non può succedere che così. Strappandosi via la pelle morta del ritegno. Della vergogna e dei sensi di colpa. Della reticenza che distrugge le vite. Perché con il passato, con tutto il passato, prima o dopo bisogna fare pace.

O almeno chiudere. Anche senza fare pace. Ma chiudere sì. Per sempre.

“Prigione con piscina” di Luigi Carletti

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