La stampede

Mario si svegliò di soprassalto. Si ritrovò seduto nel letto e annaspò a bocca aperta risucchiando l’aria con spasmi incontrollati. Intorno a lui il buio era completo, rotto dal verde stinto dell’orologio digitale sul comodino al suo fianco. Poggiò le mani sul materasso e alzò la testa verso il soffitto, inspirando rumorosamente. Sentì sotto i palmi le lenzuola umide del suo sudore. Presto i suoi occhi si abituarono al buio e con la coda dell’occhio notò che la luna filtrava la sua luce tra le persiane e disegnava sottili linee bianche sul muro annerito dalla notte.

Il cuore batteva furiosamente nel suo petto e rimbombava nelle orecchie. Era un rumore duro, spigoloso e aritmico. Non riusciva a riconoscere la scansione del battito. Non gli era mai capitato. Anzichè calmarsi, si spaventò ancor di più. Il sudore colava sulle tempie e scivolava verso il collo.

Poggiò la mano sul torace, all’altezza del cuore. Si stupì, il cuore batteva sì veloce, ma la scansione del suo battito era nitida, potente e riconoscibile. Non corrispondeva al violento cavallo imbizzarrito che sentiva nelle orecchie e all’agitazione che avvertiva nel corpo.

Si sdraiò di nuovo nel letto e allungò le gambe, puntando i piedi oltre il suo bordo.

Chiuse gli occhi e restò in ascolto cercando di ridurre la velocità del respiro.

Il battito continuava ad essere un indistinto groviglio di tamburi che battevano nella sua testa. Non capiva e la paura si affacciò nella sua testa.

Cercò di riflettere con calma, controllando il terrore il cui alito mortale avvertiva nella stanza.

Cos’era quella cosa? Un infarto? Non aveva dolori nel petto e nemmeno al braccio sinistro. Doveva chiamare un’ambulanza? E se invece si trattava solo di un brutto sogno? Cercò di ricordare se stesse sognando prima di svegliarsi di soprassalto ma non gli venne in mente nulla.

Incrociò le mani sul petto. E il terrore lo avvolse, indefinito, chiudendolo in un bozzolo gelido che gli ghiacciò la maglietta del pigiama.Il rombo assordante batteva violento sia a sinistra che a destra.

Poggiò prima una mano su un lato, poi sull’altro.

Il battito, con ritmi diversi e non sovrapposti, quasi a formare un’unica linea dal contorno indistinto, era in tutti e due i lati.

Spalancò gli occhi. Non era possibile una cosa del genere. Scattò di nuovo seduto sul letto  grigio. Riprovò posando le mani sul torace. Non c’erano dubbi. Doveva correre in ospedale.

Aveva due battiti differenti.

Due cuori battevano dentro il suo corpo.

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