Mino e il primo giorno di primavera

Il cielo è azzurro. Una pellicola trasparente offusca la luce del sole. Il cemento della strada è caldo, le ombre sono nette. Giro l’angolo e lo vedo, sul marciapiede. E’ appoggiato al muretto del suo giardino, il basco calato sulla fronte, gli occhiali piccoli e tondi da sole. Gira lo sguardo a destra e poi a sinistra. Alcuni gabbiani bianchi volano bassi, in perlustrazione dal mare vicino. Alziamo la testa e li guardiamo, il fruscio delle ali rimbomba nel silenzio della strada.

Annuso il profumo salmastro dell’acqua. Il vecchio, lì di fronte a me, si stacca lentamente dal muro. Un passo alla volta, prima il destro e poi il sinistro; la mano destra impugna il bastone che ticchetta piano sulle piastrelle grigie. Si ferma e osserva gli alberi nel giardino della casa diroccata un po’ più in là. Il grande albero di fico ha già gemmato le prime foglie verdi. I lunghi rami sono accartocciati e intrecciati, come una enorme e intricata rete di legno, e tra poco si riempiranno di una enorme zazzera verde che farà ombra e fresco al vecchio cane nero che abita lì e che sorveglia i muri crepati e scrostati dell’antica casa, ascoltandone i lunghi sospiri del vento.

Un sorriso ironico si stende sul viso rugoso del vecchio. Allunga una mano tra le inferriate arrugginite del cancello e accarezza la testa ingrigita del cane che, riconoscente, gli lecca a lungo la mano con la sua lingua rossa e rasposa.

Mi avvicino piano e osservo quell’uomo che conosco da anni. Il suo sorriso è aperto e nello stesso tempo sornione. Il sorriso di un uomo buono.

Un battito d’ali attira la mia attenzione. Una grande poiana vola dai rami di un grande pino piegato dagli anni verso il grande fico della vecchia casa abbandonata.

Abbasso gli occhi e il vecchio è scomparso.

Sbarro gli occhi. Lo cerco tra il rosso brunito del cancello contorto. Il cane è dietro le sbarre, un orecchio alzato e l’altro abbandonato sulla testa. Allunga il muso tra i ferri, cerca la mia mano.

Lo accarezzo, a lungo. E’ triste. Come me.

Oggi è il primo vero giorno di primavera.

Era il giorno in cui Cosimino usciva dalla sua casa al pianterreno e lentamente controllava la strada, si fermava a parlare con chi passava, accarezzava la testa dei bambini, giocava con il cane.

Ora non c’è più. Il cane nero ha un groppo. Come me.

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