Il fascino del vento

Il fascino del vento. Mi sono svegliato questa mattina e la nebbia argentea nel cervello percepiva un frastuono lontano, crescente. La luce che proveniva dalla finestra dello studio, dove la tapparella è alzata, era grigia e debole, più scura che chiara.

Continuavo ad essere immerso nella nebbia del risveglio e sono andato ad appiccicare il naso al vetro freddo. La vista era spettacolare: i pini secolari ondeggiavano sotto il peso delle bordate del vento di tramontana. Il cielo era grigio antracite e le nuvole si attorcigliavano in arabeschi dalle linee talvolta morbide, talvolta appuntite.

L’acqua scrosciava dal cielo di lato e allagava il terrazzo, inzuppando gli abiti lavati e stesi ad asciugare. Sì, ad asciugare.

Mi sono scrollato la nebbia, con un gesto secco della mano come a scacciare le mosche davanti agli occhi. Ho aperto la finestra e una raffica gelida, secca, mi ha frustato il viso.

Con difficoltà, i movimenti resi lenti dal freddo, dalla forza del vento, dal sonno annidato nei muscoli, ho aperto la zanzariera e ho portato dentro la stanza gli stendini con gli abiti che gocciolavano l’acqua ghiacciata formando larghe chiazze di acqua sul pavimento. Mi sono fermato. Ho alzato la testa e ho guardato l’orizzonte. Avevo di fronte a me una tempesta. La natura incazzata mostrava i muscoli e lo spettacolo era terribile e affascinante.

Mi sono avvicinato alla ringhiera. Le nuvole correvano nel cielo, abbracciate in un corpo solo. L’acqua scendeva violenta e ogni goccia che mi colpiva era una puntura rozza, il vento scuoteva rabbioso tutto quello che incontrava come se volesse eliminare la polvere accumulata dall’uomo.

Ero immobile, affascinato. E bagnato. L’orizzonte era scuro, le linee delle colline coperte dagli scrosci grigio chiari della pioggia. Gli alberi si chinavano come per proteggersi ma una mano li riprendeva e ne sollevava le cime, strappando le pigne adolescenti e buttandole sulle macchine parcheggiate sotto i larghi tronchi grigi.

Non riuscivo a staccare gli occhi. È il giorno di Pasquetta. Il cielo ha deciso, in ritardo, di fare le pulizie di Pasqua.

Questa voce è stata pubblicata in Racconti. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *