La promessa (parte 4)

Nello stesso luogo dell’Istria, 24 agosto 2007

 Anna era pallida e occhiaia profonde le segnavano il viso smunto. I capelli erano un groviglio di dolore silenzioso che non poteva urlare. La mano ossuta teneva quella del vecchio. L’uomo ormai rantolava, un gorgoglìo secco proveniva dal profondo del suo corpo e a lei pareva il graffio terribile del diavolo che dagli inferi richiedeva la sua preda. Ma la donna non voleva lasciar andare il vecchio; non voleva che potesse finire nelle mani di un maledetto diavolo. E ripendò, terrorizzata, al Canto 21 e 22 della “Divina Commedia”. No, suo padre non poteva finire in quel maledetto lago di lava bollente. Strinse ancora di più la mano dell’uomo, che ormai era uno scheletro giallo infossato nel bianco delle lenzuola candide in cui Anna lo adagiava ogni giorno.

L’uomo, ormai stremato, aprì lentamente gli occhi e cercò di mettere a fuoco il viso della figlia. Il suo volto, stravolto dal dolore, si rilassò e le sorrise. Un bel sorriso allegro, come quando lei era bambina. Il cuore le balzò nel petto e le lacrime spingevano nei suoi occhi ma riuscì a ricacciarle indietro.

Bisbigliò piano il suo nome: “Anna, figlia mia….”

“Babbo, non ti sforzare. Ti prego.” E gli accarezzò la mano.

“Zitta…. una volta tanto…” e le sorrise dolcemente.

Lei abbassò la testa e annuì.

“Avvicinati… non mi resta… molto tempo….”

Piegò il suo viso stanco verso le sue labbra e ascoltò.

Lui le parlò a lungo, con enorme fatica e stirando le labbra per le vampate di dolore.

Lei non disse nulla mentre le lacrime scivolarono incontrollabili. Poi lui finì e la guardò negli occhi.

Le disse solo un’altra parola, soffiata con un sussurro rauco: “promettilo!”

Lei annuì con gli occhi bassi.

Lui chiuse gli occhi e rilassò la stretta della mano.

Il vecchio morì la mattina dopo. Aveva 66 anni e certamente vecchio non era.

La promessa (parte 3)

La promessa (parte 2)

La promessa (parte 1)

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