Scrivere ogni giorno…

Scrivere ogni giorno. Scrivere di cosa? Di una vita che fugge, o meglio: che sfugge? Scrivere dei colori che intorno a me si sbiadiscono? Scrivere del vento che sferza il mio viso mentre corro? Scrivere dell’amore che si allontana tra le nuvole bianche che si modellano come immense montagne di neve candida all’orizzonte? Scrivere del mare che si gonfia, monta la spuma e si frantuma arrabbiato sulle rocce grigie della costa? Scrivere dei sogni che fuggono alle prime luci del giorno, quando il cielo si colora di cobalto con tracce di pesca? O scrivere dei rimpianti che si aggrappano ai ricordi romanzati in un racconto mai scritto?

Scrivere ogni giorno. Scrivere per sé, per lasciare una traccia di quel qualcosa che si poteva e che si è rinunciato ad essere; per quel macigno di sensi di colpa che ha trascinato la fantasia in un fondale di fango ed alghe. Nel fondo di un lago in cui l’oscurità ha la meglio sui raggi del sole che, al tramonto, tremolanti e luccicanti filtrano tra le onde scure.

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