Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo

Sono giorni che cerco di comprendere cos’è che mi ha colpito così tanto dell’ultimo libro di Federico Rampini: “Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo”. C’è qualcosa che sta scavando dentro di me e non emerge con chiarezza. Galleggiano alcuni pezzi, i baby boomer- la sete di innovare- la tecnologia- la sveglia alle cinque del mattino per leggere i pacchi dei giornali depositati dietro la porta di casa- la corsa ogni giorno- l’essere un maratoneta- lo yoga- l’essere vegano- la curiosità del giornalista, ma sono scollegati tra di loro. Eppure avverto che c’è un filo che li lega, ma non riesco a percepirlo.

L’uomo Rampini, quello che si racconta nella rubrica curata su D di Repubblica e che scandaglia fino in fondo l’uso della tecnologia da parte dello staff del Presidente USA Obama, mi ha sempre intrigato perché racconta la vita con una curiosità e una serenità colma di luce interiore. Quella stramaledetta luce interiore che non riesco a vedere nemmeno di sfuggita. Mi riecheggia nella testa la litania del Maestro Shifu, nel cartone Kung Fu Panda: “pace interiore…. pace interiore…. pace interiore!!! Chi è che disturba la meditazione?”

Ecco, io mi sento così. Solo che sono consapevole di non essere Maestro Shifu.

Nel tentativo di capire ho cercato di rintracciare un ordine. Sono rimasto in silenzio e ho aspettato che i pezzi salissero da soli in superficie e il collegamento emergesse con nitidezza. Macché. Niente.

Poi è arrivato il sogno. Stanotte stavo correndo, cosa che nella realtà faccio quasi tutti i giorni, in campagna ma, superata la metà del solito percorso, ho deciso di variare e ho preso un’altra via all’incrocio della Chiesa di Santa Maria del Casale, alla periferia di Brindisi. Ho continuato, nel sogno, a correre su una piccola strada di campagna sconosciuta, asfaltata con un brecciolino di asfalto grigio. La via si infilava in una campagna piatta, verde per l’erba alta e per gli ulivi. Mi guardavo intorno, assaporavo i profumi della campagna. Intorno a me il silenzio era totale, non c’era alcun segno di vita. E questo in campagna è segno di pericolo. L’esperienza mi ha insegnato che nella campagna la vita freme sempre, in tutte le sue innumerevoli varianti. Un ronzio continuo dimostra che tutto è in divenire. La brezza, o il vento nelle sue bizzarre varianti, accarezza o schiaffeggia l’erba, i fiori, le foglie degli alberi e qualche volta fa scricchiolare i possenti rami nodosi delle querce e degli ulivi. Invece in quella strada tutto era immobile e silenzioso. La strada di fronte a me era dritta e infilava, come una lama appoggiata di taglio, la terra gialla. Finché non ho sentito un fruscio ritmato e all’orizzonte ho visto qualcosa che si avvicinava. Mi sono fermato, ho socchiuso gli occhi ma il sole di fronte non mi faceva capire cosa fosse. Dopo qualche attimo mi ho capito che avevo atteso troppo e che ormai era troppo tardi. Ho guardato intorno a me. Non c’era nessuno a cui chiedere aiuto. Dovevo scappare? Con una rasoiata di paura, ero spacciato. Immobile li ho guardati arrivare, più veloci del vento. Era un branco di cani, ringhianti, pronti ad attaccare.

Mi sono svegliato di colpo, spaventato e gelato. Ho guardato l’orologio. Erano le cinque del mattino: l’orario in cui Rampini si sveglia per leggere i giornali e preparare la rassegna stampa dagli Stati Uniti per il quotidiano la Repubblica. Strana coincidenza. Mi sono alzato e sono andato in cucina, ho lavato la caffettiera e poi i piatti della cena. Ho preparato la macchinetta, acceso l’iPad e scaricato i quotidiani. Ho letto i giornali, bevuto il caffé e poi sono andato a fare la doccia e radermi. Mentre lasciavo scivolare la lametta sulla barba mi è venuto in mente un capitolo del libro. Quello in cui Rampini racconta che d’inverno ha l’abitudine, con qualsiasi tempo di andare a correre all’alba a Central Park a New York, dove ora è corrispondente per il giornale. In quel trafiletto, sempre pubblicato su D di Repubblica nel novembre 2011, lui scrive che per risparmiare tempo ha iniziato ad utilizzare gli audiolibri. Ha quindi iniziato a correre con l’iPod nano ascoltando libri. E in quel modo ha scoperto il gusto di coniugare corsa e letteratura.

A seguire mi sono venuti in mente anche alcuni capitoli in cui ha parlato di Yoga, delle sue varie esperienze, del bisogno di farlo con regolarità. In un’articolo ha raccontato la rivolta degli Hindu indiani residenti negli Stati Uniti contro la sua commercializzazione che lo trasforma da filosofia di vita in uno strumento di profitto.

Il filo era lì, lo percepivo, ma ancora mi sfuggiva.

Ho deciso di sperimentare. Solo così potevo tentare di trovarlo: cercando.

Sono andato ad acquistare un paio di auricolari per la corsa. Poi mi sono collegato con l’iPhone, mio fidato compagno di corse, all’iTunes Store e ho cercato nella sezione degli audiolibri. Ero un po’ restio perché quando corro non mi piace portare gli auricolari e ascoltare musica. Anzi, a dirla tutta, non sopporto quelli che lo fanno. La bellezza del correre è anche nel faticare sentendosi parte della natura intorno, quando si ha la fortuna di poterlo fare in campagna e non nelle fumose e chiassose strade di una città. Io quella fortuna ce l’ho. E me la godo tutta ascoltando mentre corro il frinire dei grilli, il frullare degli stormi di uccelli, le grida dei gabbiani riparati nell’entroterra quando soffia la tramontana, il rombo lontano delle macchine, il rullare degli aerei nella vicina pista dell’aeroporto di Brindisi.

Però dovevo provare, sperimentare e a qualcosa, almeno per una volta, si deve rinunciare.

Però su iTunes non trovavo nulla di interessante. Ho guardato le classifiche, cosa che non faccio praticamente mai perché non mi fido delle popolarità. E verso l’ottantesimo posto, abbastanza dietro per attirae la mia attenzione, ho visto Siddharta di Hesse. Un libro che mi hanno regalato tantissimi anni fa e che mi sono sempre rifiutato di leggere. Perché? Non lo so. E se penso che sono un accanito fan di Tiziano Terzani (lo era in tempi non sospetti cioé quando non era ancora diventato un’icona, cosa che tra l’altro penso l’avrebbe fatto incazzare moltissimo) e della meditazione Yoga fa apparire ancora più incomprensibile questa mia scelta. Ma è andata così.

Beh, l’ho comprato a 2,99 euro. Mi sono vestito e sono andato a correre. Ho infilato nelle orecchie gli odiati auricolari e avviato l’audiolibro. Sulla strada osservavo il sole scendere velocemente dietro l’orizzonte. Nel cielo cobalto le nuvole rosa assumevano una forma strana a forma di onda con sbuffi irregolari in coda. L’aurea intorno alla palla rossa del sole si tingeva di un caldo color pesca. Gli alberi intorno a me avevano assunto un profilo sinistro che si stagliava nel vuoto blu. Le parole del libro iniziarono a scivolare nelle mie orecchie, mescolate ad una musica celestiale e profonda. Un rimbombo delicato mi accarezzava la mente e, incredibilmente, il mio cervello riusciva a concentrarsi sulle parole, sul loro senso, sulla bellezza indescrivibile del testo di Hesse. E ciò che era intorno a me risplendeva di una luce nuova. Il passo della corsa trovava il suo ritmo, ed era più fluido del solito. Il respiro era leggero, quasi tranquillo. Nelle orecchie mi giungeva rassicurante il frullare delle ali degli uccelli sopra la mia testa, il frinire dei grilli, il rombo dei motori, il passo leggero degli altri runner. Non avevo perso nulla di ciò che amavo intorno a me nella corsa.

Avevo guadagnato una nuova possibilità.

Il tempo passava veloce e non avvertivo alcuna stanchezza. Volevo continuare a correre per ascoltare, con una crescente curiosità. E stavo ascoltando un classico da cui ero sempre fuggito. Non credo al caso e penso che la scelta di Siddharta sia stata voluta. Il motivo lo scoprirò più avanti. Spero. Così come spero che un giorno riesca a trovare il filo che unisce quei relitti apparsi dal mio inconscio durante la lettura del libro di Rampini. D’altronde, un buon libro a quello serve: a “stuzzicare” qualcosa che si è incastrato e impolverato dentro di noi. Poi toccherà al lettore saper fare buon uso di quegli oggetti, o possibilità, che sono stati smossi.

Alcune frasi alla fine del terzo capitolo e all’inizio del quarto dell’audiolibro di Siddharta mi hanno aperto una finestra a cui vorrei affacciarmi. Durante la corsa, ascoltando la voce d Enzo De Caro che mi raccontava il libro, mi è tornato alla mente il lontano ricordo di mia madre che, mentre ero bloccato a letto dalle varie malattie che mi hanno colpito durante l’infanzia, mi ha letto decine di libri che poi hanno rappresentato le fondamenta della mia formazione culturale. Ed è stato bello ritrovare anche solo quel ricordo che ha smussato il presente.

Solo per queste opportunità che si sono aperte devo molto al racconto poco giornalistico e molto personale di Rampini.

Vediamo che succede.

 

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7 risposte a Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo

  1. Giordana scrive:

    Oggi ho acquistato il libro di Rampini che, ovviamente, non ho ancora letto. Facendo ricerche su yahoo in merito al tomo, ho trovato il tuo blog e volevo dirti che il tuo racconto mi ha incantata. La mia esperienza personale con Siddharta è speculare alla tua e risolverò questa lacuna usando il tuo stesso metodo. Grazie e spero che il libro di Rampini mi ispiri almeno quanto il tuo racconto. Ciao :-)

  2. daniela scrive:

    Galileo, quanto hai scritto è di una autenticità strabiliante. Penso che la forza di tutto quello che hai raccontato è che ti sei dato la possibilità – faticosissima – di entrare e restare in contatto con te…. e il resto viene! Bello mi ha toccato profondamente.

  3. Giampaolo Buti scrive:

    Salve. Cercavo una recensione dell’ultimo libro di Rampini, ero indeciso se acquistarlo o meno. Il titolo è meraviglioso. Mi ero soffermato in libreria sbirciando qualche passaggio, mi piace come parla e come sorride Rampini quando passa in TV, ma ho (soltanto:-) quarantaquattro anni e nelle poche righe che ho non mi sentivo molto rappresentato nelle vicende, riguardanti la sua generazione, che narra nel suo libro. Ma la tua recensione mi è piaciuta e lo acquisterò, e magari prima lo regalo a mia suocera, che anagraficamente è più vicina all’età dell’autore. E credo che sfrutterò ancora il tuo sito per leggere recensioni ed impressioni interessanti. E a breve mi ascolterò anche Siddharta. Grazie.

    P.s.: 1Q84 lo hai letto? Se lo leggi mi dici cosa ne pensi?

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