La mia palestra è la strada

La mia palestra è la strada. Il mio Yoga è la corsa. Nel preciso istante in cui il piede parte, e la voce sensuale del gps mi avvolge le orecchie con il suo “Activity start!”, le tensioni del giorno, i pensieri, le ansie, le emozioni, si affollano nella testa e si spingono l’uno con l’altro. Avverto nitidamente dentro di me il suono di gomiti che si strattonano, le corazze che si scontrano, il suono metallico delle asce che si incrociano, gli scudi spezzati.

Il primo chilometro è faticoso, il passo non trova il ritmo, lo sguardo non trova la via per distendersi, i pensieri non riescono a scivolare perché sono aggrovigliati.

Dopo duecento metri, però, il cemento cessa di colpo e mi ritrovo in un largo spiazzo di cemento. E’ un parcheggio, ampio, vuoto di macchine. Di fronte a me lo spazio infinito fino all’orizzonte. Il cielo è largo, smisurato, colmo di nuvole grigie, con sprazzi di color cobalto, lampi di pesca sopra le cime dei pini centenari che ricamano linee intrecciate sulla striscia dritta dell’orizzonte a ovest.

Il passo si allunga, le scarpe saltano fazzoletti accartocciati, preservativi usati. Sono i frutti marci di frammenti rubati di amore. Ho le immagini di rapporti veloci, rubati al buio, prima che i fanali di qualche viandante curioso spezzi l’incantesimo dell’orgasmo.

Le ansie si accartocciano ancora di più, premono sotto la pelle, consapevoli che il loro tempo sta per finire.

Mi inerpico per la leggera salita, la strada si rimpicciolisce e viene risucchiata dalle piante selvatiche e rigogliose che ricrescono testarde a qualsiasi potatura.

Ed è lì, in quel momento, che si compie la trasformazione. Il silenzio improvviso della campagna ha ingoiato ogni traccia di rumore umano. I pensieri si distendono, le ansie e le emozioni si lasciano andare, sciolgono i loro nodi, si mescolano e non premono più sotto la pelle. E finalmente, il silenzio scende dentro di me.

Questo è il mio Nirvana. Perché in quelle strade immerse nella campagna ritrovo la pace. Ed è una pace totale, è il silenzio interiore che non è rigetto delle difficoltà, ma è la loro assimilazione, sentirle parte di sé. I muscoli rispondono, accelero e ascolto il respiro che si fa denso, sereno.

Il pensiero si fa leggero, i muscoli dello stomaco si rilassano e non ne avverto più il peso; un peso che mi impediva di inspirare l’aria sino in fondo e il respiro si fermava a metà.

La strada è la mia palestra. La corsa è il mio Yoga. Ogni giorno arriva il momento in cui correndo mi svuoto di tutto e divento un Anam, un senza nome, che abbandona metro dopo metro ciò che non serve più e che potrebbe correre senza fine. E’ in quell’asfalto nero, in quella via immersa nell’erba gialla e verde dell’autunno, che ritrovo il senso della vita.

In una corsa che è solo piacere di sentire sul viso l’alito fresco del vento e non il bisogno di una rincorsa verso un nuovo obiettivo.

 

 

Questa voce è stata pubblicata in Pensieri, Sottrazione. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *