Kafka sulla spiaggia

E anche questo librone di Murakami l’ho letto, masticato e poi ingoiato. Da qualche parte avevo letto che “Kafka sulla spiaggia” è considerato il miglior libro dello scrittore giapponese. Nel leggerlo qualche ho avuto qualche perplessità nel condividere questa valutazione. Per me non è il miglior libro per una serie di ragioni, ovviamente del tutto soggettive. E’ una storia molto ampia, con punte di paradossalità davvero notevoli. E’ una trama difficile da seguire anche se lo schema proposto dall’autore è essenziale: due storie parallele con continui punti di contatto e di fusione. Per diverse centinaia di pagine mi sono chiesto dove Murakami volesse arrivare, cosa davvero volesse raccontare. Poi ho compreso che nessuna domanda razionale poteva ricevere una risposta. Mi sono lasciato andare alla lettura, ho ascoltato il mondo dei sogni dipanato da Murakami, mi sono immerso negli ambienti e nei personaggi strutturati con grandissima maestria. Alla fine del libro, negli ultimi capitoli sono state scritte pagine importanti, con passaggi commoventi per la loro cruda realtà. Solo per quelle righe valeva la pena leggere questo libro.
Mi è piaciuto molto e, come sempre mi capita nel terminare la lettura di un libro di Murakami, ho provato una sottile ma violenta malinconia nel chiuderlo.

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