Specchio, specchio delle mie brame…

A scuola nei temi di italiano ero mediocre. Mi dicevano che andavo spesso fuori tema e che ero senza fantasia. Nella mia vita ho, sia nell’infanzia che nell’adolescenza, ho vissuto in diversi paesi e diverse città, frequentando scuole tra le più varie. Ho avuto insegnanti di italiano suore, comunisti, fascisti, statue di cera; ho incontrato persone evolute, sensibili e intelligenti ma anche persone dure, inflessibili, maligne, talvolta indifferenti.

Eppure, pur avendo maestri e professori così diversi, quando scrivevo un testo la conclusione è sempre stata la stessa: la scrittura di questo ragazzo è mediocre, non ha fantasia, non si impegna. Il voto era comunque alto ma quando facevo, con la faccia paonazza per l’emozione, una domandina semplice: “un giorno diventerò uno scrittore?” la risposta era comune a tutti quegli insegnanti, sensibili o insensibili, attenti o indifferenti, fascisti o comunisti che fossero: abbassavano la testa e la scuotevano con una espressione perplessa.

No. Non avevo speranza.

Per reazione, sin da bambino, ho letto moltissimo. Ho divorato i libri di Jules Verne, Walter Scott, Melville, London, Salgari. Ho passato serate intere seduto su una poltrona morbida di velluto blu, incastrata in una intelaiatura di legno scuro, poi invecchiata, consumata e infine rivestita da un orribile tessuto a strisce verticali marroni e beige. Leggevo in una penombra accogliente, sotto il fascio di luce arancione di una lampada svedese di plastica bianca che ancora oggi illumina la vista della mia vecchia madre. Lei, oggi, prende i libri, strappa i fogli gialli e li usa come tovagliette. Il contenuto l’ha masticato molti anni prima.

Da bambino leggevo e sognavo, entravo in quelle storie, ascoltavo il frangersi delle onde del mare sulla chiglia del veliero, il soffio furioso del vento, l’adrenalina dell’avventura, il vuoto allo stomaco nel volo su una mongolfiera, il frastuono delle lame che si incrociavano.

Da adolescente sono passato, spinto da mio fratello colto e con l’animo di un rivoluzionario perplesso, a letture più complicate. Ho ingoiato, ammetto con molta difficoltà, Calvino, Pratolini, Pavese, Pasolini, Cassola, Fenoglio. E da adulto, infine, sono tracimato in mille strade sperimentando e divorando di tutto.

Nella mia mente era sempre rimasta quella domandina semplice semplice. Però non avevo più chi mi potesse dare una risposta rinfrancante, diversa da quelle noiosamente uguali che avevo ricevuto da ragazzo.

Dentro di me è rimasta l’amara consapevolezza che non avrei mai potuto diventare uno scrittore e che, probabilmente, non sarei riuscito a scrivere qualche riga originale che fosse mia, solo mia, che rispecchiasse i miei sogni di avventura, che raccontasse una storia. Dentro di me, invece, le storie si spingevano, si mescolavano, si aggrovigliavano, si ammucchiavano senza riuscire a trovare uno sbocco. Con il tempo mi aspettavo che si sarebbero rinsecchite come piante abbandonate, lasciate senza la linfa necessaria alla loro sopravvivenza.

Invece quelle storie non sono morte; probabilmente si sono un po’ appassite, hanno risentito dell’ambiente angusto in cui sono state lasciate per tanto tempo. Ma, piano piano, hanno trovato, da sole, una piccola feritoia in cui incunearsi per uscire all’aria aperta. Oggi, buttando via con un gesto secco della mano ormai piena di rughe e, lei sì, un po’ incartapecorita dal tempo, ho iniziato a scrivere qualche racconto. Fino ad ora non l’avevo mai fatto perché ogni volta che mi ritrovavo davanti un foglio bianco, o uno schermo di computer, rivedevo davanti ai miei occhi le teste abbassate che si scuotevano sconsolate e con disapprovazione. Tutto ciò che avevo in testa mi appariva all’improvviso inutile e insignificante, inadatto a essere tirato fuori ed espresso con le parole su quel foglio, reale o virtuale che fosse. Non provavo più perché pensavo che qualcuno, una persona qualsiasi, un giorno avrebbe potuto leggere quelle righe e ridere.

Beh, si potrebbe obiettare: scrivi per te e basta. Non sono mai riuscito ad immaginare di scrivere qualche cosa solo per me. Pensavo, desideravo, di avere un pubblico a cui raccontare le mie storie. Certo, come tutti, ho provato più volte a tenere un diario ma anche in quel caso il mio desiderio era che fosse, comunque, letto da qualcuno. Sarebbe stato bello sentire una voce dire: ma che bravo scrittore questo ragazzo!

Ogni volta che ho iniziato però, dopo qualche giorno, o settimana, ho abbandonato. E’ tutto conservato da qualche parte ma ho orrore ad andare a rileggere quello che avevo scritto, a rivedere quella grafia di una persona che non esiste più e che, quindi, mi apparirebbe estranea.

Ora so che per scrivere bisogna allenarsi, come nella corsa. Ogni giorno si dovrebbe buttare giù qualche riga. Ma io sono un pigro. L’impegno alla scrittura dovrebbe essere una cosa seria, in cui impegnarsi con costanza e metodo. So bene che solo così potrei migliorare la scrittura e, magari, riuscire a scrivere qualcosa di interessante.

Ma io sono un pigro. O perlomeno nascondo dietro questa presunta pigrizia la paura di riuscire. O la paura di scoprire che, effettivamente non sono in grado. Ogni giorno mi dico: sono bravo, lo so. Ma purtroppo non ho il tempo di mettermi alla prova. Torno a casa la sera molto stanco. Non ce la faccio. Scriverei sciocchezze.

In questo modo evito di misurarmi seriamente. In questo modo non saprò mai, perché ho scelto di non volerlo sapere, se quegli insegnanti avessero ragione oppure no.

Queste sono le paure di un bambino che sognava di essere uno scrittore e che, invece, oggi è un uomo che scrittore non lo è diventato.

Questa voce è stata pubblicata in Racconti, Sottrazione. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Specchio, specchio delle mie brame…

  1. Mariuccia70 scrive:

    Chi è uno scrittore?
    Uno scrittore non è corso colui che ha da raccontare qualcosa.
    Uno scrittore non è forse colui che emoziona.
    Uno scrittore non è forse colui che scrive una cosa e la fa diventare esperienza di chi legge.
    Penso che questi tre eventi siano sufficiente per definire uno scrittore, e tu Elfodavide hai tutti e tre queste qualità.
    Osa a volare, i prof hanno tarpato le ali di un fanciullo.
    Osa E cadrai che il tuo sogno diventerà realtà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *