Vuoto a perdere

Quintali di pensieri si affollano nella testa. Li sento affollarsi, spingersi alla ricerca di un refolo d’aria. Sono dentro, pulsano, dotati di vita propria. Cercano di uscire ma non riescono a trovare la parola giusta. E’ come una fila disordinata e infinita di pensieri, di storie, di idee, che sono alla ricerca di un vestito, o di un cappotto, qualcosa di colorato da indossare. Ognuno di loro ha un gusto, è alla ricerca del colore adatto a esprimere ciò che, a loro volta, hanno dentro. Ma arrivati nel negozio, il mio, non riescono a trovare l’abito o il colore. I capi sono troppo pochi e si esauriscono subito. Si incazzano, afferrano le poche parole disponibili nella mia testa, le tirano, le strappano, vanno via delusi.

Avrebbero bisogno di un vocabolario ampio, di una mano più veloce, di una testa più sorridente e disponibile ad aiutarli ad uscire. E invece sono capitati nella testa sbagliata. Una persona svagata, pigra, insolentita.

Li sento gonfiare il petto, urlare la loro rabbia, graffiarsi il viso con le unghie spuntate. E poi, abbassano la testa e rientrano da dove sono venuti. Dopo qualche decina di minuti i loro contorni si affievoliranno per poi scomparire nella nebbia di un porto lontano in cui il vento è assente e l’aria è fangosa. Sentirò forte lo scoppiettio, il loro svanire nel buio grigio e limaccioso, come chicchi di mais che in un padella rovente diventano bianchi pop corn e da materia dura e tonda diventeranno batuffoli bianchi, morbidi, dai contorni irregolari.

Ma non li mangerà nessuno.

Scompariranno come idee inutili e senza futuro.

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