Avere 51 anni

Avere 51 anni. Sono alla finestra, dietro il vetro camera che assorbe i rumori esterni. Guardo l’orizzonte. I pini sono dritti e tagliano con linee verticali il cielo. Un soffio di vento si intrufola tra le fessure del legno scuro. Si infila nei miei pensieri, Li scuote, li rimescola, li confonde. Le immagini si accavallano. Passato e presente. Ma la linea guida è sempre la stessa: avere 51 anni. La stessa età di Barack Obama. Ma lui è il Presidente degli Stati Uniti d’America. Io sono a casa mia, in un piccolo quartiere di una piccola città di provincia ad attorcigliarmi in una crescente sensazione di fallimento.

Lo so, mi ci attorciglio spesso. Ma oggi ha un altro sapore, molto più amaro. E’ una sensazione che ha lo spessore doppio, quasi nodoso, delle nuvole bianche con la pancia scura che attraversano il cielo blu di fine aprile. Sono nuvole che si rincorrono e poi si uniscono, diventando una massa imponente che minaccia solo pioggia. Il vento aumenta di intensità e gli stormi di uccelli abbandonano il cielo per trovare riparo tra le fronde appuntite dei pini. Da qualche giorno sono arrivate le rondini. Nei pensieri si infila il loro grido felice, il volo giocoso tra le strette vie pietrose del centro di questa piccola città. Di provincia.

La sensazione del fallimento ha gli occhi di un figlio che inizia ad affacciarsi all’adolescenza; è vedere sul suo viso, come in uno specchio deformato, gli stessi tic nervosi che sono lì, appiccicati, sul mio volto; è notare in lui le stesse reazioni che avevo io alla sua età. E mi chiedo il perché. E’ un fatto genetico? O è, invece, il risultato di una finzione?

Perché finzione? Perché ero convinto di essere cambiato, di aver rimosso le insicurezze, la paura di vivere, i tic. E invece ora sono lì, di fronte a me. Spietati come lo sono stati gli anni della mia adolescenza. E di come, evidentemente, lo sono anche per lui: spietati.

Avere 51 anni. Sentire il corpo che inizia ad invecchiare. Capire che di fronte non ci sono molte altre possibilità. Fino all’altro ieri ogni occasione perduta era cancellata con un gesto della mano come a dire: vabbé, sarà per la prossima volta.

Ora, quella prossima volta non ci sarà più. Forse.

Il film al cinema perso per pigrizia.

Il libro abbandonato in mezzo ad una catasta di altri libri, sul comodino di legno scrostato al fianco del letto.

La cena al ristorante, scartata per quella ruga di disapprovazione apparsa sul volto della propria compagna.

Il viso di cera di una madre morta che ti sbatte al muro e ti chiede: perché non sei venuto a trovarmi quella domenica sera? Mi avresti visto viva! E invece, per pigrizia, sono rimasto a casa a leggere le ultime pagine di un libro che nemmeno mi è piaciuto.

Il bacio che non hai avuto il coraggio di poggiare su quelle labbra rosse e morbide che ami e che ora ti stanno riversando addosso tutta la rabbia accumulata. E tu pensi: che sapore avevano? Ma non lo saprai mai più perché ora sono una riga amara che ti vomita addosso parole corrosive.

Avere 51 anni. Nemmeno fosse una maledizione. Non lo è, ma ha il suo stesso sapore, la sua consistenza dolorante, la sua faccia rugosa e ammalata. Quella faccia, la mia, che adesso guarda all’orizzonte, al tramonto e che deve fare i conti con la giornata che è trascorsa.

In quel momento, osservando il cielo che si scurisce, uno squarcio di luce taglia la massa di nuvole blu. E la luce gialla, calda, si mescola con l’arancio, con il color pesca, con il violetto del tramonto. Lampi di cielo color cobalto si intravedono e la luce bianca, limpida, del quarto di luna si innalza alta nel cielo.

In quel momento capisco, ruvidamente, che non ho capito, ancora una volta, un cazzo.

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Una risposta a Avere 51 anni

  1. Michelle scrive:

    Non solo tu…

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