Compagno

Nei social network è impossibile ragionare sulla politica. In particolare quando si parla di sinistra. Ogni volta che provo ad inserirmi in qualche post commentando e dicendo quel che penso, mi ritrovo dopo un paio di ore con la pressione che sale verso le stelle. Solo che, anziché rinfrescarmi la mente e sentirmi più leggero per il ridursi della forza di gravità, mi ritrovo con la testa che mi scoppia e le vene che pulsano ferocemente per il nervoso. La sinistra italiana è dilaniata da mille personalismi e soprattutto è incentrata sulla figura retorica del “tradimento”. Ogni singola persona che ritiene di essere politicamente uno di sinistra ha di sicuro la sua verità in tasca. Ma è una verità assoluta che non consente alcun tipo di confronto o di smentita.

In questi ultimi mesi un politico oggetto quotidiano di tale figura retorica è il buon poeta di Terlizzi, nonché Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Uno degli uomini politici più odiato in assoluto. Da chi? Da Forza Italia? Da Alfano? Da Monti? Da Casini? Anche, ma soprattutto da tutti coloro che aderiscono ai vari satelliti, talvolta molto piccoli se non praticamente invisibili, della sinistra. Vendola è un traditore. Punto.

Io non sono d’accordo. Nel senso che credo, politicamente, che Vendola negli ultimi due anni abbia sbagliato praticamente tutte le sue scelte. Penso anche che sia ormai tramontato e abbia perso l’occasione per diventare un nuovo uomo guida per la ricostruzione della sinistra italiana. Ma questi son pensieri miei e non voglio soffermarmi in questa sede, anche perché non credo di avere abbastanza capacità per svilupparli.

Però se butti nei social network la parola Vendola, la parola non la persona, si scatenano i cani e te li lanciano contro. Non posso nemmeno provare ad essere educato, garbato, ad argomentare le mie opinioni. No. Sono letteralmente assalito in malo modo. Strattonato. Sfottuto. Ridicolizzato. Offeso. Strappato. Ingiuriato. Sono rientrato nella figura retorica del “traditore”.

Prima ancora che qualcuno legga il contenuto di ciò che ho postato, o commentato, su twitter o su Facebook (in particolare su Facebook), divento l’imbecille servo della destra che si traveste da sinistra. Il fatto che chi ha scritto sia una persona che ci mette la propria faccia e il proprio nome, che magari ha anche una storia personale di impegno politico, possibilmente e con difficoltà portata avanti con un minimo di coerenza, non ha alcuna importanza nel senso che non gliene frega a nessuno. Sei un traditore. Perché? Perché hai osato difendere Vendola. Che è un servo della destra. Quale? Ma quella del PD. Che per i veri uomini della sinistra radicale, quelli che sanno tutto e che capiscono tutto, sono il vero nemico. Perché il vero nemico non è mica quel tizio con la pancetta e tutto rifatto che ha governato per quasi vent’anni. No, il nemico è il traditore PD e il sodale corrotto Vendola.

Facebook è diventato un postaccio dove si scatenano i peggiori impulsi sociali. Soggetti che si nascondono dietro pseudonimi e che non mostrano il proprio volto svolgono quotidianamente il ruolo dei sobillatori, spesso da strapazzo, o dei provocatori. Si infilano, dopo aver guardato dal buco della serratura, e scatenano il peggio del peggio in modo da trasformare rapidamente ogni discussione, magari iniziata in modo garbato, in una rissa da saloon in cui vengono violate tutte le regole della buona educazione e della netiquette. In questo modo le critiche “sane”, quelle vere e argomentate e magari radicali, sono seppellite da tonnellate di merda che riescono nel loro intento di nascondere tutto sotto un mucchio di spazzatura maleodorante e a far scappare molte persone.

Si può fare nulla? E’ possibile ricostruire un nesso logico che riporti le discussioni, la voglia di esprimere la propria opinione in pubblico, ad una dimensione umana e accettabile? E’ possibile tagliare con lo schiamazzo furbesco tipico di una destra cialtrona e che invece ormai ha invaso anche gli spazi, i luoghi, della sinistra?

Sono aperte le riflessioni.

Stamattina, mentre addentavo la mia solita ciambellina e sorseggiavo il caffè bollente, ripensavo agli esordi della mia esperienza con internet. Era il 1995 ed ero uno dei cinque brindisini che avevano un collegamento in rete con la Futura srl. Il frastuono del modem interno al Mac Performa 6200 era un brivido di attesa prima di entrare in un nuovo mondo. Poi il collegamento si apriva e il silenzio delle onde cosmiche si riversava, sciabordando, nel monitor a 72 colori. Si apriva il Netscape e si cercava di trovare qualcuno con cui entrare in contatto. Eravamo pochi in tutto il pianeta e avevamo a disposizione pochi programmi. Il sogno era entrare in qualche lista di discussione. Io entrai nella alt. soc.italian. La scaricavo dentro il client email, l’Eudora. E lì iniziò il contatto con un mondo di una decina di ricercatori universitari e scienziati italiani distribuiti nel mondo: negli USA, in Canada, in Argentina, in Brasile, in Inghilterra, in Francia, in Australia. Erano soprattutto fascisti travestiti da democratici e qualche comunista che, più sfigato forse proprio perché tale, era in qualche buco in culo al mondo. E le discussioni erano violente, talvolta molto offensive, ma argomentate, lunghe, informate. Era una prova molto difficile con cui misurarsi. E quando si capiva che si era di sinistra, un compagno comunista, partiva immediatamente la solidarietà umana e politica. Ci si aiutava, ci si consigliava sul come evitare il degenerare di alcune discussioni. Si era, in sintesi, dei compagni. Cioè persone che condividevano un’idea e che, anche se si era su posizioni diverse e distanti fisicamente migliaia di chilometri, sapevano comunque di essere dalla stessa parte.

Questo era essere compagni: persone che condividevano un’idea e che, proprio per questo, comunque la si pensasse si solidarizzava. La figura retorica del “tradimento” era un’ultima istanza.

Oggi è, invece, la prima. Ed è per questo, modesta opinione, che la sinistra in Italia ha poco da dire ed è condannata a restare marginale. Forse, se si partisse dal dare contenuto alla parola “compagno”….

 

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