Il viaggiatore

Aprire la finestra, guardare il cielo e rendersi conto che è la giornata giusta. Il cielo è azzurro, qualche nuvola bianca veleggia verso il sud, spinta da un freddo fresco e pungente. Le cime delle montagne sono limpide e innevate. I colori del bosco sono un quadro ricco di pastelli con sfumature che dal verde intenso virano verso il giallo e qualche punta di ruggine sparsa a valle. L’erba sui dossi è corta, le rocce sono pezzate dal muschio. Chiudo gli occhi e inspiro con forza i profumi intensi.

Lascio che il vento entri nella baita. Prendo lo zaino e lo riempio con metodo. Abbigliamento tecnico che occupa poco spazio, è caldo e si asciuga rapidamente quando si lava, un paio di scarpe comode ai piedi e uno di ricambio, una torcia e la mia vecchia mappa incollata con il nastro adesivo. Dal tavolaccio prendo il taccuino, due matite e due penne e le infilo nella tasca esterna. Indosso la sciarpa, il giubbotto e il cappello.

Chiudo la finestra, dopo aver serrato gli scuri. Apro la porta ed esco. Il lago, di fronte la casa, è calmo ed è di un lucido color smeraldo. La superficie trasparente mostra gli alberi pietrificati sul fondo di ghiaia. Un respiro profondo mi riempie i polmoni di aria pulita e gelata. Il profumo della terra bagnata si mescola a quello del muschio, del tappeto di foglie del sottobosco, e all’aroma intenso dei funghi che saranno cresciuti dopo la pioggia dei giorni scorsi. Afferro il bastone che ho ricavato da un ramo di cimbro. Lo soppeso, ne apprezzo il bilanciamento. Sulle mie labbra compare un sorriso. Sono pronto.

Evito di girarmi, non voglio guardare il passato.

Lei, stamattina, non è venuta. Non c’è. Forse non c’è mai stata veramente.

Sono solo. L’ho capito al mio risveglio. Guardo il cellulare che è apparso nella mia mano. Lo appoggio sul davanzale di legno.

Mi giro, senza guardare la casa. E mi inoltro verso il bosco. Riprendo il cammino.

Sono un viaggiatore. Non so fermarmi. So solo scrivere i miei pensieri e vivere in mezzo ad un bosco.

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