Un incontro

La fermata dell’autobus era spazzata dal vento. Le carte gettate volavano tutto intorno a Marco. Ma lui non se ne accorgeva, tanta era la stanchezza della lunga giornata di lavoro. Lo zaino gli pesava sulla spalla destra. Già prevedeva che domani avrebbe avuto torcicollo e mal di testa a causa del peso eccessivo sul nervo. Non riusciva però a fare la cosa più semplice: infilare le spalliere in tutte e due le braccia per distribuire il peso. Eppure non è che l’iPad fosse molto pesante. Aveva provato e riprovato a ridurre al minimo le cose da portare con sé la mattina ma, qualunque fosse il peso, era comunque eccessivo e il nervo della sua spalla destra gli si infiammava.

Il cervello era spento quella sera. Non vedeva l’ora che l’autobus arrivasse e lo portasse, finalmente, a casa. La fermata era piena di ragazze e ragazzi vocianti e qualche signora anziana che rientrava dopo essere andate a trovare i figli o qualche amica, oppure anche loro al rientro dopo una lunga giornata di lavoro.

Il colore del cielo virava verso il blu cobalto. Le giornate iniziavano ad allungarsi, il grande buio stava per concludersi, come anche quell’inverno tutto sommato abbastanza mite anche se molto piovoso. L’autobus arrivò anticipato dai fanali tondi e abbaglianti. Marco fissò quel bagliore e poi ritrasse lo sguardo, chiudendo gli occhi con una smorfia.

L’autobus si fermò, con uno sbuffo rumoroso si aprì la porta anteriore. Marco lasciò il passo meccanicamente ad un paio di signore un po’ anziane. Prese dalla tasca della camicia il biglietto e lo mostrò, alzando la mano destra, verso il controllore che lo riconobbe e, con un cenno del capo a mo’ di saluto, gli sorrise. Il ragazzo ricambiò distrattamente, si diresse verso la coda del pullman e si sedette vicino ad un finestrino. Purtroppo i posti singoli erano occupati e fu costretto a sedersi al fianco di una delle due signore anziane che erano salite insieme a lui. Purtroppo gli capitò la più robusta e fu costretto a poggiarsi lo zaino sulle gambe. A fatica aprì la cerniera della tasca posteriore e tirò fuori un libro. Lo accarezzò con la mano, lisciando la copertina bianca ruvida, e lo aprì tirando il segnalibro. Si immerse nella lettura, un po’ contrariato per il poco spazio disponibile.

Dopo qualche minuto il dondolio delicato del tram, perché l’autista era uno molto esperto e attento conoscitore delle strade, lo immerse nell’atmosfera della storia narrata nel libro, e si distrasse completamente da ciò che lo circondava. Le fermate si avvicendarono rapidamente e il tempo rimasto per arrivare a quella in cui sarebbe dovuto scendere si assottigliava.

Uno scossone più violento lo colse di sorpresa e gli fece scivolare il libro dalle mani. Riuscì ad afferrarlo prima che cadesse per terra. Aggrottò la fronte e tirò un sospiro di sollievo: sarebbe stato un bel problema raccoglierlo da terra con il poco spazio disponibile. In quel momento avvertì l’afrore di sudore secco provenire dalla signora al suo fianco. La guardò con la coda dell’occhio e la sua attenzione fu attratta dalle grandi braccia muscolose scoperte da una camicia a maniche corte. Era inverno e ‘sta tizia andava in giro a maniche corte! La guardò meglio, questa volta girandosi verso di lei e seguì il profilo dalla forma ruvida e netta, quasi fosse tagliato con l’accetta, i corti capelli biondi, il viso largo e bonario. La donna si girò verso di lui e un timido rossore salì sulle guance del ragazzo che si girò rapidamente.

E fu allora che la vide. Era di fronte a lui, nella fila di posti successiva. La testa era poggiata al vetro, lo sguardo perso oltre il finestrino. La ragazza aveva un viso sottile, un naso minuscolo e due grandi occhi scuri. Lunghi capelli ricci scivolavano intorno a quel viso e al collo lungo e sottile. Marco si perse nel guardare quella ragazza.

I grandi occhi all’improvviso si girarono e lo fissarono. Lui si imbambolò. Lei senza sorridere gli fece un cenno con il mento. Marco spalancò gli occhi sorpreso. Lei gli sorrise e lui si sentì mancare. Le labbra erano morbide, piccole, rosate. Lei, allora, indicò con il dito il libro e gli indirizzò uno sguardo interrogativo. Lui afferrò e alzò il libro come per dire: questo? Lei annuì con un movimento morbido del viso. Il ragazzo non poté trattenere, nonostante la sua timidezza, un sorriso. Aprì il libro e lo alzò per mostrare alla ragazza il titolo. Lei staccò la testa dal vetro e si allungò, socchiudendo gli occhi. Si fermò qualche secondo in quella posizione, le mani sulle ginocchia e il busto leggermente spinto in avanti.

Dopo aver letto il titolo si appoggiò nuovamente allo schienale del sedile di legno e annuì convinta verso Marco. Alzò il pollice, chiudendo la mano a pugno. Le piaceva. Lui sorrise ancora, questa volta con sincera spontaneità.

La ragazza si perse di nuovo guardando la città oltre il vetro sporco dell’autobus. Marco sperava che lei lo guardasse ancora, voleva ascoltare la sua voce ma la timidezza gli impediva di fare un passo verso di lei. Anche lui guardò dove si poggiava lo sguardo della ragazza. Ma il tempo stringeva, la fermata si avvicinava.

E allora la guardò. Dritto, intenso. Cercò i suoi occhi. La ragazza avvertì lo sguardo e lo ricambiò. La sua espressione era seria ma ogni tanto un filo di sorriso si disegnava su quelle labbra morbide e piccole. Lui sentiva, quando le labbra di lei si allungvano, una fitta al cuore. Non capiva cosa gli stesse accadendo. Abbassò lo sguardo che scivolò, inavvertitamente, sulle gambe della ragazza. Erano accavallate e la gonna, corta ma non troppo, le si era alzata. I collant neri luccicavano e lui avvertì un moto di desiderio. Lei intuì il suo sguardo e lo abbassò per guardarsi le gambe. Poi fissò il ragazzo aggrottando le sopracciglia, come per dirgli: che guardi? Si aggiustò sul sedile e abbassò la gonna, contrariata. Marco rimase male. La guardò negli occhi e alzò una mano in segno di scusa.

Lei gli sorrise ancora e scosse la testa come per dire: fa nulla.

Marco doveva parlarle. Doveva superare la sua timidezza. La signora grassa al suo fianco continuava imperterrita a fissare un punto dritto davanti a sé, ignara.

Il ragazzo chiuse il libro e lo infilò nello zaino. Il pullman frenò e le porte si aprirono. La ragazza, di scatto si alzò, si infilò la borsa e scese di corsa. Un attimo prima di scendere l’ultimo gradino, si girò verso Marco e lo fissò.

Il ragazzo fu colto di sorpresa, si alzò di scatto anche lui ma senza sapere cosa fare. Sentiva di doverla seguire. Non fece in tempo perché non riuscì a superare la donna al suo fianco che gli bloccava il passaggio. Restò in piedi, inebetito.

Le porte si chiusero e l’autobus ripartì con uno sbuffo. Riuscì solo a vedere la ragazza, oltre i vetri striati di grasso. Lei lo guardava a sua volta, gli sorrise e con un gesto rapido gli indirizzò un bacio con la mano.

Poi scomparve, confusa nella folla sul marciapiede.

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