La strada interrotta

La notte mi sveglio di soprassalto. Nel buio spalanco gli occhi e inspiro l’aria con forza. Gli occhi vanno sui numeri rossi della sveglia. Poi mi accorgo che intorno a me c’è un silenzio totale, infinito. E’ come se fossi immerso nello spazio siderale. Invece sono nella mia stanza, piccola e finita. E la realtà mi travolge con tutto il suo carico di orrori e di dolore.

Ed è in quel momento, in quel preciso momento in cui il vuoto assoluto del risveglio si scontra con le punte acuminate della realtà che ritrovo la speranza.

Una speranza che è poca cosa, probabilmente, per molti. Ma per un viandante è tutto, è l’aggancio alla vita, è il desiderio di futuro.

Lui, il viandante, è al termine di un lungo viaggio. Ha di fronte a sé, ora, l’ultima strada asfaltata. E quello che ha davanti ai suoi occhi è un asfalto nero, pulito, intenso come l’aria che è intorno a me. La strada termina all’improvviso, senza nessun segnale preventivo. Finisce e basta. Una linea netta, diritta che la spezza. E’ la sua fine. Senza scampo. Ed inizia il sentiero. Un sentiero di pietre. Piccole pietre bianche, talvolta con macchie rosate, che coprono la terra. Sotto le scarpe scricchiolano, si spostano, si spandono per poi ritornare misteriosamente al loro posto. Intorno c’è erba alta, di un colore verde pallido.

Il sentiero procede placido, indeciso sul dove andare, per qualche decina di metri. Ma poi all’improvviso, sommerso dal rumore intenso ma quieto di un torrente di acqua gelida, si innalza come lo sguardo del viandante che è costretto a guardare dove dovrà dirigersi. Il sentiero, beffardo, si infila nel bosco e si inerpica ripido, senza dare alcuno scampo allo stesso viandante, su per la montagna che ora si erge con la sua immensità sulla testa del camminatore curioso. E’ lì che si nasconde la speranza. In quel bosco, in quel sentiero che lo taglierà come la ferita che è dentro di me. Le pietre che coprono la terra scivolano verso il basso ed una progressiva calvizie riporta la terra nera alla luce. La striscia di terra, man mano che si sale verso il crinale della montagna appuntita, diventa una linea sottile, immersa nell’erba, nell’edera strisciante, nelle piante di fragole e nei cespugli di lampone. Poi verranno i mirtilli nascosti dietro le rocce squadrate e coperte su un solo lato dal muschio di un verde intenso e scivoloso. Il sentiero si immerge nel silenzio totale. Il silenzio della montagna è unico, non ha concorrenti né rivali. E’ un silenzio totale, ma è come una nuvola che copre tutto, schiaccia, fa paura perché nasconde il mistero della vita. Ed è un mistero che nessuna scienza potrà mai disvelare per intero. Perché la vita del bosco non ha un perché, ha una sua tecnica ma è flessibile, si modifica e si plasma perché incorpora qualunque cosa, la mastica, la ingoia e la metabolizza. Non la uccide, la accetta e la lascia vivere modificandola un po’, ma modificando anche sé stessa per lasciare spazio al nuovo che è adesso in lei.

Il viandante che percorre il sentiero non riuscirà a guardare la sottile linea che lo guida in quel mondo così avvolgente. Sarà attratto dai tronchi larghi e altissimi degli abeti, dallo strato isolante del tappeto di foglie secche, dalle rocce su cui la forestale avrà disegnato segni incomprensibile con la vernice azzurra; sarà incuriosito e impaurito dall’intricata rete di sentieri che incontrerà, mentre sale ansimante lungo la montagna, da un lato e dall’altro. L’ossigeno denso annebbierà la sua mente e amplificherà i profumi. L’odore della terra bagnata si mescolerà con quello dell’erba e con quello dei funghi che la pioggia notturna avrà alimentato. Le mille varietà di verde si macchieranno del colore sempre più intenso dei ciclamini, del rosso delle bacche, del giallo e del bianco dei fiori che incorniciano la striscia nera della terra che i suoi piedi percorrono.

Tutto intorno il silenzio sarà gonfio. Ma dopo molti minuti il bosco lo ingoierà e le sue forme di vita accetteranno lo straniero, il viandante curioso. Gli uccelli torneranno a volare, sfiorando le foglie degli alberi alti, gli scoiattoli si arrampicheranno sulla corteccia scura degli alberi, piedi veloci correranno sulle foglie del sottobosco, gocce di acqua scorreranno nei letti che a fatica hanno costruito.

E il viandante non potrà che fermarsi, appoggiare il suo bastone di legno, e sedersi su una roccia. Si toglierà il cappello, asciugherà il sudore dalla sua fronte e tufferà il suo sguardo dentro il mondo che è intorno a sé.

Sorriderà, quel viandante. Perché è lì che lui vuole essere. E’ lì che voleva andare.

Con una mano accarezzerà le sue cicatrici. Con un pensiero sfiorerà quelle interne alla sua testa e al suo cuore.

Quel sentiero, quel bosco. Sono la sua speranza di vita.

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