{"id":1008,"date":"2014-04-04T08:54:53","date_gmt":"2014-04-04T08:54:53","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=1008"},"modified":"2014-04-04T08:54:53","modified_gmt":"2014-04-04T08:54:53","slug":"il-raggio-di-sole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=1008","title":{"rendered":"Il raggio di sole"},"content":{"rendered":"<p>La vita \u00e8 cambiata. Era consapevole del perch\u00e9, ma non aveva idea di dove stesse andando. Si sentiva come se fosse su una barca a vela immersa nella nebbia e in assenza di vento. Una bonaccia che lo stritolava, il silenzio ovattato e gonfio di aria umida, l&#8217;acqua immobile e liscia come l&#8217;olio, il lento scivolare della chiglia, il terrore del non sapere dove fosse e dove stesse andando.<\/p>\n<p>I pensieri si inseguivano, si rincorrevano rumorosi dentro la testa. Era come se avesse un alveare il cui ronzio era amplificato dall&#8217;agghiacciante silenzio che lo circondava. L&#8217;uomo scosse la testa, si alz\u00f2 e immerse il lungo bastone di metallo nell&#8217;acqua per sondarne la profondit\u00e0. Lo spazio era sufficiente per andare avanti, ma la nebbia era fitta, una muraglia di cotone bianco. Decise di non rischiare e gett\u00f2 l&#8217;ancora nell&#8217;acqua. Il grattare metallico della catena che scivolava nell&#8217;acqua si irradi\u00f2 nell&#8217;aria e l&#8217;uomo percep\u00ec un eco lontano. \u00a0Una volta terminata la corsa dell&#8217;ancora che si afferr\u00f2 ala roccia sott&#8217;acqua, l&#8217;uomo si tolse il cappello e si gratt\u00f2 la testa, incerto e vagamente impaurito.<\/p>\n<p>Si infil\u00f2 nella cabina e decise di mettere sul fuoco il caff\u00e8. Si sedette sulla panca di legno e attese il fischio e il lento gorgogliare del liquido nero nel serbatoio della caffettiera. Ogni tanto gettava uno sguardo nell&#8217;obl\u00f2 ma il muro bianco gelatinoso non si apriva, restava compatto e schiacciante. Si alz\u00f2 e vers\u00f2 il caff\u00e8 in una tazza larga. Si infil\u00f2 il cappello bianco e torn\u00f2 a poppa. Si sedette, incrociando le gambe, e sorseggi\u00f2 lentamente il caff\u00e8 cercando di aguzzare l&#8217;udito per afferrare un qualunque rumore che lo aiutasse a comprendere cosa ci fosse intorno a lui.<\/p>\n<p>Ma il silenzio continuava ad essere profondo, totale, compatto. Il calore del liquido nero lo aiut\u00f2 a rallentare il respiro. I pensieri, anch&#8217;essi, allentarono la presa e scivolarono lentamente in un dormiveglia tranquillo che lo riappacificarono con s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p>Fu in quel momento, in quel preciso istante in cui pens\u00f2 che la pace stesse emergendo dentro di s\u00e9, che invece la rabbia risal\u00ec, come un bolo acido che risaliva le pareti dell&#8217;esofago bruciando le mucose e aumentando la saliva nella sua bocca. Una rabbia sorda ma feroce che lo afferr\u00f2 in breve tempo e lo terrorizz\u00f2. All&#8217;improvviso tutto si sistem\u00f2, come un puzzle inafferrabile, su cui lavorava da settimane, che da un momento all&#8217;altro fu capace di visualizzare, come un flash luminoso, nella sua completezza e fu in grado di sistemare tutti pezzi con ordine e lucidit\u00e0. La rabbia gli apparve nella sua altrettanta nitidezza. Una rabbia che aveva volti, nomi, episodi e riflessioni amare.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non ebbe bisogno di riflettere, di pensare, di ricostruire. No. Tutto si sistem\u00f2 da solo. E lui si sent\u00ec, all&#8217;improvviso, smarrito. Perch\u00e9 i suoi dubbi scivolarono nella nebbia, si dissolsero nel cotone bagnato che lo circondava. E seppe cosa fare.<\/p>\n<p>Gir\u00f2 la tazza nella mano per scuotere il caff\u00e8 residuo. Lo guard\u00f2, come se cercasse qualche conferma nei fondi. Ma era rimasto solo un dito del liquido scuro. Port\u00f2 la tazza alle labbra e bevve con uno scatto all&#8217;indietro della testa. Era ancora caldo e prov\u00f2 un sottile piacere nel sentirlo scendere nell&#8217;esofago, lenendo il bruciore che ancora avvertiva.<\/p>\n<p>Chiuse gli occhi e le immagini apparvero. Il volto che si chinava su di lui, il cuore che batteva all&#8217;impazzata, il terrore che gli serrava la gola, le voci confuse e annebbiate intorno a s\u00e9, le luci accecanti dei monitor, il ricordo di una radio gracchiante che spargeva musica. Poi il buio. Totale. Nero. Il vuoto. E pens\u00f2 per un attimo che quella dovesse essere la stessa sensazione della morte. La fine di tutto.<\/p>\n<p>Sent\u00ec un vago calore sul volto. Apr\u00ec gli occhi. Un raggio pallido di sole aveva scalfito il muro bianco di panna. Sorrise. Si alz\u00f2 e decise di ritirare l&#8217;ancora. La rabbia era dentro di s\u00e9, la sentiva, la conosceva. Non ne ebbe paura.<\/p>\n<p>And\u00f2 al timone, alz\u00f2 il viso verso il cielo. Annus\u00f2 l&#8217;aria e aspett\u00f2 il primo refolo di vento che si era infilato nella sottile crepa che il sole aveva aperto nella nebbia. L&#8217;acqua si mosse. Tir\u00f2 s\u00f9 le vele.<\/p>\n<p>Era arrivato il momento di muoversi. Era il momento di rischiare una strada. Calc\u00f2 il cappello sulla testa e riprese la navigazione, lentamente, con prudenza. Ma era ora di riprendere il cammino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vita \u00e8 cambiata. Era consapevole del perch\u00e9, ma non aveva idea di dove stesse andando. Si sentiva come se fosse su una barca a vela immersa nella nebbia e in assenza di vento. 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