{"id":1010,"date":"2014-04-05T15:58:07","date_gmt":"2014-04-05T15:58:07","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=1010"},"modified":"2014-04-05T16:15:27","modified_gmt":"2014-04-05T16:15:27","slug":"ritorno-allessenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=1010","title":{"rendered":"Ritorno all&#8217;essenza"},"content":{"rendered":"<p>Con questo post ritorno su un argomento gi\u00e0 trattato recentemente: la ricerca dell&#8217;essenza nella tecnologia.<\/p>\n<p>Il tutto parte da un incidente del tutto personale. Sapete quando ci sono quei periodi in cui tutto va male e praticamente ogni cosa su cui mettete le mani, beh quella si rompe? A me capitano spesso quei periodi e in questi ultimi tre giorni la sfiga si \u00e8 manifestata in tutte le sue forme e possibili varianti. In questa casa, quella da cui vi scrivo, si utilizzano due portatili, entrambi Apple MacBook Pro. Uno \u00e8 del 2009 mentre l&#8217;altro, invece, \u00e8 del 2010. Uno \u00e8 di mia moglie, l&#8217;altro \u00e8 il mio. Quello di mia moglie \u00e8 graffiato, sporco, pieno di polvere e iperutilizzato. Il mio \u00e8 pulito, spolverato, lucido e iperutilizzato. Il Mac di Valeria era lento, ma talmente lento che era praticamente impossibile lavorarci. Ho provato a rianimarlo e ci sono sempre riuscito. Un po&#8217; di sana manutenzione con le Utility di sistema sul disco rigido e sui privilegi di amministrazione e talvolta con un utilizzo smaliziato del Terminale Unix. Fino a quando non \u00e8 definitivamente morto. Nel senso che si accendeva ma non caricava pi\u00f9 il sistema operativo. La manutenzione &#8220;ordinaria&#8221; e &#8220;straordinaria&#8221; davano esiti nefasti. Dopo giorni di tentativi e di duro lavoro ho dovuto capitolare. Cio\u00e8 acquistare un nuovo portatile. E son dolori per le mie sofferte finanze. Ma per un insegnante il portatile \u00e8 uno strumento di lavoro indispensabile e c&#8217;\u00e8 poco da stare a filosofeggiare.<\/p>\n<p>Esco dall&#8217;ospedale, dove nel frattempo ho villeggiato un po&#8217; tagliuzzato, torno a casa, arriva il nuovo portatile e tutto pare, finalmente, andare un po&#8217; meglio. Dopo due giorni che il nuovo pargoletto viveva nella nostra casa, apro il mio amato MacBook Pro 2010 e lo avvio. Il monitor si illumina, doppio boing, disegno della mela grigia e rotellina che gira. Un minuto. Due minuti. Cinque minuti. Dieci minuti. Mezzora. Il sudore inizia a colare sulla mia fronte. Forzo lo spegnimento. Riavvio, reset della PRAM, carico del Recovery System e controllo su disco rigido e privilegi. Un urlo disperato si alza dalla mia gola. Il Mac, il mio Mac, \u00e8 morto!!! Sistema non riparabile.<\/p>\n<p>Senza farla lunga, ci sbatto due giorni. Non so come riesco, dopo moltissimi tentativi, a collegarmi con il Recovery direttamente sui server della Apple. Riesco a piallare il disco rigido, cancellando TUTTO!, e a reinstallare il sistema. Lo riavvio ma non funziona, esattamente come prima. Riprovo, testardo, cinque o sei volte e alla fine riesco a farlo ripartire. Ricarico il back up utilizzando TimeMachine della Apple, che come sempre funziona male per cui mi carica, chiss\u00e0 perch\u00e9, il back up del 1 gennaio 2014 cancellando tutto ci\u00f2 che c&#8217;era dopo. Almeno, per\u00f2, non perdo tutto.<\/p>\n<p>In sintesi riesco a recuperare il mio Mac. Non per molto. Due giorni dopo inserisco il CD per caricare i driver delle due stampanti Samsung che usiamo in rete nell&#8217;appartamento. Il CD si blocca nel lettore Superdrive e non esce pi\u00f9. Il lettore si \u00e8 rotto. La sfiga continua imperterrita. Per\u00f2 stavolta mi incazzo di brutto. E decido che devo essere io ad avere la meglio. Non \u00e8 possibile che per scrivere un post del cavolo su questo blog e per lavorare sulla posta elettronica, cio\u00e8 un quarto d&#8217;ora di tempo netto, debba sbattere per giorni su sistemi operativi fasulli o su macchine che costano una barca di soldi e non funzionano bene.<\/p>\n<p>Anche qui provo a non farla troppo lunga. Decido di mettere le mani sul portatile. Scarico da Youtube, dopo una sana ricerca su Google, i filmati per riparare il SuperDrive. Mi armo di cacciavite acquistati all&#8217;uopo tempo fa e smonto la pancia del MacBook. Seguo il filmato solo per un po&#8217;, poi decido di seguire il mio &#8220;naso&#8221;. Smonto il Superdrive, lo estraggo, lo seziono pezzo pezzo e recupero il CD incastrato. Apro il vecchio portatile di Valeria, estraggo il Superdrive funzionante e lo inserisco nel mio MacBook. Avvito tutto, controllando che i contatti siano ben stretti e funzionanti. Lo giro, premo il tasto di accensione e&#8230;.&#8221;Boing!!!&#8221;. Funziona. Lento ma funziona.<\/p>\n<p>Ma il mio cervello sfrigola, non trova pace. Non \u00e8 possibile che dopo quattro anni un portatile acquistato spendendo un bel po&#8217; di soldi non funzioni pi\u00f9. Non \u00e8 possibile che ogni anno si debbano accantonare soldi, non pochi ma tanti, per strumenti che sono di uso quotidiano, praticamente come se fossero elettrodomestici. Non \u00e8 possibile che la Apple faccia pagare il doppio degli aggeggi che poi durano meno dei &#8220;ferri da stiro&#8221; che propongono altre marche come la Acer, Asus, HP, Dell, Sony, Toshiba e che comunque il loro sporco lavoro lo fanno comunque.<\/p>\n<p>Devo trovare una strada alternativa. E la scelgo, quella strada.<\/p>\n<p>Ieri pomeriggio prendo i miei cacciavite, una pezzolina e un vecchio plettro per chitarra. Mi siedo su un vecchio tavolaccio di legno, sposto tutti i giornali e i quaderni l\u00ec sopra impilati. Afferro il vecchio portatile non funzionante di Valeria e lo sdraio pancia all&#8217;aria. Lo apro togliendo con delicatezza tutte le minuscole viti che bloccano la scocca inferiore in alluminio. Guardo sconsolato il contenuto. Mi preparo un th\u00e9 nero. Non faccio bollire l&#8217;acqua ma la scaldo bene. La verso sulla bustina di carta bianca nella tazza sbreccata, la mia tazza. Lo lascio in infusione tre minuti, spremo l&#8217;acqua dalla busta che getto nell&#8217;umido. Un cucchiaino raso di zucchero di canna e con la tazza fumante in mano vado verso il tavolo operatorio. Decido di essere radicale, senza scrupoli. Smonto tutta la macchina, svitando decine di viti nere e grigie, minuscole e sfuggenti. Non ne perdo nessuna. Estraggo tutti i pezzi, uno per uno. Li spolvero, li pulisco con delicatezza e li reinserisco. Collego i contatti minuscoli aiutandomi con il plettro. Faccio particolare attenzione nel collegare la piccola scheda Wireless, quella Ethernet e la ventola di raffreddamento. Stacco la batteria, la ripulisco e la ricollego. Poi, dopo un&#8217;oretta di lavoro, chiudo la pancia e suturo le viti.<\/p>\n<p>Con l&#8217;altro Mac, il mio, mi collego al sito <a href=\"http:\/\/elementaryos.org\">http:\/\/elementaryos.org<\/a>\u00a0e scarico una nuova distro Linux, molto leggera, potente e con kernel simile al MacOS. Prendo una chiavetta USB e con il programma Unetbootin carico la ISO del sistema operativo sulla chiavetta per \u00a0renderla avviabile sul portatile.<\/p>\n<p>Inserisco la chiavetta nella porta USB del Mac di Valeria (che teoricamente \u00e8 rotto). Premo il tasto di avvio e premo in contemporanea il tasto &#8220;Alt&#8221;. Il Mac parte e si avvia con la chiavetta USB (ah, \u00e8 una chiavetta di soli 2 GB). Parte la versione Live di ElementaryOS. Decide di installare subito il sistema operativo sul disco rigido del vecchio portatile. Mi chiede: vuoi installarlo al fianco del MacOS X oppure vuoi sovrascriverlo? Come al fianco del MacOSX???? Non era morto???<\/p>\n<p>Lo cancello e installo il nuovo Elementary OS. Tutto procede bene. Dieci minuti e il sistema \u00e8 installato. Nel frattempo sull&#8217;iPad mi scarico questa <a href=\"http:\/\/www.istitutomajorana.it\/scarica2\/Guida_Elementary_OSLuna.pdf\">guida<\/a>. La seguo passo passo, aggiorno e personalizzo questa distro di Linux essenziale ma anche bella.<\/p>\n<p>Sono due giorni che \u00a0ci sto lavorando. Il portatile del 2009, che per il sistema operativo della Apple era morto e sepolto, funziona perfettamente con un system leggero e potente che lo utilizza sino in fondo senza stressarlo inutilmente e con una interfaccia grafica, tra l&#8217;altro, molto simile al MacOS. Utilizzo solo dei software gratuiti, faccio esattamente le stesse cose che faccio con il mio MacBook Pro e tutto va che \u00e8 una meraviglia.<\/p>\n<p>Ovviamente c&#8217;\u00e8 una morale dietro questo racconto. Ed \u00e8 che siamo talmente fagocitati da un &#8220;sistema&#8221; fatto di marchi, di consumismo sfrenato, di pigrizia mentale e fisica che ci siamo abituati a gettare tutto ci\u00f2 che non funziona, senza nemmeno tentare di capire il perch\u00e9 e cosa, eventualmente, possiamo fare per aggiustare. Gi\u00e0, il verbo &#8220;aggiustare&#8221;. Riparare le cose che non vanno, tentare di salvarle, di ripristinarle, di correggerle di tenerle con noi. Invece gettiamo tutto via alla prima difficolt\u00e0, ci fidiamo ciecamente di quello che ci propinano le multinazionali. Anche la Apple. Sia chiaro, continuo ad adorarla, ammirarla, ad acquistare i suoi prodotti. Per affetto, per ricordo di quel genio che fu Steve Jobs, di cui seguivo estasiato la logica dell&#8217;essenziale, delle linee pulite e semplici, dei sistemi operativi che rendevano facile quello che invece era molto complesso. Oggi quella societ\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra cosa. Diversa, pi\u00f9 orientata al mercato, a vendere prodotti che sono sostanzialmente mediocri come \u00e8 diventato mediocre e pieno di errori anche il suo sistema operativo, sia il MacOS che l&#8217;iOS. La Apple \u00e8 ormai un&#8217;altra multinazionale capitalistica che fa affari sulla pelle dei suoi clienti affezionati. Come tutte le multinazionali, e non, capitalistiche.<\/p>\n<p>E noi dobbiamo capire che \u00e8 arrivato il momento di liberarsi. E lo si pu\u00f2 fare senza spendere un centesimo, recuperando dai garage vecchi computer abbandonati e che possono, invece, essere riutilizzati installandoci una versione adatta di Linux, e ce ne sono tantissime adeguate. Possiamo aggiustare, recuperare, riutilizzare, risparmiare. E fare esattamente le stesse cose, se non di pi\u00f9, che facevamo prima con un modello ultramoderno di netbook o di laptop, o di desktop. Lo possiamo fare con un qualunque modello di computer.<\/p>\n<p>Chiudo con un collegamento forse un po&#8217; strano. Ma questa idea, su cui ho scritto forse un po&#8217; troppo a lungo in questo post, del recupero mi \u00e8 venuta mentre ero bloccato nel letto di un vecchio ospedale e leggevo il nuovo libro di un giornalista che ammiro molto: Giorgio Boatti. Se provate a seguirlo su Facebook potrete osservare (oltre i suoi post molto belli e con riferimenti continui alla letteratura, alla poesia, alla bellezza della terra) le foto che spesso pubblica. Boatti gira in lungo e in largo per l&#8217;Italia. Lo fa portandosi dietro un vecchissimo iBook bianco che funziona perfettamente. E nelle foto casalinghe potrete notare che invece scrive su un altrettanto vecchissimo iMac bianco (quello a forma di mezza palla con il monitor da 15 pollici snodabile). Lui usa dei vecchi computer che cura con affetto e che gli permettono, pur essendo davvero molto datati, di scrivere libri, articoli, di essere collegato in rete. Di fare, cio\u00e8, il suo lavoro. Serenamente.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 serenamente. Senza impazzire dietro le ultime mode o la corsa all&#8217;ultimo &#8220;device&#8221; (&#8216;sto cavolo di slang americano che ci stritola cancellando anche la nostra cultura&#8230;.)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con questo post ritorno su un argomento gi\u00e0 trattato recentemente: la ricerca dell&#8217;essenza nella tecnologia. Il tutto parte da un incidente del tutto personale. 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