{"id":1021,"date":"2014-04-07T16:08:41","date_gmt":"2014-04-07T16:08:41","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=1021"},"modified":"2014-04-07T16:08:41","modified_gmt":"2014-04-07T16:08:41","slug":"giorgio-e-il-sole-del-tramonto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=1021","title":{"rendered":"Giorgio e il sole del tramonto"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">Giorgio doveva passeggiare. Ogni giorno indossava la tuta, le scarpe da trekking, infilava il giubbotto antivento e usciva. Camminava almeno per un&#8217;ora e mezza a passo veloce, sotto qualsiasi tempo. Anzi, pi\u00f9 il tempo era inclemente pi\u00f9 lui si divertiva. Adorava in particolare il momento in cui la pioggia o il vento cessavano all&#8217;improvviso e si apriva uno squarcio nella coltre di nubi nere. In quel buco, stretto o largo che fosse, si intrufolavano i raggi gialli o arancio del sole avviato verso il tramonto. Giorgio rallentava, estasiato, e ammirava con un sorriso sulle labbra l&#8217;effetto specchio nelle pozzanghere tonde che bucherellavano il terreno intorno al sentiero. Qualche volta tirava fuori dal taschino del giubbotto il suo iphone e le fotograva. Camminando visionava il risultato e se ne era soddisfatto le socializzava con Instagram, Facebook e Twitter. Inviava le fotografie, senza alcun filtro e senza commenti. Giorgio mal sopportava i filtri, quel falsificare la bont\u00e0, o la mediocrit\u00e0 di una foto, cos\u00ec come non sopportava quel vago bisogno diffuso di apparire migliori di quello che si era. Una buona foto \u00e8 la capacit\u00e0 di cogliere un attimo, di raccontare un momento della propria vita, del proprio punto di vista cos\u00ec come \u00e8, con la luce vera, con il punto di vista di chi sta scattando quel benedetto pulsante. Il resto \u00e8 solo impostura, finzione. E la vita va vissuta e raccontata cos\u00ec come \u00e8. Senza falsit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">Giorgio modificava ogni giorno il suo percorso. Aveva, inevitabilmente, dei sentieri o delle strade preferite ma sentiva la necessit\u00e0 di cambiare, di guardare strade nuove, di incontrare persone diverse e poterle osservare con la coda dell&#8217;occhio. Perch\u00e9 Giorgio \u00e8 un uomo molto timido e di poche parole. Preferisce camminare da solo, anche se non \u00e8 che abbia molte alternative. Non ha amici, ma solo qualche conoscente e rifugge qualsiasi presenza. Quando cammina vuole solo godere il silenzio intorno a s\u00e9 e non vuole essere coinvolto in nessun tipo di discussione, chiacchierata o condivisione di stati d&#8217;animo. Non gli interessa, vuole stare da solo e respirare il silenzio della natura. Vuole solo cercare la pace.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">I sentieri percorsi finiscono inevitabilmente, tutti, per smarrirsi nella natura che circonda la citt\u00e0. Abbandona le strade asfaltate e si infila in quelle sterrate avendo un solo obiettivo: tirare dritto verso il sole che tramonta al finire del giorno. Vuole averlo di fronte a s\u00e9, l\u00ec vuole tuffare i suoi occhi, socchiuderli per riconoscere i colori che si saturano mentre la parabola della palla di fuoco scivola verso il sonno dietro l&#8217;orizzonte.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">Giorgio segue il sole e il suo respiro rallenta, il diaframma si allarga e le mucose assorbono gli odori della terra bagnata, o di quella secca per la siccit\u00e0 che spesso brucia la sua citt\u00e0 e la campagna circostante. In autunno e in primavera l&#8217;intensit\u00e0 dei profumi degrada o aumenta, con la stessa progressione e la stessa intensit\u00e0. Il profumo della campagna \u00e8 un miscuglio di menta, finocchio selvatico, rucola, salvia, cespugli di rosmarino, mirto e intere distese di piante di more. Dietro si stendono, come un enorme lenzuolo disteso dal vento di scirocco, lunghi filari di vite e boschi di ulivi centenari, con i loro tronchi attorcigliati e aggrappati alla terra nera, quasi un segno di un amore profondo e disperato. Il sottobosco, in primavera, \u00e8 una tappeto colorato di fiori gialli e bianchi, mentre i filari di vite in autunno, quando diventano fantasmi secchi e contorti, sono avvolti con delicatezza da gialle e rosse piante di rose.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">Giorgio camminava ogni giorno osservando la natura, la sua vita, il suo evolversi continuo e pensava alla sua vita. Ma mentre la natura si rigenerava alternando morte apparente e rinascita di vita rigogliosa e naturale, lui avvertiva nel suo corpo, e nella sua mente, il tempo che passava e che lasciava un segno indelebile di rottura. Ogni stagione era una nuova crepa. Fisicamente stava bene, ma dentro di s\u00e9 iniziava ad avvertire il vuoto della solitudine e le sue granitiche certezze via via si affievolivano ogni giorno un po&#8217; di pi\u00f9. Continuava a camminare cercando la solitudine e il silenzio. Ma ogni giorno quando incontrava altre persone che camminavano come lui oppure correvano, e ne incontrava tante, il suo sguardo si soffermava e dentro di s\u00e9 percepiva forte il bisogno di un saluto, di un sorriso, di scambiare un cenno che fosse segno di apertura, di interesse per l&#8217;altro. O meglio, di interesse per lui. Poi scuoteva la testa e riprendeva a camminare sempre pi\u00f9 veloce cercando di fronte a s\u00e9 il sole, i suoi colori, le nuvole grigie, il cielo scuro.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">Poi, un giorno, la incontr\u00f2. Nel suo ricordo avvert\u00ec la sensazione del gi\u00e0 visto. Quel dubbio, sottile ma insistente, che quel viso, quel passo, quei capelli, quello sguardo li avesse gi\u00e0 visti da qualche parte nel tempo e nello spazio. Ma non ricord\u00f2 dove, e nemmeno quando. Eppure la memoria era l\u00ec, non poteva sbagliarsi. Si scervell\u00f2, gratt\u00f2 la polvere, cerc\u00f2 il contatto che poteva essere un colore, un&#8217;immagine, un luogo che sent\u00ec vicini a identificare ma poi tutto sfugg\u00ec e svan\u00ec nel buio del non ricordo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">E Giorgio quando vide quella donna avvert\u00ec quella sensazione bruciante. L&#8217;aveva gi\u00e0 vista. Per la prima volta venne meno alla sua timidezza e si ferm\u00f2 per osservarla bene, in modo diretto. Si gir\u00f2 anche per guardarla meglio. Poi, scuotendo la testa, continu\u00f2 a far girare il disco rigido della sua memoria ma non risuc\u00ec a trovare il file giusto.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">Il giorno dopo, divorato dalla curiosit\u00e0, contravvenne ad un&#8217;altra abitudine e decise di rifare lo stesso percorso. Non la incontr\u00f2.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">Il giorno dopo ancora, ormai sconfitto, decise di riprendere le sue buone e sane abitudini e fece un&#8217;altro percorso, scegliendolo a caso.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">E la incontr\u00f2 di nuovo. Alla sua vista sgran\u00f2 gli occhi e pens\u00f2: \u201cnon \u00e8 possibile!!!\u201d<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">Si blocc\u00f2 e la fiss\u00f2. Magra e dritta come un chiodo per legno, di quelli lunghi e sottili con la testa in rilievo. Le gambe leggermente divaricate camminavano svelte, a piccoli passi scattanti. Il viso era piccolo e leggermente tondo, circondato da lunghi capelli lisci e scuri raccolti con un elastico in una lunga coda. Fu attratto da quell&#8217;elastico perch\u00e9 aveva i colori che lui cercava nel cielo. Erano tonalit\u00e0 pastello e ricordava il tramonto intenso e saturo dopo la pioggia e il vento. Quello della pace, quello a cui lui ambiva ogni sera che usciva da casa e, a testa bassa, voleva assorbire nel suo corpo, nei suoi pensieri, nel suo respiro affannoso.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">Fu un incontro rapido, lei come appar\u00ec scomparve dietro una curva a gomito. Lui fu tentato di tornare sui suoi passi, di andarle dietro. Si ferm\u00f2 e guard\u00f2 il cielo. Il sole era ancora alto. Si fece forza e continu\u00f2 il suo cammino, come sempre.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">La crepa si fece pi\u00f9 profonda. Un crampo gli afferr\u00f2 lo stomaco e lo costrinse a fermarsi. Si appoggi\u00f2 al muro, respirando veloce e a fatica. Volse la testa verso la curva, e poi inizi\u00f2 a correre. Veloce, sempre pi\u00f9 veloce. Affront\u00f2 la curva. Ma non era abituato ad affrontarla correndo. Sband\u00f2 e per riprendere l&#8217;assetto fu costretto a spostarsi verso il centro. In quel momento ud\u00ec il motore mentre gocce di sudore gli scivolavano sugli occhi. La vista gli si appann\u00f2. La macchina rombando affront\u00f2 la curva. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">La donna sent\u00ec lo stridio dei freni alle sue spalle. Si gir\u00f2 di scatto, riusc\u00ec solo ad intuire che proveniva dalla curva che aveva lasciato alle sue spalle. Un attimo e sent\u00ec il botto.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #00000a;\">Una nuvola scura in quel momento copr\u00ec di nuovo il sole e il buio scese sulla strada.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giorgio doveva passeggiare. Ogni giorno indossava la tuta, le scarpe da trekking, infilava il giubbotto antivento e usciva. Camminava almeno per un&#8217;ora e mezza a passo veloce, sotto qualsiasi tempo. 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