{"id":1065,"date":"2015-01-26T19:04:27","date_gmt":"2015-01-26T19:04:27","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=1065"},"modified":"2015-01-26T19:04:27","modified_gmt":"2015-01-26T19:04:27","slug":"il-tempo-scorre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=1065","title":{"rendered":"Il tempo scorre"},"content":{"rendered":"<p>Spesso ho sentito dire che dopo i cinquant&#8217;anni il corpo inizia rapidamente ad invecchiare. Non ci ho mai creduto granch\u00e9. Ora ho 53 anni. E credo che sia, invece, vero. Sar\u00e0 perch\u00e9 ho vissuto momenti migliori nella mia vita, sar\u00e0 perch\u00e9 troppe cose vanno storte, ma il mio fisico inizia a dare segnali di cedimento che mi sorprendono; e non poco. Dopo oltre vent&#8217;anni ho avuto l&#8217;influenza e quel cavolo di virus si \u00e8 girato in lungo e in largo il mio corpo, gi\u00e0 un bel po&#8217; magro, lasciandomi a pezzi. Era venerd\u00ec notte e, ancora con la febbre alta,\u00a0 mi sono svegliato di soprassalto nel letto. Avevo fatto un brutto sogno in cui l&#8217;elemento dominante, come spesso mi capita, era l&#8217;acqua. Avevo sognato un mare in tempesta schiacciato da nuvole gonfie e nere. Il vento era forte ed io dovevo necessariamente solcare quell&#8217;acqua scura e incazzata con una nave, tra l&#8217;altro non molto grande. Insomma era un sogno decisamente angosciante. Mi sono svegliato proprio nel momento in cui la nave salpava ed iniziava a ballare paurosamente tra le onde alte e frastagliate. Non ho avuto molto tempo per pensare e mi sono ritrovato in piedi per tentare di andare a bere un bicchiere di acqua.\u00a0 Ho avvertito un dolore acuto dietro la schiena e mi sono ritrovato a mugolare per il dolore, cercando per\u00f2 di non svegliare nessuno, perch\u00e9 non riuscivo pi\u00f9 a camminare. Il colpo della strega!<\/p>\n<p>Da quel giorno ne sono passati altri dieci. Il dolore \u00e8 rimasto l\u00ec, a farmi compagnia. Per altri quattro giorni l&#8217;unico posto in cui riuscivo a respirare \u00e8 stato il mio divano arancione. Mentre in qualunque altra posizione non avevo pace: il dolore era continuo, acuto, assordante.<\/p>\n<p>Odio assumere farmaci, in particolare gli antinfiammatori. Sono andato avanti con il mio mitico Fastum gel che piano piano ha fatto il suo sporco mestiere. Il miglioramento era impercettibile ma io l&#8217;avvertivo. Sono rientrato al lavoro, guidando tra una bestemmia e l&#8217;altra e pregando di non dover frenareall&#8217;improvviso perch\u00e9 non ce l&#8217;avrei fatta. In certi momenti desideravo avere tra le mani il mio bastone della montagna, sia per aiutarmi nella fatica del camminare tra corridoi e scale da salire in continuazione che per colpirmi quella maledetta schiena.<\/p>\n<p>Sentire il medico? Certo: risonanza magnetica da fare (un&#8217;altra!) e una settimana di antinfiammatori pesanti. Non se ne parla proprio, per cui vita normale (tra urla e ancora bestemmie) e continuare con il mio Fastum gel. Qualche giorno fa, non contento, ho ricominciato un minimo di attivit\u00e0 fisica. Per cui un paio di camminate pseudo veloci, tra dolori, noia e altre bestemmie.<\/p>\n<p>Arriviamo ad oggi. Un&#8217;altra giornata grigia di lavoro. La solita depressione, quel vuoto pneumatico che si infila nella testa a fare per ore un qualcosa che non sa di nulla, che non ha odori, nemmeno saporie che in certi momenti assomiglia ad un bicchiere di acqua di rubinetto un po&#8217; puzzolente mentre invece si ha desiderio di una bella birra ghiacciata oppure, perch\u00e9 no?, di un bicchierino di grappa di Nosiola. Ed invece tocca bersi qull&#8217;acqua mefitica e incolore.<\/p>\n<p>In sintesi, torno a casa e finisco a fatica di leggere i giornali sull&#8217;ipad. Poi, per tentare di distrarmi, gioco una partita a tennis sempre sull&#8217;ipad e stravinco facile (sono Federer che si prende una bella rivincita su Seppi). Mia moglie mi guarda, tirando fuori la testa dal MacBook Air in cui da giorni infila i voti dei compiti di Latino corretti nel fine settimana: &#8220;vai a comprare le mozzarelle?&#8221;. Ok. Mi infilo il giaccone e vado. Fuori c&#8217;\u00e8 un vento secco di tramontana che taglia la faccia, chiudo gli occhi e aspiro l&#8217;aria profumata e fredda. Pian piano si infila un pensiero nella testa. &#8220;Ma s\u00ec&#8230; perch\u00e9 non provare?&#8221; E&#8217; un rischio, mi dico. &#8220;Corrilo!&#8221;.<\/p>\n<p>Mi fiondo a casa, novello Superman mi cambio d&#8217;abito e sono di nuovo fuori, non senza un rapido saluto con la mano verso mia moglie e mio figlio che mi guardano in tralice. Non dicono nulla e li adoro per questo.<\/p>\n<p>Uscendo afferro l&#8217;iphone e attivo le due app. Sono sulla strada. Il cemento \u00e8 arancione per le luci. Le pozzanghere sono larghe e luccicano come pianeti caduti. Il vento si infila forte tra le foglie degli alberi che circondano il serpente della strada e il sibilo diventa un urlo che sale da dentro i tronchi scuri.<\/p>\n<p>Mi guardo i piedi, mi tocco la schiena e, finalmente, parto! Dopo pi\u00f9 di due settimane torno a correre. Il passo \u00e8 lento, ho un po&#8217; di timore. Ma proseguo. Ritrovo subito il mio ritmo, ascolto l&#8217;urto leggero e ritmico della gomma sull&#8217;asfalto, ogni tanto intervallato dal ciak dell&#8217;acqua. Chiudo gli occhi un attimo, alzo la testa e lascio che la tramontana si infili nelle mie narici, che il profumo dell&#8217;erba bagnata arrivi dentro la mia testa, che i pensieri si gonfino di nuova linfa, che il flusso dei pensieri riprenda e scaccino il grigio torpore di una giornata, un&#8217;altra!, inutile.<\/p>\n<p>Riapro gli occhi ritrovo tutto: la vita, la passione, il senso, il piacere della natura. Guardo il cielo, le nuvole arancioni che si rincorrono veloci sul blu cobalto, intravedo la luce della luna calante, qualche stella che \u00e8 pi\u00f9 di una puntura luminosa e che diventa una piccola palla. Sar\u00e0 Venere, oppure Marte, o qualche alieno che ci osserva dall&#8217;alto e lontano con una smorfia di disgusto? Corro, cavolo, corro! Vedo la mia ombra sul cemento, rivedo le mie braccia strette al torace, le lunghe gambe che si inseguono. E poi arriva il vento gelato che mi sferza il viso, che si infila nelle maglie del cappello di lana, che si intrufola delicato lungo il collo e che mi fa il solletico.<\/p>\n<p>E poi non penso pi\u00f9, guardo solo il mondo intorno a me che mi viene incontro ma io vado veloce, come lo sono i pensieri, i ricordi, il piacere. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 freno. E&#8217; vita, pura, profumata, fresca. Come il vento che lascio alle mie spalle.<\/p>\n<p>Il dolore non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. So che torner\u00e0. Ma non importa. Mi sono ritagliato una mezzora di pura vita. E anche se ho 53 anni, corro come il vento. E la corsa mi ha riportato qui, su questo foglio di carta bianco e mi ha fatto scrivere. Di nuovo. Dopo tanto tempo. Troppo. Ma mi ero inaridito. Probabilmente lo sono ancora, arido. Ma oggi ho corso. Ed \u00e8 stato bellissimo, come sempre. E finalmente mi posso godere, con un gran sorriso disegnato sulle labbra, il suono acuto di mio figlio che soffia dentro un flauto. Chiudo gli occhi e sono ancora l\u00ec, sulla strada, a correre in mezzo al vento e al freddo profumato della sera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Spesso ho sentito dire che dopo i cinquant&#8217;anni il corpo inizia rapidamente ad invecchiare. Non ci ho mai creduto granch\u00e9. Ora ho 53 anni. E credo che sia, invece, vero. 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