{"id":1163,"date":"2016-05-11T18:48:40","date_gmt":"2016-05-11T18:48:40","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=1163"},"modified":"2016-05-11T19:44:09","modified_gmt":"2016-05-11T19:44:09","slug":"berlinguer-e-i-paraculi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=1163","title":{"rendered":"Berlinguer e i paraculi"},"content":{"rendered":"<p>Avevo due passioni profonde, radicate, su cui ho studiato per anni impegnando letture, ricerche, ore di lavoro duro: la politica e la tecnologia. Una strana giornata uggiosa e noiosa ha messo insieme le due passioni e le ha stritolate, sbriciolandole su strade bagnate da una pioggia sottile e gonfia di sabbia. Si sa che la tecnologia oggi \u00e8 fatta cos\u00ec: quando serve si rompe o si blocca; le batterie si scaricano e se si ha fretta ci vuole molto tempo per ripristinare un minimo di autonomia che consenta di fare almeno parte di quello che si vorrebbe. Oppure il computer su cui hai riversato gran parte della vita si rompe, all&#8217;improvviso. Una rotella colorata che gira di botto non lo fa pi\u00f9. Ho potuto guardare, finalmente, i singoli colori che nel girare si mescolavano rendendoli schizzi impazziti. Si resta qualche secondo ad ammirare la loro lucentezza, la morbidezza. Ma quando ci si rende conto che questo punto di osservazione dipende dal blocco del sistema, parte il pugno diretto verso la scocca del computer e il colpo distrugger\u00e0 il disco rigido interno. Il momento in cui si percepisce il terrore arriva sempre un attimo troppo tardi. Il colpo secco \u00e8 giunto a destinazione. Il computer \u00e8 irrimediabilmente rotto. E con quel colpo si cancellano scritti, foto, pensieri, mail di anni. Qualcuno dir\u00e0: e il backup non lo potevi fare? L&#8217;ho fatto, tranquilli. Ma l&#8217;affetto che si prova verso quella tastiera consumata, il trackpad ormai traslucido per l&#8217;uso, le piccole briciole di pane che si intravedono nelle fessure dei tasti non me li restituir\u00e0 nessuno.<\/p>\n<p>Incazzato sono uscito per fare una passeggiata nel centro della mia citt\u00e0. Il cielo \u00e8 grigio, tende al color grafite perch\u00e9 il sole sta tramontando, da qualche parte dietro le nuvole gonfie. Sembrano onde di ovatta sporca di una caligine compatta. L&#8217;aria si \u00e8 fermata dopo una tempesta di vento. Sulle strade si sono formate pozzanghere nere stranamente circondate da cemento perfettamente asciutto e screziato solo da qualche striscia di acqua che sta lentamente evaporando. Da lontano noto un gruppo di persone accalcate davanti ad un locale vuoto da mesi. La porta per\u00f2 \u00e8 aperta. Passando vicino alle vetrate vedo che ora sono coperte da un grande manifesto elettorale, dai colori blu e grigi. Capisco osservando quei colori che \u00e8 un candidato di destra, o di qualche formazione di centro. Perch\u00e9 in questa citt\u00e0 fra poco ci saranno le elezioni comunali. Un altro sindaco, l&#8217;ennesimo, \u00e8 stato arrestato per aver preso tangenti nell&#8217;esercizio delle sue funzioni. Certo, il processo \u00e8 in corso e bisogna aspettare l&#8217;esito del processo. Ma nel frattempo questa povera citt\u00e0 \u00e8 di nuovo senza un governo. Probabilmente non lo ha da molti anni, o forse non l&#8217;ha mai avuto veramente. Sento applausi provenire dalla sala. Guardo con pi\u00f9 attenzione i volti e ritrovo compagni di vecchia data, persone incontrate per tanto tempo nelle sezioni del PCI, poi PDS e poi da me persi perch\u00e9 ho seguito altre strade pi\u00f9 coerenti, dal mio punto di vista, con la mia personale idea comunista. Per\u00f2 li avevo rivisti e rincontrati nelle varie tornate elettorali come compagni del PD.<\/p>\n<p>Ma i colori sono blu e grigi. Non c&#8217;\u00e8 traccia di rosso in quel manifesto. Mi avvicino. Osservo. Leggo. Capisco.<\/p>\n<p>Passo oltre, osservando i volti di quelli che un tempo ero compagni e si definivano comunisti.<\/p>\n<p>Cerco qualcosa di rosso, nel grigio di questa serata. Lo trovo nella Libreria Feltrinelli. Guardo le insegne e immergo lo sguardo nel rosso che \u00e8 la base della scritta bianca Feltrinelli. Un cognome anch&#8217;esso rosso, come il sangue coagulato di un uomo ritrovato fulminato sotto un traliccio tanti e tanti anni fa, in un&#8217;altra Italia, in un altro mondo. Diverso da questo ma che evidentemente tanto migliore non dove essere visto quello che ha seminato e costruito.<\/p>\n<p>Lascio i pensieri sul marciapiede grigio. Entro e abbandono i pensieri sullo stuoino all&#8217;ingresso. Mi perdo nelle copertine, nelle presentazioni delle storie nella terza di copertina dei libri. Cerco un conforto e so che lo trover\u00f2, come sempre.<\/p>\n<p>Un&#8217;immagine si costruisce lentamente davanti ai miei occhi. E&#8217; giugno del 1984. Sono i funerali di Enrico Berlinguer. Li guardo su una vecchia televisione in bianco e nero in un tugurio sul lungomare di Salerno. Sono seduto su una poltrona sfondata e molto vecchia. Ho le lacrime agli occhi.<\/p>\n<p>Oggi quelle lacrime sono asciutte come la rabbia che ho dentro. Per un mondo impregnato di voltafaccia, di paraculi trasformisti, di gente che ha a cuore solo il proprio personale tornaconto e che \u00e8 capace di salire su qualsiasi treno, di qualunque colore. L&#8217;importante \u00e8 la garanzia di una poltrona da incollare al proprio sedere. Senza pudore, senza contenuto ma solo con il proprio personale vuoto.<\/p>\n<p>Un vuoto molto diverso dal mio. Forse qualcosa da raccontare c&#8217;\u00e8. Perch\u00e9 si pu\u00f2 essere migliori di quello schifo. Perch\u00e9 la merda se usata bene fa nascere i fiori e gli alberi da frutta. Ma bisogna saperla usare.<\/p>\n<p>Devo dire grazie ad una persona che con alcuni messaggi un paio di giorni fa mi ha aiutato ad aprire gli occhi. E le orecchie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avevo due passioni profonde, radicate, su cui ho studiato per anni impegnando letture, ricerche, ore di lavoro duro: la politica e la tecnologia. 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