{"id":1172,"date":"2016-05-23T18:16:07","date_gmt":"2016-05-23T18:16:07","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=1172"},"modified":"2016-05-23T18:16:07","modified_gmt":"2016-05-23T18:16:07","slug":"mr-mac-e-doctor-linux","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=1172","title":{"rendered":"Mr. Mac e Doctor Linux"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">Le cose vecchie non si gettano via. Le cose vecchie hanno un&#8217;anima, hanno la memoria, hanno un cuore. Le cose vecchie conservano la polvere, il profumo dei luoghi dove quel pulviscolo quasi trasparente si \u00e8 depositato su di loro. Le cose vecchie sono macchiate dall&#8217;alone delle lacrime che sono scivolate sulla loro superficie, sono consumate dalle mani che le hanno carezzate o usate. Ne conservano la forma, la illuminano scolorendosi. Le cose vecchie ci appartengono intimamente perch\u00e9 sanno cose di noi che in pochi conoscono.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Queste righe le scrivo su un vecchio portatile di mia moglie. La tastiera \u00e8 opaca al centro di ogni tasto, le lettere sono sfumate, ogni singolo tasto ha una macchiolina. Ogni macchia \u00e8 diversa dall&#8217;altra. Ogni macchia racconta una storia. Su questi tasti sono scivolate molte lacrime, questi tasti le sue dita le hanno pestati o sfiorati. La polvere \u00e8 ammucchiata negli interstizi dello schermo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Lo schermo che \u00e8 rimasto aperto per giorni e intere notti. Lo schermo che \u00e8 stato aperto delicatamente all&#8217;alba, ancor prima che il sole iniziasse a sorgere, mentre lei, sorseggiando un caff\u00e8 caldo, studiava e sbirciava su facebook e con le orecchie ascoltava, sempre con un pizzico di ansia mescolato ad un sorriso grato, il respiro dei bambini che dormivano nella loro stanza.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Un giorno questo portatile, un vecchio MacBook, non ha pi\u00f9 funzionato. Il sistema operativo non partiva pi\u00f9 e lei ha di nuovo pianto. Perch\u00e9 quelle macchie sulla tastiera, ma anche quelle sulla scocca di alluminio grigio chiaro erano le sue rughe, i segni del suo tempo, i respiri ingoiati nel silenzio della notte, o nel vuoto interiore, e nel chiasso di una canzone di Jovanotti sparata a tutto volume.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ma questo vecchio MacBook era stanco, non ce la faceva pi\u00f9. Non riusciva pi\u00f9 a reggere il ritmo della modernit\u00e0. I nuovi sistemi operativi erano troppo esigenti, i programmi richiedevano uno sforzo che la scheda grafica non poteva pi\u00f9 garantire. Lo schermo inizi\u00f2 a sfarfallare, una pioggia di lampi luminosi. Il disco rigido arrancava. Il calore era insopportabile e le ventole sferragliavano rumorose. Un giorno disse basta, il boing di avvio rest\u00f2 zitto, lo schermo nero.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Io non ho mai avuto problemi. La tecnologia, la sua fame di consumo, mi affascina. Da sempre. Alla prima occasione, al primo segnale di difficolt\u00e0 del mio computer, qualunque esso fosse, lo cambiavo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ma quando mi ritrovai tra le mani questo MacBook, cos\u00ec silenzioso e cos\u00ec stanco, sentii che qualcosa dentro di me si crep\u00f2. Le certezze che il nuovo \u00e8 bello si offuscarono, come un colpo di vento gelido in una calda serata di fine settembre. Capii che il mio inverno era alle porte. Qualcosa era cambiato.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Osservai il nero dei tasti cos\u00ec consumato con un sorriso. Lisciai con il dito una macchia pi\u00f9 grande sul tasto di tabulazione. Passai il pollice sul trackpad liso e sentii lo scatto ancora forte sotto la pressione. Guardai il tasto dello spazio controluce e vidi nitidamente la striscia lucida, il posto dove lei premeva con forza per andare avanti nella scrittura. Con una pezza pulii lo schermo nero. Sotto le mani il Mac slittava verso sinistra. Lo alzai e vidi che un gommino nero sulla sua pancia era saltato. C&#8217;era solo un buco liscio. E sorrisi di nuovo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ci armeggiai per giorni. Con una combinazione di tasti riuscii a farlo ripartire, con l&#8217;assistente Apple verificai che il disco rigido fosse integro. Poi con l&#8217;altro portatile nuovo girovagai su internet e trovai le risposte alle mie domande. Mi sentivo come un vecchio genitore che si aggrappa a qualunque ricordo fosse passato tra le mani di un figlio, per conservarne il ricordo, magari per riportare in vita quel ricordo lontano, per assaporarne un profumo antico che non annusa pi\u00f9 da troppo tempo e che gli toglie la voglia di andare avanti, di vivere.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ho lavorato per due giorni. Ora \u00e8 qui, da mesi ormai, sotto le mie mani e con le dita scrivo i miei piccoli racconti. Ho installato una versione di Linux, il Linux Mint, e il Mac ha ripreso a respirare. Sento che non fa fatica, avverto la sua ansia di riprendere a correre, a fare le cose che sa ma con il giusto tempo. E&#8217; il tempo che la sua et\u00e0 gli consente. E&#8217; il tempo di chi vuole assaporare la vita che gli resta con calma, usando i colori che conosce e di cui ha memoria.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Fa tutto quello che serve. Lo fa bene, con affetto. E il rumore dei tasti, con la loro corsa lunga e rumorosa, \u00e8 di quelli che soddisfa lo scrittore. Anche quello autodidatta e che magari scrittore non \u00e8. Ma gli piace dirselo ogni tanto. Giusto cos\u00ec, per un breve piacere personale. Questo vecchietto ed io ci intendiamo alla grande. E le macchie restano dove sono. Perch\u00e9 profumano di una vita vissuta. Perch\u00e9 hanno la memoria di momenti bui e di momenti belli. Perch\u00e9 questi tasti mi ricordano il profumo di un caff\u00e8 alle quattro di mattina e il respiro di un paio di bambini che dormono raggomitolati in un vecchio letto a castello con adesivi appiccicati dappertutto e il legno scrostato. E mi ricordano la dolcezza delle dita che pigiavano su questi tasti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Le cose vecchie non si gettano via. E&#8217; come gettare via la memoria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le cose vecchie non si gettano via. 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