{"id":1286,"date":"2019-01-07T17:58:29","date_gmt":"2019-01-07T17:58:29","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=1286"},"modified":"2019-01-07T17:58:39","modified_gmt":"2019-01-07T17:58:39","slug":"il-vento-grigio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=1286","title":{"rendered":"Il vento grigio"},"content":{"rendered":"\n<p>E\u2019 una sera buia e tempestosa. Raffiche furibonde del vento del nord battono il cielo e la terra. Sono bordate violente che spazzano l\u2019asfalto delle strade, che strappano i rami degli alberi facendoli piombare per terra, sulle auto per le strade, che sfiorano pericolosamente i passanti curvi per resistere alla sua forza.<\/p>\n\n\n\n<p>Io sono dentro casa che osservo il cielo nero da dietro una finestra. Il mio punto di riferimento per intuire la forza del vento \u00e8 una palla d\u2019acciaio grigio e lucido incima alla canna fumaria di un camino, nella villetta di fronte. Beh, quella palla ruota furiosamente. Non si notano pi\u00f9 le lame, \u00e8 una superficie liscia per la velocit\u00e0 con cui gira su se stessa. Subito sopra nuvole dense e nere si accalcano, sbandando paurosamente nel cielo. Sono al caldo. Osservo la furia della natura. La struttura spessa di quelle nuvole mi fa capire che fra poco, nonostante il vento, la pioggia inizier\u00e0 a cadere copiosa e anch\u2019essa spazzer\u00e0 le strade. Il vento porter\u00e0 con s\u00e9 il gelo della steppa siberiana. Lame ghiacciate sferzeranno i volti di chi sar\u00e0 per strada, geleranno la terra nelle campagne e lastre bianche si formeranno ai bordi dell\u2019asfalto. La pioggia ritarder\u00e0 di poco la gelatura che comunque arriver\u00e0 inesorabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Io osservo ammirato la forza della natura. Un velo di tristezza per\u00f2 avvolge la curiosit\u00e0 del bambino che \u00e8 ancora in me. Mi guardo all\u2019improvviso nello specchio di fronte a me e resto interdetto. Mi chiedo, confuso, \u201cma chi \u00e8 quel vecchio?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono rientrato da poco da una visita medica. Mi hanno sottoposto ad una lunga e accurata visita. Mi ha accolto un dottore di mezza et\u00e0, basso, il viso tondo e sorridente. Indossava il camice immacolato e abbottonato. Mi ha trasmesso una sensazione di fiducia, una sensazione calda di tranquillit\u00e0. I suoi gesti erano pacati, misurati, lo sguardo attento e diretto. Le sue mani mi hanno palpato, hanno saggiato la consistenza delle anse addominali, hanno verificato il livello del dolore mentre schiacciava quella strana e minuscola escrescenza che si era formata. Mi ha riempito l\u2019addome, i fianchi e il pube di gel, mi ha sondato con l\u2019ecografo. Avvicinava il suo viso al monitor della macchina, stringeva i suoi occhi miopi osservando le ombre nella poltiglia grigiastra che si intuiva nello schermo. Mi ha rimesso in piedi, mi ha strizzato dolorosamente nella zona dove si era formata l&#8217;escrescenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho aspettato l\u2019esito della visita in uno stretto corridoio dopo che lui mi ha invitato a svuotare la vescica, una ulteriore ecografia. Poi mi ha fatto rivestire e mi ha spinto, l\u2019espressione seria, verso il corridoio esterno. Ho atteso stravaccato su una scomoda poltroncina di plastica bianca. Pensavo che era assurdo pagare ed essere costretto ad aspettare su una sedia cos\u00ec ridicola e cos\u00ec scomoda. Lo pensavo e sorridevo, sorpreso da un simile pensiero che non credevo mi appartenesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho atteso che quella porta bianca si riaprisse e che lui mi richiamasse. Quel momento arriv\u00f2 cos\u00ec come arriv\u00f2 l\u2019esito. Lo ascoltai con una attenzione svogliata. Qualunque fosse stato l\u2019esito della visita desideravo solo andare via da l\u00ec, infilarmi in macchina e correre verso il mare. Fermarmi sulla costa, scendere e sentire il gelo sferzante del vento sul viso. Volevo solo quello: sentire il freddo della vita dentro di me, mescolato al rombo del mare e delle onde che si frangono sulla roccia, guardare ammirato la spuma bianca che si gonfia, si alza e si frantuma con un boato sulla pietra lucida e grigia. Invece il mio viso era impostato sulla modalit\u00e0 \u201cconcentrato\u201d e \u201ccortese\u201d. In fin dei conti stava parlando del mio corpo e delle sue bizzar\u00ece, della mia vita e del suo futuro, ammesso che ce ne fosse ancora uno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ascoltai tutto, lo guardai scrivere a lungo e con una graf\u00eca stranamente ordinata su un foglio di carta intestata. In alto a destra c\u2019era il suo nome, la sua specializzazione, il suo indirizzo, il numero del cellulare e questo mi stup\u00ec. Spostai lo sguardo su di lui e lo guardai con maggiore attenzione vera. Era un uomo ormai anziano, la sua voce era cordiale e gentile, i suoi movimenti lenti. Era indubbiamente empatico. La sentenza era addolcita dal suo comportamento. Aspettai, annuii alle sue raccomandazioni. Gli strinsi forte la mano. Andai via. Mi fermai a pagare distratto al tizio seduto dietro l\u2019isola dell\u2019accettazione. Invidiai la sua giovinezza ma non il freddo che entrava dall\u2019ingresso alle mie spalle e che lo colpiva ogni volta che la porta a vetri si apriva. Rimasi colpito dalla sua fredda indifferenza a quel calo termico. Pensai che fosse peggio per lui. Ero stranito. Andai via dopo aver pagato.<\/p>\n\n\n\n<p>E ora ero dietro i vetri della mia finestra ad ammirare la rabbia del clima, la violenza della natura, incazzata. Pensai che in realt\u00e0 dovessi essere io l\u2019incazzato. Dovevo essere io a soffiare con violenza, a lasciar uscire le urla di terrore, a colpire con forza tutto ci\u00f2 che avevo intorno, a strappare i miei libri, a gettare via gli LP affiancati con un ordine maniacale. Pensai che avrei dovuto gettare via dalla finestra il mio portatile e il cellulare, cancellare ogni traccia di vita. Anche se sapevo che non avrei cancellato nulla perch\u00e9 non si possono tracciare le tracce della propria vita digitale. Resta tutto l\u00ec, in rete, segnato e tracciato. I numeri sono registrati, la sincronia di 1 e 0 sanciscono ogni cosa che ognuno di noi fa in rete e ne lascia un segno indelebile, come l\u2019inchiostro nero che resta sui polpastrelli di un dito e che ci si pu\u00f2 sforzare inutilmente a grattare con saponi, olio, creme o quel che si vuole. La traccia resta. L\u00ec. A lungo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il gesto simbolico di prendere e gettare tutto nel vuoto, alla merc\u00e9 del vento freddo del nord, delle sue raffiche, del ghiaccio incombente, sarebbe stato catartico, liberatorio. Quasi come la traccia luminosa di una luce in movimento registrata in una foto al tramonto.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece ero l\u00ec, dietro il vetro di una mia finestra. A guardare e ammirare la furia del vento e lo spessore grigio scuro delle nuvole. Il giro vorticoso e furibondo della palla di acciaio mi ipnotizzava. Il mio sguardo rest\u00f2 fisso su di lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dolore si assop\u00ec, come ammorbidito dalla bellezza della natura. Ma era l\u00ec, comunque, dentro di me.<\/p>\n\n\n\n<p>La visita era andata bene. Ero andato a guardare il mare in burrasca. Il mio viso fu colpito dalla spuma delle onde sbattute sulle rocce. Il cellulare l\u2019avevo lasciato in macchina, sul sedile di fianco al mio.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019avevo spento, subito dopo aver letto il suo messaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Non l\u2019avevo riletto. Avevo abbandonato la tua traccia. Non la potevo gettare via. Non potevo tornare indietro. Non potevo far nulla per cancellare quella traccia informatica. Ormai era l\u00ec, scolpita. Dentro di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Avrei voluto tornare a casa e trovarla l\u00ec. Avrei voluto che lenisse con le sue carezze e la sua lingua il mio corpo saggiato, strizzato, auscultato, violato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho trovato solo la sua maledetta e fredda traccia informatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora sono qui. Con le braccia conserte, appoggiato al muro riscaldato dal termosifone a guardare oltre il vetro della finestra. Nel silenzio rotto dal vento che sbatte sui muri e sui vetri. Quel vento del nord che mi sfida, mi invita ad uscire, a misurarmi con lui.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 una sera buia e tempestosa. Raffiche furibonde del vento del nord battono il cielo e la terra. 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