{"id":1308,"date":"2019-04-15T08:28:02","date_gmt":"2019-04-15T08:28:02","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=1308"},"modified":"2019-04-15T08:28:06","modified_gmt":"2019-04-15T08:28:06","slug":"la-rabbia-e-la-primavera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=1308","title":{"rendered":"La rabbia e la primavera"},"content":{"rendered":"\n<p>\n\u201cLe tue scelte sono dettate dalla rabbia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\nSmisi di ruotare il cucchiaino nel caff\u00e8. Le onde del liquido nero\ncontinuarono a muoversi. Restai ad osservare il ruotare lento nella\ntazzina bianca. Alzai la testa solo nel momento in cui la calma era\ntornata nella ceramica calda. Le onde del fumo caldo continuavano a\nsalire, nell\u2019aria fredda del mattino di fine marzo.<\/p>\n\n\n\n<p>\nFissai lo sguardo dritto nei suoi occhi. Il nero lucido dei suoi\nocchi. Le palpebre truccate di un azzurro intenso, il fard scuro\nsteso sugli zigomi, le labbra rosse, i capelli ricci con colpi rossi\nsulle ciocche. \n<\/p>\n\n\n\n<p>\nLa guardai, indagando su quel volto, pi\u00f9 volte. Mi chiesi se fosse\nstata lei a parlare. Mi guardai anche intorno alla ricerca di\nun\u2019altra voce, nella vana speranza che quella frase fosse uscita da\nqualche persone seduta in un tavolino vicino, o magari da qualche\nregistrazione whatsapp di un cellulare.<\/p>\n\n\n\n<p>\nMa intorno a noi non c\u2019era nessuno. Il bar era deserto, erano gli\nultimi minuti prima che scattasse l\u2019orario di entrata nelle scuole\ne nei posti di lavoro. Era una mattina di fine marzo e il cielo era\ndipinto di quell\u2019azzurro acceso che apre le strade della citt\u00e0\nall\u2019arrivo delle rondini e dei loro stridii acuti e il rincorrersi\ntra i muri dei palazzi nelle strade strette, rimbalzando sui muri\ndorati dal sole dell\u2019inizio primavera.<\/p>\n\n\n\n<p>\nTornai nei suoi occhi. Annuii stancamente. Lei afferr\u00f2 una fetta\nbiscottata e inizi\u00f2 a spalmarla con la marmellata di arance amare\nprodotta dalla proprietaria del locale. \u201cChe hai detto?\u201d le\nchiesi finalmente dopo un momento di incertezza.<\/p>\n\n\n\n<p>\n\u201cChe le tue scelte sono state dettate dalla rabbia\u201d \n<\/p>\n\n\n\n<p>\nLa rabbia. Quell\u2019onda acida che mi stava salendo nello stomaco e\nche bruciava le sue pareti togliendomi il respiro. Iniziai a tossire.\nRiposi sul piattino la tazza del caff\u00e8 un attimo prima che mi si\nversasse sui pantaloni. Lei rest\u00f2 con la mano sospesa nell\u2019aria,\nil coltello impugnato storto, la punta colma del gel giallo della\nmarmellata. \n<\/p>\n\n\n\n<p>\n\u201cTutto bene?<\/p>\n\n\n\n<p>\nInspirai con forza e dentro di me pensavo \u201ctutto bene????\u201d. Presi\nil tovagliolo di carta e mi pulii la bocca dalle parole che stavano\nper uscire. Le tirai via con forza, cancellandole. Mentre lo poggiavo\nvicino alla tazzina guardai la forma di quelle parole, il loro colore\nsbavato ma erano trasparenti, invisibili.<\/p>\n\n\n\n<p>\nAllungai la mano sotto il tavolino e sfiorai il suo ginocchio. Sentii\nsotto le dita il nylon ruvido. Aprii la mano e le strinsi una coscia.\nLa carne era solida, ampia, allungava il tessuto. Era lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\nLa rabbia si insinu\u00f2 nelle mie mani e strinsi la sua carne. Un lampo\npass\u00f2 nel suo sguardo e un leggero sorriso le incresp\u00f2 le labbra.\n\u201cEhi!\u201d. Solo quell\u2019\u201dehi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\nStavamo insieme da sette anni. Avevamo deciso di non vivere insieme e\nabitavamo distanti l\u2019uno dall\u2019altra. In realt\u00e0 stavamo sempre\ninsieme. Anche le notti le passavamo insieme. Ogni notte facevamo\nl\u2019amore ma subito dopo ognuno andava in un\u2019altra stanza. Le case\nin cui vivevamo avevano due stanze da letto, una per lei e l\u2019altra\nper me. Anche i bagni erano due, uno per lei e un\u2019altro per me.\nSeparati. La colazione ogni mattina la facevamo in quel bar prima di\nandare al lavoro. Ci incontravamo l\u00ec, mezz\u2019ora prima dell\u2019orario\ndi ingresso. S\u00ec, lavoravamo anche vicini. A pranzo ognuno andava per\nconto suo. Avevamo passioni e impegni in comune, ma vissuti\nseparatamente. Al mattino, ogni giorno, si sorprendeva della velocit\u00e0\ncon cui leggevo i quotidiani. La sua espressione era un misto di\nstupore e di ammirazione. Lei lo leggeva la sera, dopo cena e subito\nprima di chiudersi nella sua camera per truccarsi, infilarsi un\ntanga, un neglig\u00e9 e un paio di collant per poi farmi entrare, farsi\naccarezzare a lungo, lasciare che la spogliassi, la leccassi e poi\nlasciarsi penetrare. Ma nel momento in cui sprofondavo nei suoi occhi\nspalancati avevo la chiara sensazione ad essere io penetrato da lei.\nOgni sera era cos\u00ec. Subito dopo, un bacio, due carezze e ognuno\nrientrava nella propria stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>\nSette anni di questa vita intensa, fatta di sesso, di chiacchiere, di\nscambi, di qualche discussione.<\/p>\n\n\n\n<p>\nNon avevo mai smesso di amarla come il primo giorno. E lei di amare\nme.<\/p>\n\n\n\n<p>\n\u201cLa mia rabbia?\u201d le chiesi. Lei annu\u00ec, concentrata a spalmare la\nmarmellata con delicatezza per evitare che la fetta biscottata si\nspezzasse. \u201cMa perch\u00e9 non mangi un cornetto caldo?\u201d le chiesi,\nspazientito da quella contraddizione: mangiare al bar una fetta\nbiscottata e bere un succo industriale d\u2019arancia. Guardai\nsconsolato il mio caff\u00e8 ormai freddo e il cornetto smozzicato. La\nfame mi era passata.<\/p>\n\n\n\n<p>\nLei continu\u00f2 ad annuire. Le avrei voluto gridare \u201cma che cazzo\nannuisci? Spiegami!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\n\u201cNoi stiamo insieme da sette anni e tu mi parli della rabbia?\u201d le\ndissi, invece.<\/p>\n\n\n\n<p>\nCon la punta del coltello profilava la gelatina sul bordo eliminando\nle sbavature, con attenzione e sempre con una smorfia serena di\nconcentrazione. Le palpebre abbassate mettevano in evidenza l\u2019azzurro\nvistoso dell\u2019ombretto.<\/p>\n\n\n\n<p>\nVers\u00f2 l\u2019acqua bollente nella tazza di ceramica bianca in cui aveva\ndepositato la bustina del th\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>\nSi tinse di un leggero arancione. Prese la striscia di carta che\nreggeva il filo e scosse su e gi\u00f9 la bustina. Scossi la testa\nperplesso. Non sopportavo chi aveva fretta nel lasciare in infusione\nle foglie di th\u00e8 nell\u2019acqua. Si alterava il sapore ed era un gesto\nche non comprendevo. Amavo, invece, la cerimonia lenta e pensosa\ndella sua preparazione. Tolse la bustina dall\u2019acqua e la poggi\u00f2 su\nun piattino vuoto. Inizi\u00f2 subito a sorseggiare la bevanda mentre con\nl\u2019altra mano reggeva la fetta biscottata perfettamente spalmata\ndella marmellata gialla. Ne intuivo le strisce delle bucce amare e la\nsaliva riemp\u00ec la mia bocca. Avevo fame e guardai sconsolato il mio\ncornetto ormai freddo, cos\u00ec come il caff\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>\nUna mano si poggi\u00f2 sulla mia spalla. Saltai sorpreso sulla sedia e\nmi girai a guardare. Era la signora del bar, uno stecco lungo, ossuto\ne dalla pelle increspata con un largo sorriso sulle labbra. \u201cDotto\u2019,\nil caff\u00e8 si \u00e8 freddato. Gliene faccio un altro?\u201d Le sorrisi e\nannuii. \u201cMagari anche un cornetto caldo, le va?\u201d mi disse\npiegando leggermente la testa e socchiudendo gli occhi in un gesto\nche ormai mi era consueto.<\/p>\n\n\n\n<p>\n\u201cS\u00ec, grazie. Lei \u00e8 sempre cos\u00ec gentile\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\nCon lo stesso sorriso stirato sulle labbra sottili si gir\u00f2 portando\nvia sia la tazzina del caff\u00e8 che il piattino con il cornetto\nsmozzicato.<\/p>\n\n\n\n<p>\nM. mi guardava continuando a bere il suo th\u00e8, la fetta biscottata\nancora integra nella mano.<\/p>\n\n\n\n<p>\nMi piegai verso di lei, la mia mano sotto il tavolino risal\u00ec lungo\nla sua gamba. Era un\u2019ancora. Il contatto con il suo corpo mi\ninstillava le ragioni per non alzarmi e andare via da lei, dal bar,\nda tutto quello che avevo intorno a me.<\/p>\n\n\n\n<p>\nLei sorrise, lentamente, e finalmente dette un morso alla fetta.\nSentii il croc del morso, vidi le briciole cadere sulla tovaglia\ngiallina. Una goccia di marmellata rimase sul labbro. Allungai la\nmano, le pulii il labbro e portai quella goccia sulla mia lingua.<\/p>\n\n\n\n<p>\nLei sorrise.<\/p>\n\n\n\n<p>\n\u201cS\u00ec, secondo me tu sei divorato dalla rabbia. Una rabbia cieca che\nnon ti sta facendo vedere nulla. Hai perso il buon senso, la tua\nrazionalit\u00e0\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\nPercepii il colpo basso, ne saggiai la violenza fisica e un dolore\ncieco si irradi\u00f2 nel mio corpo. Era una sensazione violenta che mi\nprovoc\u00f2 un attacco di nausea.<\/p>\n\n\n\n<p>\nChi era quella donna che avevo di fronte? Lei era parte di quella\nscelta, ne rappresentava la ragione principale. Invece capii, in quel\npreciso momento, che non era cos\u00ec. Lei se ne tirava fuori.<\/p>\n\n\n\n<p>\nTolsi la mano dalla sua gamba. Inspirai a fondo e appoggiai la\nschiena alla sedia. Continuavo a guardarle gli occhi. Li percepii\nfreddi, distaccati. Poggi\u00f2 la tazza sul piattino, aveva finito di\nbere il suo th\u00e9 e si dedic\u00f2 con perizia alla fetta biscottata,\nmordendola a piccoli pezzi e masticando a lungo, concentrata.\nAfferrai con le mani tremanti i braccioli della sedia di plastica\nbianca. Li strinsi con forza, vidi le nocche diventare bianche per lo\nsforzo. La guardai ancora negli occhi che continuava a tenere fissi\nsu quella maledetta fetta biscottata. Ogni morso sembrava un pensiero\nlontano tanto era distratta. Un vuoto si apr\u00ec dentro di me. Un buco\nnero che si allargava rapidamente. E un rivolo inizi\u00f2 ad uscirne. Lo\npercepii con forza. Era come se un veleno si diffondesse nel mio\nsangue, un gelo che si diffondeva nella vene e nel mio corpo. Era di\nnuovo la mia rabbia che montava veloce e che afferrava tutti i miei\npensieri e i gesti. Un dubbio si insinu\u00f2 all\u2019improvviso. E se\navesse ragione lei?<\/p>\n\n\n\n<p>\nLa signora usc\u00ec dalla porta e poggi\u00f2 sul tavolino la tazza di caff\u00e8\ne il piattino con un cornetto caldo. Si trattenne un attimo pi\u00f9 del\ndovuto al mio fianco, mi poggi\u00f2 di nuovo la mano sulla spalla con un\ngesto materno. Ne sentii il calore attraverso il tessuto della giacca\ne della camicia. La guardai, lei mi rivolse un breve, quasi\nimpercettibile, sorriso. Poi si gir\u00f2 e and\u00f2 via ma sulla soglia\ndella porta si gir\u00f2 rapidamente e mi guard\u00f2. Uno sguardo fulmineo.<\/p>\n\n\n\n<p>\nMasticai ancora una volta le parole nella mia bocca. Le frantumai e\ndecisi di non farle uscire. Mi dedicai alla colazione. Addentai il\ncornetto e lo masticai con gusto. La crema calda mi riemp\u00ec la bocca\nmescolandosi allo zucchero sulla sfoglia. Ruminai a lungo. Le parole\nfrantumate si addolcirono con il dolce del cornetto. Ingoiai tutto\ninsieme e rimandai dentro le mie reazioni emotive. La rabbia bruciava\nleggermente le pareti ma i succhi gastrici iniziarono a fare il loro\nlavoro. Poi sorseggiai il caff\u00e8. Staccai gli occhi da lei che era\nimpegnata a tagliare in piccoli pezzi una fetta di torta. Mi guardai\nintorno. Gli alberi iniziavano a gemmare, le piccole foglie di un\nabbacinante verde chiaro spuntavano sui rami. Fra una settimana\nsarebbero gi\u00e0 cresciute. L\u2019umido risaliva dalla terra e\ndall\u2019asfalto illuminati dai raggi del sole apparso al di sopra dei\npalazzi bassi che costeggiavano la piazza. I vetri del grattacielo\ndove entrambi lavoravamo scintillavano e le poche nuvole nel cielo\nscivolavano lungo le pareti dell\u2019edificio.<\/p>\n\n\n\n<p>\nMi alzai, la guardai. Le labbra rimasero strette e chiuse in un\nghigno involontario. Me ne andai senza riuscire a dire una parola.<\/p>\n\n\n\n<p>\nLa sua voce mi chiam\u00f2 ma non la ascoltai pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>\nLo stridio delle rondini scese dal cielo. Era un grido alto, garrulo\nche rimbalzava sui muri delle case. Mi fermai e le guardai inseguirsi\ncon i loro voli veloci, precipitarsi verso le mura per poi scansarle\nall\u2019improvviso, con un gesto elegante e rapido. \n<\/p>\n\n\n\n<p>\nEra marzo, restai sorpreso dal vederle gi\u00e0 l\u00ec con le ali sottili e\ncurve, le pance bianche. La primavera era arrivata all\u2019improvviso\ncon il suo carico di colori, profumi, speranze e la temperatura mite\nche a breve avrebbe riempito i prati di fiori gialli e rossi.<\/p>\n\n\n\n<p>\nIl buco lentamente si richiuse e una sensazione di sottile benessere\nmi avvolse. Alzai il passo e andai via da l\u00ec. Sulla porta del bar la\nsignora si appoggi\u00f2 al muro e sorrise soffermandosi sulle mie spalle\nmentre annuiva scuotendo leggermente la testa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLe tue scelte sono dettate dalla rabbia\u201d. Smisi di ruotare il cucchiaino nel caff\u00e8. Le onde del liquido nero continuarono a muoversi. Restai ad osservare il ruotare lento nella tazzina bianca. 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