{"id":1311,"date":"2019-04-15T10:04:26","date_gmt":"2019-04-15T10:04:26","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=1311"},"modified":"2019-04-27T20:22:07","modified_gmt":"2019-04-27T20:22:07","slug":"1311","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=1311","title":{"rendered":"Lo scrittore e l&#8217;ape operaia"},"content":{"rendered":"\n<p>Aveva adorato quell&#8217;appartamento. Al secondo piano, nulla sopra di lui, nulla intorno a lui. Solo il cielo bucato da qualche antenna che oscillava al vento e la canna fumaria di un camino, sormontata da una palla di metallo cromato che girava vorticosamente spinta dal vento. Il terrazzo ampio e coperto era esposto a sud, al vento di scirocco caldo e umido ma protetto dalle bordate gelide della tramontana. La citt\u00e0 era esposta sempre al vento. Per suo figlio aveva scritto alcune fiabe che avevano per protagonisti i tre venti che battevano ogni giorno che dio comandi la citt\u00e0: tramontana, scirocco e grecale.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli era piaciuto da subito sedersi al sole sul terrazzo e scrivere, le gambe incrociate nella posizione del mezzo loto, il laptop comprato usato su ebay poggiato sulle ginocchia e le sue mani che pestavano rapide sui tasti. Lui restava ore in quella posizione, seguendo lo spostamento del sole. A fine giornata rientrava nella casa, rintronato dalla luce e bruciato dal calore. In primavera le rondini giravano in tondo sopra il suo appartamento, qualcuna si infilava sotto il tetto temeraria e gli sfrecciava intorno. Le api giravano veloci e tranquille succhiando il polline dai fiori, senza mai infastidirlo perch\u00e9 lui non infastidiva loro. Una di quelle api un giorno inizi\u00f2 a andare e venire e ad infilarsi dentro un cespuglio, proprio di fronte al suo naso. Non si avvicinava mai e restava a lavorare a qualche centimetro da lui. Alcune volte quando riprendeva il volo restava un attimo ad osservarlo, oscillando con le ali che ruotavano rapide, e poi andava via. Lui vedeva su quel piccolo musetto un sorriso leggero. Non lo immaginava. Lo vedeva con i suoi occhi e ne era sicuro. Dopo alcuni giorni, incuriosito, si alz\u00f2 e infil\u00f2 il naso nel cespuglio e vide ci\u00f2 che l&#8217;ape stava facendo ogni giorno, di fronte a lui che lavorava: stava costruendo un favo. Probabilmente avrebbe dovuto allarmarsi ma cosi non fu. Anzi, rest\u00f2 molto contento di quella novit\u00e0. Voleva dire che l&#8217;ape lo considerava affidabile. Si sedette e riprese a lavorare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vento spesso condizionava il clima della sua citt\u00e0. E quando spirava un forte vento di scirocco che gli sferzava, umido e tiepido, la faccia, dopo qualche ora il sole spariva coperto da nuvole dense e sfilacciate nel cielo. Un brivido gli percorreva la schiena, alzava la testa e restava ammirato a guardare la novit\u00e0. Dopodich\u00e9 riprendeva a battere i tasti sul laptop, apparentemente indifferente. Dopo alcune ore il cielo si copriva di una coltre grigia e scura e le prime gocce di pioggia iniziavano a battere sul terrazzo. Lui restava l\u00ec e continuava a scrivere finch\u00e9 la pioggia non diventava solida e copiosa. Solo in quel momento si alzava, rientrava nell&#8217;appartamento, spostava un tavolo vicino alla finestra e senza chiuderla si sedeva e riprendeva a scrivere, preceduto solo da un rapido scuotimento scocciato della testa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni mattina si alzava quando il cielo era ancora buio, si lavava infreddolito, si preparava il caff\u00e8 con la moka che aveva sciacquato e asciugato con cura la sera prima. Nel silenzio della notte che lasciava il posto al mattino che si stiracchiava con lentezza illuminando gradualmente il cielo, lui leggeva i giornali su un vecchio tablet, acquistato anch&#8217;esso usato su ebay, e sorseggiava il caff\u00e8 bollente mordicchiando un biscotto su cui aveva spalmato una striscia abbondante di marmellata rossa di ciliege.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopodich\u00e9 si vestiva e andava a correre lungo le strade ancora silenziose. Nel correre, oltre il tonfo sordo delle scarpe sul cemento umido, percepiva il respiro profondo della natura, degli alberi, dell&#8217;erba che sprigionava la brina, della terra che scrocchiava alla prima luce del sole e poi ascoltava il profondo, rumoroso, respiro dell&#8217;umanit\u00e0 che stava per svegliarsi e mettere in moto la sua prodigiosa macchina produttiva e distruttiva. Dopo qualche decina di minuti l&#8217;acqua sarebbe uscita dai rubinetti, gli scarichi dei water sarebbero stati tirati e le fogne si sarebbero riempite degli scarti umani. Le cucine si sarebbero illuminate, le lenzuola dei letti tirate via per prendere aria e gli zaini si sarebbero riempiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma lui sarebbe tornato nel suo appartamento, evitando di incontrare quella umanit\u00e0 chiassosa, e dopo una doccia calda avrebbe ripreso il suo laptop, incrociato le gambe sul terrazzo, e ripreso a scrivere, mentre le rondini giocavano e l&#8217;ape ricominciava a costruire il suo favo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un mattino, come al solito, dopo aver bevuto il suo caff\u00e9, essere andato a correre sotto la pioggia umida e calda della primavera ormai invecchiata, aver fatto la doccia tiepida e aver scosso le ossa prima di lavorare, usc\u00ec sul terrazzo e trov\u00f2 la sua ape morta sul pavimento grigio. Rimase sorpreso. Si chin\u00f2 e la osserv\u00f2 con attenzione. Alz\u00f2 la testa per un attimo e si rese conto che aveva smesso di piovere. Tra le nuvole si crearono le prime crepe di cielo azzurro. Prese un pezzo di canne raccolta su una spiaggia e accantonata sul suo balcone, tra i vasi di ceramica vuoti. Tocc\u00f2 con delicatezza l&#8217;ape, la smosse ma non reag\u00ec. Era proprio morta. Incredibilmente ci rest\u00f2 male. Rientr\u00f2 in casa, prese un pezzo di carta, la raccolse e la deposit\u00f2 sulla terra in un vaso in cui stavano crescendo le piccole piante di pomodoro che aveva seminato a fine marzo. La seppell\u00ec sotto un dito di terra nera e gonfia di umore. Poi infil\u00f2 il naso nel cespuglio e fu attaccato da un&#8217;ape nera e pi\u00f9 grande della sua. Indietreggi\u00f2 e cadde per terra. L&#8217;ape continu\u00f2 a ronzargli intorno con quello che lui percep\u00ec come una difesa del territorio, ostile e minacciosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Era indeciso se spazzare via tutto con quel pezzo di canna. Si sent\u00ec violato, era solidale con la sua ape ormai morta e con l&#8217;immane lavoro che le era costato costruire quel favo, invaso da altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma poi scosse la testa, si rialz\u00f2, and\u00f2 a lavarsi le mani. Riprese il laptop, usc\u00ec sul terrazzo e riprese a scrivere con vigore.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo alcune ore di lavoro sotto il sole riapparso dopo aver spazzato le nuvole, rientr\u00f2 in casa, accese la stampante e mand\u00f2 in stampa la bozza del suo racconto.<\/p>\n\n\n\n<p>Attese che la stampante facesse uscire tutte le pagine, le prese dal cassettino, le impil\u00f2 e batt\u00e9 con cura maniacale fino a quando tutti i bordi furono perfettamente allineati e ordinati. E inizi\u00f2 a leggere il suo libro:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAveva adorato quell&#8217;appartamento. Al secondo piano, nulla sopra di lui, nulla intorno a lui. 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