{"id":1317,"date":"2019-04-25T15:44:02","date_gmt":"2019-04-25T15:44:02","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=1317"},"modified":"2019-04-25T15:44:06","modified_gmt":"2019-04-25T15:44:06","slug":"la-santa-pasqua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=1317","title":{"rendered":"La Santa Pasqua"},"content":{"rendered":"\n<p>\nGiorgio camminava lungo il corridoio. Il passo era lento, il piede\nsinistro che si apriva verso l\u2019esterno. Lui cercava di raddrizzarlo\nma il ginocchio non rispondeva e una fitta di dolore lo costringeva a\nstorcerlo di nuovo. Leggeva un libro con il capo rivolto verso il\nbasso. Era immerso nella lettura ma c\u2019era qualcosa che lo\ndistoglieva. Il corridoio era in penombra ma lui non voleva accendere\nla luce e la  assorbiva dalle stanze che vi si affacciavano. Arrivato\nin fondo, di fronte a s\u00e9 c\u2019era la porta del bagno di servizio.\nApr\u00ec la porta e la luce arancione, calda, del sole illumin\u00f2 le\npagine giallastre del volume. Si volt\u00f2 e riprese a camminare e a\nleggere. Un passo alla volta. Una riga alla volta. Il cammino prese\nvelocit\u00e0 come anche la lettura. Fu un ritmo che si fece unico con il\nrespiro e con il suo passo. Il libro lo intrigava ma non\ncompletamente. Quel pomeriggio era distratto da pensieri e sentimenti\ncontrastanti che faticava a centrare. Troppe cose si inseguivano e i\nloro contorni erano sfumati, sfuggivano. Nel proseguire il suo\ncammino da carcerato usc\u00ec dal corridoio e quasi si scontr\u00f2 con\nVirginia. Lui alz\u00f2 la testa e mormor\u00f2 parole di scusa, anche se non\nl\u2019aveva sfiorata. Lo stesso fece anche lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\nPens\u00f2 un attimo, con un sorriso stanco, che la loro era una storie\ndi scuse. Ma l\u2019aveva sempre percepita come una formalit\u00e0 pi\u00f9 che\nuna sostanza. Il male vero se l\u2019erano fatto di nascosto, l\u2019uno\nall\u2019oscuro dell\u2019altro, consapevolmente.<\/p>\n\n\n\n<p>\nRiabbass\u00f2 la testa e ricominci\u00f2 a leggere. Ma un attimo dopo la\nrialz\u00f2 e si ferm\u00f2 a guardarla. Della bellezza di un tempo, quella\nche l\u2019aveva colpito sin dal primo istante in cui l\u2019aveva\nconosciuta, era rimasta una traccia. Nella realt\u00e0 Virginia era\nsempre una bella donna, alta, dai lunghi capelli ricci e dallo\nsguardo intenso, profondo da cui non si riusciva a sfuggire Ma in lei\npercepiva solo la freddezza algida che si era rivelata\nprogressivamente e lentamente sino a diventarne l\u2019elemento\ndominante. Lei era fredda, indifferente, spesso ruvida. Lui la\nosservava senza forze, senza reazione. Ci aveva provato a reggere il\nconfronto ma ben presto si era stancato di parlare a s\u00e9 stesso e\nsmise. Il suo tempo lo trascorreva leggendo, scrivendo, andando al\nlavoro, rimasticando dentro di s\u00e9 le parole che non uscivano pi\u00f9\ndalla sua bocca.<\/p>\n\n\n\n<p>\nNel rimuginare questi pensieri si infil\u00f2 nel suo studio e appoggi\u00f2\nla fronte al vetro freddo della finestra. Il suo respiro disegn\u00f2 un\nalone. Lo guard\u00f2 scomparire lentamente. Le fronde dei pini erano\nscosse dal vento che era aumentato d\u2019intensit\u00e0. La piccola testa\ndi un colombo si affacci\u00f2 da dietro il muro sul balcone e si gir\u00f2\nverso di lui per guardarlo. Inavvertitamente lui si ritrov\u00f2 a\nsorridergli. Il colombo si gir\u00f2 di nuovo e spicc\u00f2 il volo\ndispiegando le ali. Lo guard\u00f2 sollevarsi e andare via. \n<\/p>\n\n\n\n<p>\nIn quel momento, in quel preciso istante, percep\u00ec la sua solitudine.\n<\/p>\n\n\n\n<p>\nEra il giorno di Pasqua. Ascolt\u00f2 il silenzio della casa. Ognuno era\nchiuso nel suo mondo privato, immerso nei pensieri o con la testa\ninfilata nel monitor dello smartphone. Intuiva da tempo che Virginia\navesse una relazione ma non era geloso e non provava rabbia verso di\nlei, a questo proposito. Ne percepiva, invece, il feroce distacco,\nquella modalit\u00e0 di farsi del male attraverso l\u2019indifferenza che\nera tessuta di piccoli gesti, di ripicche, di smontaggi dell\u2019altro\nche erano odiosi e facevano, soprattutto, molto male. \n<\/p>\n\n\n\n<p>\nNella sua testa riecheggiava l\u2019eco lontano della sua voce allegra,\nla risata, le rughe sulla fronte concentrata a leggere o a inseguire\ni suoi pensieri. Lui si divertiva ad osservarla, a guardare in\nsilenzio la manifestazione delle sue reazioni, del suo essere\nspontanea, libera, senza riserve. \n<\/p>\n\n\n\n<p>\nDi quel suo essere non c\u2019era pi\u00f9 traccia, o perlomeno non c\u2019era\npi\u00f9 per lui, ridotto invece a sentire montare una feroce sensazione\ndi rabbia e di freddo. Mal sopportava l\u2019immagine di lei costretta\nnel ruolo di una donna da secolo scorso, costretta a subire per il\nquieto vivere la noia e l\u2019adattamento al meno peggio. Lei, cos\u00ec\ncolorata, cos\u00ec libera. Lui cos\u00ec distaccato da averla spenta, un\ngiorno dopo l\u2019altro ed incapace di spingersi via da quella assurda\nderiva.<\/p>\n\n\n\n<p>\nRipens\u00f2 ai primi giorni della loro relazione, alle sue gambe\nperfette che lui accarezzava per ore, a quelle labbra a cui dette il\nprimo bacio, era il tramonto di una calda giornata di fine aprile e\npasseggiavano per un sentiero di campagna. Lei lo sorprese, spalanc\u00f2\nle labbra e infil\u00f2 la sua lingua rasposa e affamata di amore.\nL\u2019immagine del suo seno con le aureole grandi e i capezzoli\ninduriti lo stord\u00ec. Un pomeriggio buio erano soli a casa di lui.\nErano silenziosi e l\u2019aria era spessa, intrisa dell\u2019umido di\nquella casa antica. Lui le manifest\u00f2 il suo senso di colpa per una\nstoria che allora pareva senza futuro. Lei lo guard\u00f2, i capelli\nricci raccolti in una lunga coda, e gli disse, guardandolo negli\nocchi: \u201cnon essere ipocrita, per favore\u201d. Gli mise una mano\ndietro la nuca e lo avvicin\u00f2. Si baciarono intensamente, il\ndesiderio mescolato all\u2019amore. Gli prese una mano e la poggi\u00f2 sul\nseno. Lui strinse, forte, e sent\u00ec il capezzolo indurirsi. Lei\nindossava un morbido maglione bianco, ancora se lo ricordava con un\npizzico di nostalgia. Dov\u2019era ora quella donna? Cosa ne era rimasto\ndi quel sentimento? \n<\/p>\n\n\n\n<p>\nSi sent\u00ec mancare e si appoggi\u00f2 al muro. Ripens\u00f2 alla notte in cui\nsuo padre mor\u00ec, dilaniato dal dolore del cancro, lei lo prese lo\nspinse dentro una stanza buia e gli sussurr\u00f2 in un orecchio: \u201cnon\nlasciarmi mai\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\nMa lui non lo fece. Non ci riusc\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>\nE ora continuava a camminare nel corridoio in penombra mentre il sole\nall\u2019esterno tramontava, leggendo un libro che lo intrigava ma non\ncompletamente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giorgio camminava lungo il corridoio. Il passo era lento, il piede sinistro che si apriva verso l\u2019esterno. Lui cercava di raddrizzarlo ma il ginocchio non rispondeva e una fitta di dolore lo costringeva a storcerlo di nuovo. 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