{"id":1355,"date":"2019-11-18T18:06:14","date_gmt":"2019-11-18T18:06:14","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=1355"},"modified":"2019-11-18T18:18:36","modified_gmt":"2019-11-18T18:18:36","slug":"cigarettes-after-sex","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=1355","title":{"rendered":"Cigarettes after sex"},"content":{"rendered":"\n<p>Spesso scrivo solo per sentire il ticchettio dei tasti del laptop. Mi siedo alla scrivania nel mio piccolo studio immerso nei libri, sotto una vecchia lampada comprata all&#8217;Ikea di Bari una grigia e fredda domenica non so pi\u00f9 di quanti anni fa. Non ho nulla di cui scrivere, mi invento un qualche motivo per aprire questo blog e scrivere. Il solo rumore dei tasti mi fa sentire meglio. Con l&#8217;et\u00e0 l&#8217;inversione delle lettere \u00e8 aumentata ma ho compensato riprendendo a digitare con dieci dita, non guardando pi\u00f9 la tastiera ma direttamente lo schermo. Poi ho fatto un&#8217;altra scelta controcorrente: la musica. Ho ripreso ad ascoltare la musica ma mi sono rifiutato di chiuderla nelle cuffie e ascoltarla solo io. No. Ho deciso, come sempre ho fatto da ragazzo, di condiverla con il palazzo. Per cui, volume alto, e sparata direttamente dalle casse biodinamiche Cerwin Vega che ormai hanno 38 anni di vita ma continuano a funzionare benissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Cigarettes after sex. Un nome emblematico e splendido. Cercateli su Spotify e ascoltateli. Alla lunga magari diventano noiosi ma per un&#8217;oretta sono un ascolto molto., ma molto, interessante. Beh, in effetti, la musica copre il rumore dei tasti ma fino ad un certo punto perch\u00e9 in realt\u00e0 pesto forte sulla tastiera e il rumore si mescola molto bene con il tump-tump della batteria. Un po&#8217; meno con la stoffa intessuta dalla chitarra elettrica che \u00e8 un fondo spaziale, un suono cosmico che mi riporta ai primi album dei Pink Floyd o ai primissimi U2. Ma era un&#8217;altra epoca.<\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; molto difficile in questi mesi raccontare storie perch\u00e8 vivo in una dicotomia molto pericolosa. Adoro scrivere con il taglio essenziale, di cesello, di Agota Kristof. Poche linee chiare che identificano i gesti, le emozioni e raccontano i fatti. Ma oggi viviamo in un mondo cattivo, complicato, in cui \u00e8 difficile scegliere cosa raccontare proprio perch\u00e9 ce ne sono tantissime di cose da dire. Ma come si fa a raccontare la storia di persone che per disperazione sono costrette ad imbarcarsi su gommoni semi sgonfi e che sono destinati ad annegare, a perdere tutto, affetti, denaro, la vita. E invece che fermarsi a soffrire per loro e con loro ci si ritrov circondati da odio, sbeffeggio, indifferenza, rabbia. Come se la fine del mondo di luci e di profumi venduto dal capitalismo fosse colpa loro. Come posso io, che sono seduto qui in una stanza al caldo e sentendo musica, raccontare un dolore cos\u00ec grande? Come posso scrivere di una sofferenza cos\u00ec grande o dell&#8217;odio che la circonda quando non riesco a provare quel sentimento di odio cos\u00ec profondo, nemmeno nei confronti di chi quell&#8217;odio si diverte a diffonderlo e a radicarlo?<\/p>\n\n\n\n<p>Semplice: non ci riesco. Eppure ci deve essere un modo per farlo. Forse guardando ai margini di quei drammi cos\u00ec forti. Quei margini in cui non c&#8217;\u00e8 l&#8217;odio ma inizia a gorgogliare un crampo sotterraneo e leggero che fa montare i dubbi e i gesti di chi sta perdendo le proprie certezze e si ritrova dubbi che bussano alla coscienza, che provocano una sorta di cattiva digestione perch\u00e9 quello di cui ci si alimenta si sta avariando. Noi, nelle societ\u00e0 neoliberiste, ci alimentiamo di notizie non pi\u00f9 filtrate se non dai potenti di turno che ormai indirizzano la formazione delle coscienze. Non sono pi\u00f9 i giornali o la televisione a formare la coscienza collettiva. No. E&#8217; altro. Un altro che ha facce e strutture differenti e che sono nelle mani di poche persone giuridiche. Un controllo di massa nascosto dietro la parvenza diuna libert\u00e0 individuale forse mai avuta. Un tempo il controllo era tipico degli stati dittatura. Non so, pensate al KGB, alla Stasi ma anche alla FBI. Oggi il controllo \u00e8 nelle mani della NSA che usa in modo spudorato gli strumenti che noi stessi, pi\u00f9 o meno ignari, ormai pigiamo distrattamente ogni secondo delle nostre giornate: Facebook, Whatsapp, Twitter, Instagram. Il secondo e il quarto sono propriet\u00e0 del primo. Sono strumenti incontrollabili e di cui pure non possiamo pi\u00f9 fare a meno perch\u00e9, paradossalmente, ci rendono effettivamente pi\u00f9 liberi di scegliere cosa leggere e come informarci.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma. Ci sono talmente tante storie. Perch\u00e9 la sofferenza \u00e8 un intreccio delicato di sentimenti che vanno innazitutto rispettati. E poi, solo poi, vanno raccontati in qualche modo. Non sono in grado. Quindi leggo, guardo e ascolto. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Spesso scrivo solo per sentire il ticchettio dei tasti del laptop. 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